{"id":1214,"date":"2008-09-18T15:20:00","date_gmt":"2008-09-18T13:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=1214"},"modified":"2025-08-21T15:23:54","modified_gmt":"2025-08-21T13:23:54","slug":"pd-empoli-aperti-i-forum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=1214","title":{"rendered":"PD Empoli, aperti i Forum"},"content":{"rendered":"<p>I SISTEMI DI WELFARE &#8211; PRIMA BOZZA DI DISCUSSIONE<br \/>\nLe finalit\u00e0 dei sistemi di Welfare in Europa sono cambiate e si sono evolute nel tempo.<br \/>\nOggi non si esauriscono nell&#8217;ambito della protezione sociale. I pi\u00f9 moderni sistemi di welfare non &quot;assicurano&quot; contro i rischi sociali e non si rivolgono caritativamente solo ai ceti pi\u00f9 deboli. Sono caratterizzati dall&#8217;universalismo e dall&#8217;integrazione delle politiche. Nel modello sociale europeo la coesione sociale \u00e8 largamente riconosciuta non solo come valore solidaristico, ma come requisito essenziale per un equilibrato e duraturo sviluppo economico, nonch\u00e9 per la qualit\u00e0 della vita delle comunit\u00e0.<br \/>\nIl welfare in Italia, come in altri paesi dell&#8217;area mediterranea, si \u00e8 consolidato sulla compresenza di uno schema previdenziale fortemente centrato sull&#8217;occupazione (storicamente maschile, a tempo pieno e indeterminato), in cui cio\u00e8 l&#8217;accesso alle misure di protezione sociale dipende dalla posizione nel mercato di lavoro e, quindi, sul versamento dei contributi, e di uno schema universalistico limitato, per\u00f2, solo al campo sanitario.<br \/>\nTutti gli altri ambiti dell&#8217;intervento sociale seguono invece una logica assistenziale basata sulla residualit\u00e0 degli interventi pubblici e sull&#8217;accertamento del reale stato di bisogno degli individui.<br \/>\nPer capire di cosa stiamo parlando:<\/p>\n<p>Danimarca In % sul PIL &#8211;  30,9<br \/>\nGermania In % sul PIL &#8211; 30,2<br \/>\nItalia In % sul PIL &#8211; 26,4<br \/>\nRegno Unito In % sul PIL &#8211; 26,7<\/p>\n<p>Danimarca In % sul totale della spesa pubblica &#8211; 69,7<br \/>\nGermania In % sul totale della spesa pubblica &#8211; 68,8<br \/>\nItalia In % sul totale della spesa pubblica &#8211; 62,2<br \/>\nRegno Unito In % sul totale della spesa pubblica &#8211; 66,3<\/p>\n<p>Danimarca Pro capite (a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto, in \u20ac) &#8211; 8.115<br \/>\nGermania Pro capite (a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto, in \u20ac) &#8211; 7.087<br \/>\nItalia Pro capite (a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto, in \u20ac) &#8211; 6.024<br \/>\nRegno Unito Pro capite (a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto, in \u20ac) &#8211; 6.812<\/p>\n<p>Danimarca Per famiglie e minori (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 13,2<br \/>\nGermania Per famiglie e minori (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 10,5<br \/>\nItalia Per famiglie e minori (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 4,1<br \/>\nRegno Unito Per famiglie e minori (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 6,9<\/p>\n<p>Danimarca Per pensioni (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 37,2<br \/>\nGermania Per pensioni (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 42,9<br \/>\nItalia Per pensioni (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 61,8<br \/>\nRegno Unito Per pensioni (sul tot. Spesa sociale) &#8211; 44,9<\/p>\n<p>Danimarca Per politiche del lavoro (sul PIL) &#8211; 4,49<br \/>\nGermania Per politiche del lavoro (sul PIL) &#8211; 3,46<br \/>\nItalia Per politiche del lavoro (sul PIL) &#8211; 1,35<br \/>\nRU Per politiche del lavoro (sul PIL) &#8211; 0,81<\/p>\n<p>Danimarca Per le politiche attive del lavoro (sul Pil) &#8211; 1,83<br \/>\nGermania Per le politiche attive del lavoro (sul Pil) &#8211; 1,14<br \/>\nItalia Per le politiche attive del lavoro (sul Pil) &#8211; 0,59<br \/>\nRegno Unito Per le politiche attive del lavoro (sul Pil) &#8211; 0,52<\/p>\n<p>Danimarca Per la protezione sociale (sul Pil) &#8211; 5,8<br \/>\nGermania Per la protezione sociale (sul Pil)  &#8211; 3,1<br \/>\nItalia Per la protezione sociale (sul Pil)  &#8211; 0,80<br \/>\nRegno Unito Per la protezione sociale (sul Pil) &#8211; 2,3<\/p>\n<p>Danimarca Per la salute (sul Pil) &#8211; 6,6<br \/>\nGermania Per la salute (sul Pil) &#8211; 6,9<br \/>\nItalia Per la salute (sul Pil) &#8211; 6,5<br \/>\nRegno Unito Per la salute (sul Pil) &#8211; 6,7<\/p>\n<p>Danimarca Per l&#8217;istruzione (sul Pil) &#8211; 6,3<br \/>\nGermania Per l&#8217;istruzione (sul Pil) &#8211; 3,4<br \/>\nItalia Per l&#8217;istruzione (sul Pil) &#8211; 4,5<br \/>\nRegno Unito Per l&#8217;istruzione (sul Pil) &#8211; 3,6<\/p>\n<p>BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO<br \/>\nLe tendenze socio-demografiche emerse gi\u00e0 a partire dagli anni ottanta in Italia (invecchiamento della popolazione, precarizzazione del lavoro, immigrazione, solo per citarne alcune), sono arrivate ad un consolidamento che rende inefficaci semplici correttivi e ridicolo parlare ancora di sperimentazioni.<br \/>\nMentre in Europa si stanno ripensando e attuando modelli di welfare che cercano di rispondere ai bisogni, l&#8217;Italia, che per il suo modello di welfare vive una delle situazioni pi\u00f9 drammatiche, sembra incapace di modificare il proprio sistema di politiche sociali, di fare scelte o tentare strade nuove, non pi\u00f9 atti di coraggio ma di responsabilit\u00e0 se non di ineludibile necessit\u00e0.<br \/>\nE&#8217; necessario prima di tutto che il Governo istituisca finalmente i Livelli Essenziali di assistenza previsti dalla L 328\/200 e, nell&#8217;attualit\u00e0 del dibattito sul federalismo fiscale, si chiariscano funzioni e relative risorse dei diversi livelli istituzionali.<br \/>\nOccorre un assetto di welfare adeguato alle sfide della contemporaneit\u00e0, e per questo sono necessari cambiamenti immediati. Per esempio, \u00e8 tempo di limitare il ricorso a pluralit\u00e0 di fondi micro-settoriali di scarsa capienza o ad elargizioni una tantum, che danno l&#8217;impressione di voler affrontare tanti problemi senza risolverne nessuno. Cos\u00ec come appare indispensabile investire in sistemi informativi e di monitoraggio degli interventi.<br \/>\nSi tratta di riaffermare diritti esigibili, fondamento di un sistema nuovo, mentre si continua a dare risposte assistenziali a emergenze cogenti.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di ricostruzione del sistema del Welfare nasce, per\u00f2, non solo da impreviste emergenze sociali, ma anche da domande socio-culturali nuove, volte alla conquista di nuovi margini di autodeterminazione degli individui: domande che spesso incontrano forti resistenze culturali e politiche.<br \/>\nUn welfare state che vorremmo attivo \u00e8, infatti, quello in cui il cittadino non deve solo essere protetto nei momenti di difficolt\u00e0, ma deve essere messo in grado di costruirsi la propria vita.<br \/>\nLa sfida \u00e8 allora garantire a tutte le persone una libert\u00e0 sostanziale e in positivo, che permetta di valorizzare le proprie capacit\u00e0, talenti e meriti.<br \/>\nIn questo difficile contesto, aggravato dallo scarso interesse per i diritti sociali e dai tagli del governo di centro-destra (si parla del 30% di risorse in meno sul fondo sociale), Regioni e Enti Locali devono, nell&#8217;ambito delle loro competenze, utilizzare al meglio i propri strumenti e costruire politiche integrate il pi\u00f9 possibile rispondenti ai bisogni e capaci di estendere i diritti di cittadinanza sociale per l&#8217;attuazione di quell&#8217;universalismo tanto sbandierato in Toscana.<br \/>\nNon possiamo quindi permetterci di abdicare alla sfida dell&#8217;integrazione delle politiche sociali e sanitarie, della progettazione di interventi complessivi in cui entrino in gioco diversi soggetti dei territori insieme alle diverse competenze presenti negli Enti Locali.<br \/>\nEcco la Societ\u00e0 della Salute e la sua strategica funzione fino ad oggi sottoutilizzata.<br \/>\nConsorzi e soggetti di secondo livello, deleghe di servizi, appalti, affidamenti talvolta anche diretti, non possono finire per deresponsabilizzare la politica e gli enti nel complesso dalle loro funzioni di programmazione, controllo e valutazione della qualit\u00e0 della gestione.<br \/>\nAlla base delle proposte del Partito Democratico deve esserci la consapevolezza che l&#8217;attuale sistema di welfare non sar\u00e0 duraturo nel futuro se non avr\u00e0 affrontato una forte trasformazione, a tutti i livelli.<br \/>\nAnche nella nostra realt\u00e0 i dati ci dicono questo (vedi Profilo di Salute della Azienda USL 11 2007): il buon livello dei nostri servizi non appare del tutto adeguato, e lo sar\u00e0 sempre meno in futuro, a rispondere ai bisogni che le trasformazioni demografiche, sociali ed economiche della nostra area pongono.<br \/>\nNegli ultimi dieci anni, com&#8217;\u00e8 ormai noto e ampiamente documentato, si \u00e8 ampliato il ventaglio dei bisogni vecchi e nuovi che hanno moltiplicato la richiesta degli interventi dello Stato Sociale.<br \/>\nUn elenco di questi rischia di essere incompleto, e crediamo che i partecipanti al Forum debbano esprimere le priorit\u00e0 su cui intendono lavorare.<br \/>\nE tuttavia vogliamo proporre alcune flash, inviti alla discussione anche provocatorie, su tematiche possibili.<br \/>\nIntegrazione sociale e sanitario<br \/>\nUn obiettivo su cui da tanti anni si cerca di lavorare con strumenti diversi.<br \/>\nIn questi anni, in Toscana in modo particolare, si \u00e8 passati dal concetto di sanit\u00e0 intesa come cura della malattia al concetto di salute inteso come qualit\u00e0 della vita, come benessere. E allora i Comuni devono, come prevede la societ\u00e0 della salute, entrare con forza nella progettazione degli interventi per la salute. Perch\u00e9 la sfida \u00e8 governare un territorio in cui la gestione del benessere non \u00e8 dato solo dalla cura, ma richiede una progettazione integrata che migliori la qualit\u00e0 della vita.<br \/>\nSociet\u00e0 della Salute<br \/>\n&quot;La salute, intesa come benessere fisico, pscichico e sociale si realizza con azioni che agiscono sui determinanti non sanitari e pertanto non pu\u00f2 prescindere da una visione complessiva dell&#8217;insieme degli interventi da mettere in atto.<br \/>\nIl Piano Sanitario Regionale 2002\/2004, primo documento che fa riferimento all&#8217;istituzione della Societ\u00e0 della Salute, si \u00e8 posto tre grandi obiettivi:<\/p>\n<ul>\n<li>il miglioramento dello stato di salute e di benessere dei cittadini<\/li>\n<li>la sodisfazione e la partecipazione del cittadino<\/li>\n<li>l&#8217;efficienza e la sostenibilit\u00e0 del sistema<br \/>\nIn questo quadro viene affermata l&#8217;integrazione del sistema sanitario con gli altri settori del governo del territorio. In particolare viene attribuita molta pi\u00f9 responsabilit\u00e0 ai Comuni che diventano protagonisti della tutela della salute e del benessere sociale.<br \/>\nLa scelta della Societ\u00e0 della Salute \u00e8 imperniata in questo ragionamento ed \u00e8 caratterizzata da quattro obiettivi qualificanti:<\/li>\n<li>coinvolgimento delle comunit\u00e0 locali e del terzo settore nell&#8217;individuazione dei bisogni di salute<\/li>\n<li>garanzia di qualit\u00e0 e di appropriatezza<\/li>\n<li>controllo e certezza dei costi<\/li>\n<li>universalit\u00e0 ed equit\u00e0.<br \/>\nLa Societ\u00e0 della Salute rende concreto un concetto nuovo: il passaggio dalla sanit\u00e0 alla salute.<br \/>\nPer far questo \u00e8 fondamentale la lettura dei bisogni dei cittadini e la loro partecipazione.<br \/>\nIl coinvolgimento dei vari soggetti rappresentativi della societ\u00e0 avviene:<\/li>\n<li>con la concertazione con le organizzazioni sindacali territoriali<\/li>\n<li>con la Consulta del Terzo Settore<\/li>\n<li>con il Comitato di Partecipazione<\/li>\n<li>con la presenza dei medici e pediatri di famiglia&quot;<br \/>\nSe questa \u00e8 la descrizione di cosa dovrebbe essere la Societ\u00e0 della salute a noi sembra che molto sia rimasto sulla carta, in particolare si nota uno squilibrio nella programmazione e nelle scelte a favore dell&#8217;azienda usl e quindi degli aspetti pi\u00f9 di cura e di &quot;rimedio&quot;. Senza star qui ad indagare le cause, crediamo che i Comuni debbano prendersi quel protagonismo che la Regione gli riconosce nella tutela della salute e del benessere sociale.<br \/>\nCos\u00ec come crediamo che vada potenziato il ruolo dei MMG nella programmazione del governo della salute nel territorio e nella analisi dei bisogni<br \/>\nAnziani non autosufficienti.<br \/>\nVanno potenziate le azioni a sostegno del lavoro di cura delle famiglie, non solo con i contributi per le assistenti familiari, ma anche in generale con contributi per chi si occupa del lavoro di cura (ovviamente con gli stessi requisiti di accesso), \u00e8 opportuno incrementare l&#8217;assistenza domiciliare integrata, assolutamente insufficiente, diffondere la cultura del ricovero di sollievo e la disponibilit\u00e0 dei centri diurni, sostenere con informazioni e consulenze adeguate le famiglie, soprattutto nel caso delle demenze.<br \/>\nMa non basta. L&#8217;aspettativa di vita alla nascita a Empoli \u00e8 di 82,64 anni (80,3 per gli uomini, 84,8 per le donne). A 65 anni quindi, la soglia di quella che una volta veniva considerata terza et\u00e0, la popolazione empolese ha un&#8217;aspettativa di vita di 20,56 anni (18,63 per gli uomini e 22,18 per le donne). Oltre i 75 anni la probabilit\u00e0 di diventare non autosufficiente aumenta in modo esponenziale. Molti di questi anziani, inoltre, e ancora meno gli &quot;anziani a venire&quot;, non troveranno la cura necessaria all&#8217;interno dell&#8217;ambito familiare. Si pensa di poter reggere con l&#8217;attuale sistema? Dobbiamo ripensare la citt\u00e0 per una popolazione che invecchia e che invecchia in solitudine. Dobbiamo progettare e costruire senza barriere, con bagni adatti, con elementi di domotica che facilitino la quotidianit\u00e0 (un anziano che vive da solo in una casa con scale, con un semplice infortunio diventa da parzialmente autosufficiente a non autosufficiente, con i costi sociali e umani che questo comporta). Dobbiamo estendere servizi di cure primarie sul territorio, creare servizi di prossimit\u00e0, iniziare a pensare ad alloggi protetti. Dobbiamo essere capaci di usare gli strumenti informatici a disposizione per sapere quanti anziani ci sono, dove vivono, con chi, per programmare interventi mirati, strutturali. Un investimento oggi (ma in molti esempi si tratta solo di spendere in modo diverso) vuol dire non solo risparmio domani, ma anche miglioramento del livello dei servizi, e soprattutto della qualit\u00e0 della vita.<br \/>\nDisabili<br \/>\nAlla sperimentazione della Regione Toscana per il progetto &quot;Vita indipendente&quot; non ha partecipato nessun cittadino dell&#8217; ASL 11. Forse sono mancate le informazioni ai possibili partecipanti. La realt\u00e0 \u00e8 che il nostro territorio si \u00e8 concentrato su un livello buono di strutture lasciando in buona parte all&#8217;assistenza indiretta il compito di &quot;aiutare&quot; gli altri. Crediamo che la sfida di un nuovo assetto di welfare debba partire dal riconoscere le peculiarit\u00e0 delle persone, le differenze e le diverse esigenze anche nel composito mondo della disabilit\u00e0. Per cui nessun conflitto n\u00e9 gerarchia tra &quot;dopo di noi&quot;, strutture, centri, assistenza alle famiglie, ma anche i progetti per la vita indipendente devono avere piena cittadinanza, nel rispetto del diritto all&#8217;autodeterminazione di ognuno.<br \/>\nTerzo settore, volontariato, cooperazione sociale<br \/>\nUno dei passaggi pi\u00f9 significativi della legge quadro 328\/2000 era l&#8217;accento posto sulla sussidiariet\u00e0.<br \/>\nPur riconoscendo il lavoro prezioso e indispensabile svolto dal volontariato e dalla cooperazione sociale nel garantire servizi di qualit\u00e0, ci pare che il potenziale di questo strumento non si sia mai espresso fino in fondo. Le istituzioni forse vi hanno visto servizi &quot;supplenti&quot; a minor costo, negandosi spesso a una progettazione integrata e a tavoli reali di progettazione che rispondessero ai bisogni del territorio. D&#8217;altro canto, forse per la carenza di risorse, al terzo settore, preoccupato della propria sopravvivenza, spesso \u00e8 mancato quel ruolo di stimolo nei confronti delle politiche delle Amministrazioni pubbliche, quella capacit\u00e0 di anticipare problematiche e lettura dei bisogni, ed \u00e8 andato avanti inserendosi in linee di finanziamento gi\u00e0 stabilite, difendendo l&#8217;esistente. Non si tratta di dare colpe. Ma compito della politica \u00e8 anche definire ruoli, per stimolare sinergie necessarie.<br \/>\nDiritto di accesso e diritti di cittadinanza sociale<br \/>\n&#8230;dal Piano Sanitario Regionale 2008-2010<br \/>\n&quot;PROMOZIONE DELLA SALUTE DEI MIGRANTI E MEDIAZIONE<br \/>\nNell&#8217;attuale scenario sociale, ricco di elementi e attori che complessificano sia la definizione della salute quanto il suo raggiungimento, un&#8217;efficace programmazione di interventi di promozione della salute richiede una lettura approfondita del contesto, dei bisogni e delle caratteristiche sociali e culturali dei gruppi target. A questo proposito, si deve registrare il fenomeno della strutturalizzazione dei flussi migratori come uno degli elementi caratterizzanti l&#8217;attuale scenario con ricadute rilevanti: tra queste il dato che nelle statistiche Onu del 2005 ha portato l&#8217;Italia a figurare per la prima volta tra le prime 20 nazioni al mondo con il pi\u00f9 alto numero di immigrati, con una trasformazione profonda del suo profilo sociale e demografico. Ci\u00f2 comporta l&#8217;aumento della presenza degli stranieri, non solo sul territorio, ma anche nei servizi sociosanitari, e la conseguente necessit\u00e0 di far fronte a questo cambiamento in un&#8217;ottica di prevenzione e promozione della salute. Nel rapporto Assr del dicembre 2006 viene rilevata la crescita, nel triennio2001-2004 di ricoveri di stranieri negli ospedali di tutto il SSN per oltre 415mila stranieri, di cui 395 mila regolari: il 46% in pi\u00f9 rispetto al 2001 per una spesa di 659,543 milioni di euro. Il 20% degli stranieri regolari ricoverati afferivano al Lazio e in Toscana Questo dato, collegato ad alcuni studi multicentrici prodotti in Italia (Zincone 2002; Morrone et Al. 2003), secondo cui le persone migranti non mettono in atto comportamenti preventivi, ma si rivolgono al medico o ai servizi solo quando la malattia \u00e8 in atto, ricorda che pi\u00f9 che mai come rispetto alle persone straniere sia necessario progettare modalit\u00e0 attive all&#8217;interno dei servizi, dotate di specificit\u00e0 ed efficacia.<br \/>\nGuardando alla Toscana, l&#8217;aumento dell&#8217;incidenza dei migranti sulla popolazione autoctona raggiunge alcune punte ben oltre la media italiana e delle altre regioni, caratterizzandosi, tra l&#8217;altro per una sempre pi\u00f9 consistente percentuale di donne (gi\u00e0 oltre il 50% secondo il Rapporto Caritas\/Migrantes 2006), in particolare all&#8217;interno di alcuni gruppi. La presenza strutturale dei migranti e la significativit\u00e0 del profilo femminile in Toscana richiama pertanto l&#8217;attenzione verso i bisogni di salute di questi soggetti. La necessit\u00e0 di progettare la promozione della salute dei diversi attori alla luce di una \u2018concezione integrale della salute obbliga, inoltre, a non fare riferimento esclusivamente ai dati numerici, ma soprattutto alle criticit\u00e0 ancora ad esso correlate, quali la carenza di informazioni sull&#8217;offerta dei servizi e le risorse di salute, oppure le conoscenze parziali o non corrette di queste, anche in relazione al diritto alla salute di cui donne e uomini stranieri sono detentori nonch\u00e9 alle norme che lo tutelano.<br \/>\nNel 2005 \u00e8 stato istituito in Toscana presso l&#8217;Azienda USL 4 di Prato con delibera della Giunta regionale L&#8217;Albero della salute, Struttura regionale di riferimento per la mediazione culturale in sanit\u00e0, con la finalit\u00e0 di porre al servizio dell&#8217;intero territorio toscano la sua funzione di analisi, modellizzazione, elaborazione di percorsi e pratiche finalizzate a favorire la promozione della salute dei migranti, affiancando le aziende sociosanitarie e ospedaliere nella sperimentazione e attuazione di quel modello di mediazione culturale, definito \u2018di sistema&#8217;. Tale modello prevede l&#8217;inclusione degli obiettivi sopra citati all&#8217;interno di un programma di comunicazione complessivo dei servizi locali che declina il rapporto significativo alla differenza culturale come funzione centrale dei servizi stessi, accanto e a supporto della presenza dei mediatori linguistico culturali. Nel corso dell&#8217;intervento Mum Health (DRG 259\/06) &#8211; realizzato in rete con le aziende sociosanitarie toscane e con la collaborazione di gruppi e associazioni migranti &#8211; e ispirato a tale modello, le priorit\u00e0 emerse nella promozione della salute dei migranti risultano quindi essere:<br \/>\n\u2022 il monitoraggio e la vigilanza anche sul piano della rilevazione di dati, in collaborazione con il Sistema informativo regionale relativamente ai bisogni di salute dei migranti, con particolare attenzione a quelli delle donne, dei bambini e dei gruppi particolarmente a rischio di esclusione dall&#8217;accesso ai servizi e di &quot;fragilizzazione&quot; sociale;<br \/>\n\u2022 lo sviluppo di una strategia comunicativa complessiva in rete tra le aziende, attraverso l&#8217;elaborazione dei materiali informativi in lingua, elaborati secondo protocolli condivisi e verificati con gli stranieri, finalizzati anche allo sviluppo di comportamenti preventivi;<br \/>\n\u2022 il monitoraggio e la diffusione di informazioni uniformi e conformi alla normative relativa alle persone migranti sul diritto alla salute nei servizi sociosanitari;<\/li>\n<li>la razionalizzazione delle risorse di mediazione culturale nell&#8217;ottica dell&#8217;utilizzazione di tutti gli strumenti atti a favorire la comunicazione linguistica- culturale e a valorizzare la presenza e il ruolo dei mediatori possibilmente all&#8217;interno di progettualit\u00e0 comuni e condivise tra aziende per prossimit\u00e0 territoriale o bisogni;<br \/>\n\u2022 l&#8217;inserimento dell&#8217;obiettivo della formazione degli operatori sociosanitari alla transculturalit\u00e0 in un ruolo di preminenza all&#8217;interno dei piani formativi aziendali;<br \/>\n\u2022 l&#8217;utilizzo di metodi partecipativi che favoriscano l&#8217;inclusione dei migranti all&#8217;interno delle progettualit\u00e0 relative i bisogni di salute propri e condivisi con il territorio.&quot;<br \/>\nQueste sono solo alcuni possibili argomenti, in parte provocazioni. Vorremmo che fosse il Forum ad esprimersi liberamente sugli specifici da trattare e approfondire, disponibili a preparare documenti e materiale per diffondere conoscenze e facilitare la discussione.<br \/>\nUna ulteriore proposta possibile, pensando alla vastit\u00e0 di tematiche che il termine welfare mette in gioco (dai servizi per l&#8217;infanzia, alle dipendenze, alla salute della donna, alle violenze sulla donna, alla conciliazione lavoro famiglia&#8230;), potrebbe essere costituire all&#8217;interno del Forum specifici gruppi di lavoro.<br \/>\nMa crediamo che su tutto questo sia il forum che deve esprimersi.<br \/>\nInfine, vogliamo riportare gli elementi qualificanti del nuovo piano sanitario regionale, perch\u00e9 crediamo possa aiutarci ad impostare correttamente un percorso che vuol contribuire a discutere di un nuovo modello del welfare locale<br \/>\nPiano sanitario regionale 2008-2010<br \/>\nIl 16 luglio 2008 il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Piano sanitario per il triennio 2008-2010.<br \/>\nPur in continuit\u00e0 con i precedenti atti di programmazione sanitaria, il documento introduce elementi innovativi e qualificanti per il Sistema sanitario toscano.<br \/>\nI valori<\/li>\n<li>uguaglianza equit\u00e0 di accesso e utilizzo dei servizi<\/li>\n<li>umanizzazione la relazione \u00e8 componente dell&#8217;atto di cura<\/li>\n<li>diritto alla salute del singolo che \u00e8 dovere per la collettivit\u00e0<br \/>\nI principi<\/li>\n<li>appropriatezza dare a ciascuno secondo il bisogno, senza sprechi n\u00e8 carenze<\/li>\n<li>qualit\u00e0 delle prestazioni &#8211; accoglienza, formazione del personale, cultura della sicurezza, sviluppo della ricerca<\/li>\n<li>produttivit\u00e0 alti livelli di appropriatezza e qualit\u00e0, abbattimento di sprechi e inefficienze<\/li>\n<li>iniziativa orientare chi meno sa e meno pu\u00f2 per cogliere bisogni di salute inespressi<br \/>\nGli obiettivi generali<\/li>\n<li>superare le visioni settoriali per rispondere a bisogni complessi<\/li>\n<li>rispondere alle nuove sfide per la salute che arrivano da clima e inquinamento<\/li>\n<li>migliorare la sostenibilit\u00e0 e la qualit\u00e0 del sistema sanitario<\/li>\n<li>favorire la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento dei professionisti<\/li>\n<li>recepire il contributo del volontariato e del terzo settore<\/li>\n<li>integrarsi con il contributo e l&#8217;esperienza del mondo scientifico<\/li>\n<li>rinnovare e qualificare le strutture e le tecnologie per la salute<br \/>\nA cura di Beatrice Cioni<\/li>\n<\/ul>\n<p>SICUREZZA E VIVIBILITA&#8217;<br \/>\nBOZZA DI DOCUMENTO BASE PER LA PROMOZIONE DI UN FORUM SULLA SICUREZZA E LA VIVIBILITA&#8217; DEGLI SPAZI PUBBLICI A EMPOLI<br \/>\nInquadrare il problema.<br \/>\nDegrado di alcune aree cittadine, fenomeni di delinquenza &quot;predatoria&quot;, malfunzionamento del sistema giudiziario, enfasi politica e giornalistica sul tema della sicurezza, sono alcuni &quot;ingredienti&quot; che, insieme ad una forte crisi sociale e a fenomeni migratori verso il nostro paese mai conosciuti prima, compongono il crescente sentimento di insicurezza dei cittadini.<br \/>\nIl breve sommario appena richiamato dovrebbe essere sufficiente a capire che si tratta di un problema assai serio e molto complesso che richiederebbe risposte all&#8217;altezza e non montagne di chiacchiere.<br \/>\nL&#8217;intollerabile esaltazione delle paure.<br \/>\nInvece ci troviamo di fronte ad una quotidiana &quot;pornografia dell&#8217;insicurezza&quot;: ogni fatto \u00e8 esagerato, ogni crudelt\u00e0 esaltata, di ogni vittima si ostenta la disperazione. Per contro, ogni giorno ad ogni livello, proliferano dichiarazioni politiche che producono e inseguono le paure e annunciano provvedimenti sempre pi\u00f9 straordinari. Una tale quantit\u00e0 di annunci da essere quasi sempre inapplicati o applicati per un giorno. Senza un adeguata verifica dell&#8217;efficacia o l&#8217;utilit\u00e0.<br \/>\nLa conseguenza \u00e8 che, a livello politico, chi si occupa di sicurezza o dice di farlo, rischia di contribuire ad aumentare l&#8217;insicurezza.<br \/>\nOccorre prendere atto che un&#8217;insicurezza esiste, diffusa in ampie parti della popolazione, e bisogna dare risposte serie, concrete, il prima possibile: l&#8217;esatto contrario di raffiche di annunci e &quot;giornalate&quot; inconcludenti.<br \/>\nCrediamo sia onesto riconoscere che in questi anni ci hanno provato in molti, a tutti i livelli, ma una svolta vera non \u00e8 ancora arrivata, anche i pi\u00f9 seri e impegnati a livello delle amministrazioni locali hanno finito per essere schiacciati dalla rincorsa delle continue emergenze o dall&#8217;estemporaneit\u00e0 dei provvedimenti ad impatto immediato ma non risolutivi.<br \/>\nI limiti della sinistra e del centrosinistra .<br \/>\nA scanso di equivoci \u00e8 bene riconoscere che tra le cause di questi limiti vi sono anche fortissime responsabilit\u00e0 in capo alle forze del centro sinistra e della sinistra, spesso affette da due patologie opposte ed entrambe dannose: quella della &quot;negazione&quot; (il problema \u00e8 sempre un altro) e quella dello &quot;scimmiottamento&quot; della destra (una sorta di &quot;pi\u00f9 uno&quot; a chi l&#8217;annuncia pi\u00f9 &quot;grossa&quot;).<br \/>\nUna nuova strategia.<br \/>\nQuella che fino ad ora \u00e8 mancata \u00e8 una strategia capace di tenere insieme tre concetti chiave: seriet\u00e0, coerenza, organizzazione.<br \/>\nPer seriet\u00e0 si intende la capacit\u00e0 di ascoltare e riconoscere i problemi, affrontandoli nelle loro cause, nelle loro dimensioni e nei loro effetti.<br \/>\nPer coerenza si intende fare ci\u00f2 che si dice verificandone i risultati, rendendone conto pubblicamente e, al contempo, tenendo comportamenti individuali e politici coerenti con quelli che si pretendono dagli altri.<br \/>\nPer organizzazione si intende la capacit\u00e0 di rendere effettivi ed efficaci i provvedimenti annunciati avendo un quadro delle risorse, di ogni tipo, necessarie.<br \/>\nRelativamente a seriet\u00e0 e coerenza \u00e8 fin troppo facile in questi giorni riferirsi al decreto sicurezza del governo che prevede il rinvio di un anno dei processi per violenza sessuale, associazione per delinquere, sfruttamento della prostituzione, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti, falsificazione di documenti (per rimanere ad alcuni reati correlati all&#8217;insicurezza quotidiana) per non parlare del sequestro di persona, della corruzione o della bancarotta fraudolenta.<br \/>\nTuttavia non pensiamo sia di alcuna utilit\u00e0 alzare polveroni che, lo ripetiamo, hanno il solo effetto di aumentare il senso di insicurezza e la percezione dell&#8217;impotenza e dell&#8217;inconcludenza delle istituzioni.<br \/>\nDue esempi su cui misurare il cambio di strategia.<br \/>\nVorremmo provare, in modo del tutto arbitrario, a prendere due esempi e leggerli sulla base di questa nuova strategia:<\/p>\n<ol>\n<li>Reato di immigrazione clandestina. E&#8217; noto a tutti che l&#8217;aumento dei crimini commessi in Italia \u00e8 significativamente legato all&#8217;immigrazione clandestina, altrettanto noto che queste percentuali diminuiscono fino ad essere del tutto simili (se non migliori) a quelle degli italiani, per i regolari che hanno una famiglia. Quello che non tutti sanno e che molti dimenticano \u00e8 che la maggioranza dei clandestini lavora nelle nostre campagne, nei nostri cantieri e, persino, nelle nostre case per &quot;badare&quot; bambini, anziani e malati. Tutti &quot;complici&quot; di reati commessi da italiani che usano lavoro nero, evadono tasse e contributi previdenziali e non rispettano norme sugli infortuni (solo per citare le cose meno &quot;gravi&quot;).  Introdurre il reato di clandestinit\u00e0 occuper\u00e0 migliaia di uomini delle forze dell&#8217;ordine e i tribunali nella repressione di questo reato senza alcuna relazione con l&#8217;effettiva pericolosit\u00e0 dei soggetti clandestini: badanti, prostitute, sfruttati e sfruttatori, muratori in nero, spacciatori, assassini e terroristi saranno accomunati dalla mancanza di un documento o di un titolo per stare nel nostro paese. Impossibile pensare che questo possa produrre, al di l\u00e0 dei roboanti annunci, concreti effetti sulla sicurezza delle nostre comunit\u00e0, mentre non \u00e8 difficile prevedere che questo provvedimento spinger\u00e0 pi\u00f9 ai margini persone che avrebbero potuto facilmente integrarsi abbandonando ogni profilo di illegalit\u00e0. In questo caso seriet\u00e0 avrebbe voluto che si distinguesse chi commette reati da chi \u00e8 &quot;in cerca di fortuna&quot;, si punisse e si allontanassero i primi e si favorisse l&#8217;integrazione dei secondi attraverso l&#8217;emersione del lavoro (con tutte le conseguenze anche in termini fiscali e contributivi che questo comporta). Seriet\u00e0 significa anche avere la consapevolezza che esiste una zona grigia di persone che vivono di piccoli espedienti e che non sono completamente in nessuna delle tipologie precedenti. In questa zona grigia, che comunque rimarr\u00e0 e anzi si amplier\u00e0 con l&#8217;entrata in vigore del reato di immigrazione clandestina, si gioca una battaglia decisiva per il nostro futuro. In questo caso la domanda giusta da porsi \u00e8: chi dedicher\u00e0 attenzione a tutte queste persone? Le istituzioni con le loro articolate politiche pubbliche o le organizzazioni criminali?<\/li>\n<li>Le ronde. Con questo termine si tende ad identificare una voglia di riscatto e di attivismo dei cittadini che, animati alternativamente dalla voglia di aiutare le forze dell&#8217;ordine o di superare il loro immobilismo, scendono in strada per difendersi da fenomeni che affliggono le loro aree. Anche in questo campo si sente e si vede di tutto: dalle camice verdi ai pensionati passando per varie tipologie di &quot;angeli&quot;. A cosa servano effettivamente \u00e8 meno chiaro: che risultati producono? Hanno risolto qualcuno dei problemi in modo stabile? O si \u00e8 trattato piuttosto di una forma di manifestazione e protesta diversa dai canoni tradizionali? Abbiamo in mente che l&#8217;istituzione dei &quot;nonni vigili&quot; ha contribuito e contribuisce alla rassicurazione di milioni di famiglie e bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie ma non disponiamo di dati che attestino l&#8217;utilit\u00e0 di queste ronde &quot;fai da te&quot;. Al contempo \u00e8 noto che la maggior parte dei reati commessi contro donne e minori si consumano tra mura domestiche e in ambienti &quot;amici&quot;: possibile che non ci sia mai un vicino di casa, un collega di lavoro, un compagno di scuola che noti qualcosa di strano? Per produrre sicurezza sarebbe molto importante un coinvolgimento dei cittadini, il pi\u00f9 ampio \u00e8 diffuso possibile, per comporre comunit\u00e0 dove non regni quell&#8217;indifferenza che provoca a volte comportamenti schizofrenici con cittadini in strada volenterosi di &quot;far pulito&quot; di trans o spacciatori che poi se ne infischiano di quello che accade a donne o bambini della porta accanto. Atteggiamento, questo, che istiga le persone pi\u00f9 &quot;intraprendenti&quot; a munirsi di un&#8217;arma e sentirsi legittimate ad usarla per difendere la loro propriet\u00e0,a scapito della legittima difesa e a favore della extrema ratio per fronteggiare il fenomeno delinquenza. Se pensiamo a provvedimenti e iniziative che coinvolgano direttamente i cittadini, quelli di gran lunga pi\u00f9 efficaci e che producono maggiori effetti sulla base delle concrete esperienze maturate in Italia e all&#8217;estero sono quelli che portano al recupero di aree pubbliche degradate e alla loro rivitalizzazione con la presenza di attivit\u00e0 ricreative permanenti.<br \/>\nDestra e sinistra uguali non sono!<br \/>\nInfine una considerazione pi\u00f9 politica. Si sente spesso ripetere che la sicurezza non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra. Cosa significa questa affermazione? Se si vuole dire che occuparsi della sicurezza non \u00e8 una prerogativa solo di una parte o che promuovere politiche pubbliche per la sicurezza \u00e8 un dovere di chi governa, chiunque sia, siamo d&#8217;accordo. Ma visto che occuparsi di sicurezza significa occuparsi di cose che hanno a che fare con la sostanza stessa della democrazia non si pu\u00f2 prescindere da un sistema di valori e da una cultura politica e istituzionale. Destra e sinistra, in tutte le loro possibili &quot;tonalit\u00e0&quot;, \u00e8 naturale che abbiano politiche per la sicurezza in parte comuni e in parte differenti, anche profondamente differenti. Esistono quindi politiche per la sicurezza che la sinistra pu\u00f2 mettere in atto che non solo sono in parte diverse da quelle del campo opposto, ma che possono essere anche pi\u00f9 efficaci e durature nei risultati che producono. La sfida del Partito Democratico non \u00e8 quella di avere politiche per la sicurezza che assomiglino a quelle del governo ma di averne di proprie, pi\u00f9 efficaci e coerenti con il sistema di valori e la propria storia culturale e politica, impostate in una strategia fondata su seriet\u00e0, coerenza e organizzazione.<br \/>\nAlcune proposte concrete a livello locale.<br \/>\nPremessa.<br \/>\nRecenti vicende accadute nel territorio del circondario e un pi\u00f9 generale contesto nazionale richiamano l&#8217;esigenza di una pronta capacit\u00e0 di proposta e reazione da parte del maggiore partito di governo.<br \/>\nA partire da questo assunto si sono sviluppate alcune prime riflessioni che si possono cos\u00ec sinteticamente richiamare:<\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li>mettere in campo una proposta di pronto effetto, anche comunicativo, che renda evidente la presa in carico del problema da parte delle istituzioni locali e delle forze politiche di maggioranza;<\/li>\n<li>avviare un percorso politico programmatico che porti a sviluppare serie politiche integrate per la sicurezza urbana anche sul nostro territorio.<br \/>\nDue questioni preliminari.<\/li>\n<\/ul>\n<ol>\n<li>Le proposte che seguono si fondano sul principio che le risposte a problemi complessi come quello della sicurezza richiedono risposte che tengano insieme complessit\u00e0, efficacia e praticabilit\u00e0 dei provvedimenti, integrazione delle diverse competenze e funzioni. Tutto ci\u00f2 deve per\u00f2 avvenire a partire dal concetto chiave che ognuno deve &quot;fare il suo&quot; senza produrre confusione di ruoli e sovrapposizione di competenze.<\/li>\n<li>La sicurezza \u00e8 un problema serio che afferisce ai pi\u00f9 generali concetti di libert\u00e0 e qualit\u00e0 della vita e, proprio per questo, bisogna rifuggire sia dalle semplificazioni securitarie che dalle ideologiche negazioni del problema. Sul tema della sicurezza, in sintesi, si misura il profilo di una forza di governo e, pi\u00f9 in generale, la qualit\u00e0 di un sistema democratico.<br \/>\nUna risposta immediata.<br \/>\nCornice<br \/>\nRealt\u00e0 come quella in esame, per le loro caratteristiche storiche e sociali, rischiano repentini cambi di atteggiamento da parte dell&#8217;opinione pubblica. In poche settimane si pu\u00f2 passare dal percepire luoghi del &quot;buon vivere&quot; (prima aggettivati come &quot;tranquilli, immersi nel verde a pochi chilometri dai servizi&quot;; tutti a valenza positiva) a luoghi della paura (gli aggettivi positivi prima citati si trasformano in &quot;isolato, non controllato, lontano dai possibili soccorsi&quot;; tutti a valenza negativa). La paura (vera, presunta o percepita che sia) pu\u00f2 trasformare il paradiso in inferno, o, pi\u00f9 semplicemente, trasformare la tranquillit\u00e0 in ansia. Piccoli o grandi episodi, anche singoli o sporadici, hanno mutato la percezione di sicurezza, 10 o 15 anni fa al nord fino a lambire parte consistente dell&#8217;Emilia- Romagna; negli ultimi anni alcune citt\u00e0 della Toscana e pi\u00f9 recentemente anche i comuni del circondario con &quot;picchi&quot;, per differenti ragioni, a Fucecchio, Empoli e Castel Fiorentino. Domani un qualunque episodio potrebbe far crescere il problema anche nelle zone oggi considerate pi\u00f9 &quot;immuni&quot;. Per non parlare del rischio di episodi come quello dell&#8217;aggressione ad un convoglio di nomadi a Stabbia.<br \/>\nProposta: aumentare il controllo del territorio.<\/li>\n<li>Chiedere potenziamento presenza forze dell&#8217;ordine. (Compito dello Stato)<\/li>\n<li>Migliorare organizzazione servizi polizie municipali e provinciale (su questo punto specifico si pu\u00f2 ancora fare molto, oltre a quanto gi\u00e0 fatto e sperimentato, soprattutto nell&#8217;ottica dell&#8217;intero circondario). (Compito dei comuni, della Provincia e uso finanziamenti regionali. Raccordo con lo Stato per il coordinamento delle iniziative).<br \/>\nNovit\u00e0<br \/>\n3)La notte utilizzare al meglio tutte le forze di sicurezza anche facendosi aiutare dai corpi di vigilanza privata.<br \/>\nMotivazione<br \/>\nIl clima di allarmismo degli ultimi mesi ha suscitato nelle persone l&#8217;esigenza di essere rassicurate. La rassicurazione si concretizza anche attraverso la presenza delle forze di polizia che quotidianamente sono presenti nelle strade cittadine. Vista la carenza di organico delle forze dell&#8217;ordine (basti pensare che durante il servizio notturno il territorio dell&#8217;empolese-valdelsa \u00e8 pattugliato da una sola gazzella dei carabinieri e, non sempre, da una volante della polizia di stato, mentre la polizia municipale non effettua servizi notturni salvo progetti mirati o esigenze particolari) potrebbe essere utilizzata, in supporto numerico, la vigilanza privata. Questa, bench\u00e9 non sia inquadrabile come forza di polizia (in quanto non \u00e8 il personale non ha qualifiche di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria per la repressione dei reati in genere) \u00e8 legittimata ad intervenire solo a protezione del bene affidatogli (es. banca, abitazione o pubblico esercizio), potrebbe essere utilizzata come deterrente ai malintenzionati e come collegamento diretto con le centrali delle forze dell&#8217;ordine per segnalare problemi e richiederne l&#8217;intervento. A livello di percezione, inoltre, \u00e8 chiaro che chiunque si trovi in una strada isolata o scarsamente illuminata si senta pi\u00f9 tranquillo se sa che anche nelle ore notturne qualcuno passa davanti a casa ed \u00e8 in grado di segnalare possibili rischi .<br \/>\nTutte le notti sono in movimento nei comuni del circondario numerose auto di servizi di vigilanza privati (fino a trent&#8217;anni fa anche questo servizio, come la scorta valori, era a cura di Polizia e Carabinieri).<br \/>\nSi tratta di un numero di veicoli e uomini significativamente maggiore e pi\u00f9 radicato su tutto il territorio di qualunque servizio di Polizia (anche se aggiungessimo una pattuglia o due in pi\u00f9, obbiettivo che va comunque raggiunto) che svolge una funzione preventiva per imprese, aziende, esercizi commerciali ecc.<br \/>\nOpportunamente potenziate, anche con un intervento pubblico, munite di forme di collegamento e comunicazione diretta e poste sotto la regia delle autorit\u00e0 di Pubblica Sicurezza e dei sindaci (per le rispettive competenze), queste stesse persone possono potenziare significativamente il controllo preventivo anche verso le abitazioni di privati cittadini su vaste aree del territorio, anche isolate.<br \/>\nNovit\u00e0<br \/>\n4)Promuovere l&#8217;auto controllo di comunit\u00e0. I vicini si tengono d&#8217;occhio per ridurre la vulnerabilit\u00e0.<br \/>\nMotivazione<br \/>\nQuesto modello di prevenzione primaria \u00e8 molto diffuso in Inghilterra e nel nord Europa e risponde ad un elementare principio di comunit\u00e0: gli abitanti di una via, di un borgo o di una frazione &quot;si tengono d&#8217;occhio&quot;. La cosa \u00e8 solo apparentemente banale perch\u00e9, fatta eccezione per luoghi fortemente isolati, molti furti e violenze potrebbero essere prevenuti non con un militare davanti alla porta di casa ma con una semplice telefonata del tuo vicino.<br \/>\nPossibili evoluzioni<br \/>\nIntraprendere la strada di questo tipo di &quot;prevenzione di comunit\u00e0&quot; apre alla possibilit\u00e0 di importanti evoluzioni future ben pi\u00f9 serie e strutturate di carnevalate come le ronde. Con la partecipazione attiva dei cittadini, dell&#8217;associazionismo e anche dei privati si possono mettere in campo iniziative ben pi\u00f9 efficaci e permanenti che, anzich\u00e9 rispondere a un primitivo desiderio di farsi giustizia da se, mettano effettivamente in sicurezza vie, scuole, centri di aggregazione e luoghi pubblici con particolari criticit\u00e0. (Avviare questo lavoro richiede tempi pi\u00f9 lunghi e una significativa progettualit\u00e0 che potrebbe anche trovare spazi per finanziamenti regionali sia in capo alla sicurezza che con la nuova legge per la partecipazione dei cittadini).<br \/>\nCoinvolgere i cittadini per individuare e valutare i problemi.<br \/>\nAumentare i mezzi di partecipazione inclusiva e motivare i cittadini attraverso l&#8217;istituto della democrazia di prossimit\u00e0. Tale mezzo \u00e8 ampiamente utilizzato nei paesi anglosassoni (Inghilterra ed Australia) come mezzo di consultazione popolare. Nel nostro caso specifico pu\u00f2 essere impiegato per far sentire il cittadino soggetto attivo nella propria ed altrui sicurezza. L&#8217;amministrazione comunale potrebbe indire delle assemblee di quartiere o frazione per sondare le problematiche di sicurezza percepite e utilizzare moderne e consolidate metodologie partecipative per facilitarne l&#8217;efficacia.<br \/>\nGi\u00e0 a partire da questo forum promosso dal Partito Democratico di Empoli si potrebbe provare a coinvolgere i cittadini non solo per dire genericamente la propria o &quot;sfogarsi&quot; ma per individuare insieme alcuni problemi, valutarne l&#8217;effettiva gravit\u00e0 o pericolosit\u00e0 (molte volte si confondono problemi di decoro con problemi di sicurezza. Senza sottovalutare nulla le risposte da dare sono profondamente diverse) e decidere cosa \u00e8 giusto e possibile fare per risolverli. Il forum del PD potrebbe muoversi in alcune parti della citt\u00e0 per valutare in modo approfondito e con i cittadini i diversi problemi e i diversi punti di vista.<br \/>\nConclusione.<br \/>\nQuanto detto nelle brevi considerazioni e proposte sopraesposte apre la porta ad un lavoro di pi\u00f9 lungo periodo che potrebbe incominciare con l&#8217;avvio di alcune iniziative subito (politiche e istituzionali), proseguire tra la gente nella formazione del programma elettorale per le prossime amministrative e tradursi in un azione di governo pi\u00f9 complessiva nella prossima stagione amministrativa.<br \/>\nObiettivo dovrebbe essere quello, al contempo, di valorizzare e mettere ancor pi\u00f9 a sistema politiche gi\u00e0 da tempo avviate soprattutto sul fronte sociale, introducendo elementi di novit\u00e0 che evidenzino una capacit\u00e0 di farsi carico del problema sicurezza dei cittadini. Non basta infatti dire che abbiamo fatto e stiamo facendo molto, occorre aggiungere elementi di novit\u00e0 che aumentino la funzione pubblica degli enti locali nella rassicurazione dei propri cittadini. Gi\u00e0 esiste la possibilit\u00e0 di inviare un reclamo di vario tipo al Comune, e quest&#8217;ultimo risponde entro un mese. Dovrebbe essere ampliato questo mezzo di interazione tra comunit\u00e0 e amministrazione anche attraverso l&#8217;istituzione di un numero dedicato presso la Polizia Municipale per segnalazioni inerenti la sicurezza (presunta o reale). Non sarebbe un numero di emergenza (per la quale rimarranno sempre il 112, 113, 118) ma solo un canale preferenziale (che dovrebbe essere molto pubblicizzato) a cui far giungere segnalazioni. Sul tema della sicurezza, se non si vuole rimanere subalterni alla destra occorre riconoscere e saper ascoltare le paure dei cittadini perch\u00e9, se si \u00e8 capaci di farlo e se ci si dimostra seri e credibili, \u00e8 possibile a nostra volta essere ascoltati. Senza questa elementare consapevolezza, su questo tema, il rischio \u00e8 di rincorrere sempre senza alcuna possibilit\u00e0 di arrivare mai primi, rimanendo isolati, politicamente e socialmente e prestandosi a significative erosioni elettorali.<br \/>\nInfine, occorre lavorare a politiche integrate per la sicurezza dei cittadini, non si pu\u00f2 e non si deve affrontare ogni cosa come un emergenza a se stante: oggi gli immigrati, domani i furti nelle ville, dopodomani i punk a bestia ecc. Un partito e, tanto meno, un amministrazione comunale, non sono un quotidiano che deve cambiare titolo ogni giorno ma governare i problemi per risolverli o renderli almeno compatibili con la vita quotidiana della collettivit\u00e0.<br \/>\nLa sicurezza \u00e8 un diritto ma non facciamoci prendere la mano!<br \/>\nL&#8217;obiettivo principale \u00e8 la qualit\u00e0 della vita che certo l&#8217;insicurezza pu\u00f2 minare ma guai ad invertite i fattori. L&#8217;ambizione \u00e8 quella di vivere in citt\u00e0 e luoghi dove si vive bene tra le mura delle proprie case e negli spazi pubblici, con il pieno gusto di condividere spazi di socialit\u00e0 per tutte le generazioni. Anche quando questa socialit\u00e0 pu\u00f2 produrre un po&#8217; di rumore. Che qualche volta pu\u00f2 dar fastidio ma non aver alcun rapporto con la insicurezza.<br \/>\nQueste che sono per ora enunciazioni di principio possono con un lavoro politico istituzionale trasformarsi in ulteriori azioni di governo e fare da spunto all&#8217;apertura del forum.<br \/>\nA cura di Manuele Braghero con il contributo di Massimiliano Scardigli<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I SISTEMI DI WELFARE &#8211; PRIMA BOZZA DI DISCUSSIONE Le finalit\u00e0 dei sistemi di Welfare in Europa sono cambiate e si sono evolute nel tempo. Oggi non si esauriscono nell&#8217;ambito della protezione sociale. I pi\u00f9 moderni sistemi di welfare non &quot;assicurano&quot; contro i rischi sociali e non si rivolgono caritativamente solo ai ceti pi\u00f9 deboli. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1216,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"ocean_post_layout":"","ocean_both_sidebars_style":"","ocean_both_sidebars_content_width":0,"ocean_both_sidebars_sidebars_width":0,"ocean_sidebar":"","ocean_second_sidebar":"","ocean_disable_margins":"enable","ocean_add_body_class":"","ocean_shortcode_before_top_bar":"","ocean_shortcode_after_top_bar":"","ocean_shortcode_before_header":"","ocean_shortcode_after_header":"","ocean_has_shortcode":"","ocean_shortcode_after_title":"","ocean_shortcode_before_footer_widgets":"","ocean_shortcode_after_footer_widgets":"","ocean_shortcode_before_footer_bottom":"","ocean_shortcode_after_footer_bottom":"","ocean_display_top_bar":"default","ocean_display_header":"default","ocean_header_style":"","ocean_center_header_left_menu":"","ocean_custom_header_template":"","ocean_custom_logo":0,"ocean_custom_retina_logo":0,"ocean_custom_logo_max_width":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_width":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_width":0,"ocean_custom_logo_max_height":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_height":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_height":0,"ocean_header_custom_menu":"","ocean_menu_typo_font_family":"","ocean_menu_typo_font_subset":"","ocean_menu_typo_font_size":0,"ocean_menu_typo_font_size_tablet":0,"ocean_menu_typo_font_size_mobile":0,"ocean_menu_typo_font_size_unit":"px","ocean_menu_typo_font_weight":"","ocean_menu_typo_font_weight_tablet":"","ocean_menu_typo_font_weight_mobile":"","ocean_menu_typo_transform":"","ocean_menu_typo_transform_tablet":"","ocean_menu_typo_transform_mobile":"","ocean_menu_typo_line_height":0,"ocean_menu_typo_line_height_tablet":0,"ocean_menu_typo_line_height_mobile":0,"ocean_menu_typo_line_height_unit":"","ocean_menu_typo_spacing":0,"ocean_menu_typo_spacing_tablet":0,"ocean_menu_typo_spacing_mobile":0,"ocean_menu_typo_spacing_unit":"","ocean_menu_link_color":"","ocean_menu_link_color_hover":"","ocean_menu_link_color_active":"","ocean_menu_link_background":"","ocean_menu_link_hover_background":"","ocean_menu_link_active_background":"","ocean_menu_social_links_bg":"","ocean_menu_social_hover_links_bg":"","ocean_menu_social_links_color":"","ocean_menu_social_hover_links_color":"","ocean_disable_title":"default","ocean_disable_heading":"default","ocean_post_title":"","ocean_post_subheading":"","ocean_post_title_style":"","ocean_post_title_background_color":"","ocean_post_title_background":0,"ocean_post_title_bg_image_position":"","ocean_post_title_bg_image_attachment":"","ocean_post_title_bg_image_repeat":"","ocean_post_title_bg_image_size":"","ocean_post_title_height":0,"ocean_post_title_bg_overlay":0.5,"ocean_post_title_bg_overlay_color":"","ocean_disable_breadcrumbs":"default","ocean_breadcrumbs_color":"","ocean_breadcrumbs_separator_color":"","ocean_breadcrumbs_links_color":"","ocean_breadcrumbs_links_hover_color":"","ocean_display_footer_widgets":"default","ocean_display_footer_bottom":"default","ocean_custom_footer_template":"","ocean_post_oembed":"","ocean_post_self_hosted_media":"","ocean_post_video_embed":"","ocean_link_format":"","ocean_link_format_target":"self","ocean_quote_format":"","ocean_quote_format_link":"post","ocean_gallery_link_images":"on","ocean_gallery_id":[],"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[87,60],"class_list":["post-1214","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","tag-pd","tag-politica","entry","has-media"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1214","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1214"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1214\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1217,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1214\/revisions\/1217"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1214"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1214"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vittoriobugli.it\/in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