{"id":729,"date":"1997-01-20T16:21:00","date_gmt":"1997-01-20T15:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=729"},"modified":"2025-08-08T16:38:11","modified_gmt":"2025-08-08T14:38:11","slug":"intervento-al-convegno-sullimmigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=729","title":{"rendered":"Intervento al Convegno sull&#8217;immigrazione"},"content":{"rendered":"<p>Due cose su alcune problematiche che vengono riscontrate dagli amministratori e dai quindici Sindaci della zona Empolese Valdelsa\/Comprensorio del cuoio, problematiche simili a quelle sentite anche oggi ma forse con una particolarit\u00e0: quella di vederle appunto affrontate a livello sovracomunale: 15 comuni insieme.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dai tempi dell&#8217;approvazione della legge &#8220;Martelli&#8221; la nostra zona ha iniziato a costruire una politica coordinata sull&#8217;immigrazione, grazie anche a stimoli di un volontariato sempre pi\u00f9 radicato tra gli immigrati e consapevole della complessit\u00e0 del problema.<\/p>\n<p>Superando l&#8217;angustia dei &#8220;centri di prima accoglienza&#8221; previsti dalla legge, i Sindaci vararono per tempo un piano per alloggi in affitto agli immigrati che lavoravano nelle concerie, nelle vetrerie, nel terziario, nelle mille fabbriche artigianali.<\/p>\n<p>Nello stesso momento si posero prima di tutto l&#8217;obiettivo della conoscenza del fenomeno, essenziale per una programmazione seria sul territorio, lavorando in due direzioni:<\/p>\n<p>-Il contatto diretto con gli immigrati, ricercato principalmente attraverso le scuole gestite dal volontariato,<\/p>\n<p>-la registrazione del fenomeno dal punto di vista quantitativo e qualitativo con la creazione di una banca dati.<\/p>\n<p>Non fu possibile realizzare tutto, ma la &#8220;filosofia&#8221; dell&#8217;accoglienza contenuta in quel progetto si \u00e8 sviluppata poi in una serie di iniziative, anche amministrative, che hanno condotto, circa un anno fa, a un Accordo di programma che consentisse di progettare per un triennio politiche concertate sull&#8217;immigrazione e di favorire l&#8217;accesso ai diritti di cittadinanza per i migranti presenti nel territorio.<\/p>\n<p>Quello che volevamo e vogliamo fare era ed \u00e8 &#8220;<strong>uscire definitivamente da una filosofia dell&#8217;emergenza e passare a una pratica della trattabilit\u00e0<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Abbiamo destinato a tale progetto risorse significative dei bilanci comunali &#8211; senza peraltro trovare forme che consentissero un supporto finanziario da parte di altri Enti. Abbiamo messo in piedi un minimo di struttura operativa a livello dei quindici comuni costituita da una unit\u00e0 di coordinamento, da un osservatorio, da un servizio di mediazione linguistico culturale, da una politica di sensibilizzazione culturale rivolta alle scuole ed al territorio.<\/p>\n<p>Su questo sono state impostate varie iniziative che non sto qui ad illustrare ma che ritengo rappresentino un riferimento ed un modello che varrebbe la pena di essere seguito con attenzione specialmente per quanto riguarda l&#8217;aspetto della collaborazione tra Comuni.<\/p>\n<p>La convenzione tra i comuni veniva discussa e approvata, a larga maggioranza, in ognuno dei 15 consigli comunali proprio nei giorni dell&#8217;emanazione del decreto sull&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p>Partendo dalle nostre esigenze di amministratori, abbiamo subito espresso su quel decreto un giudizio assai severo.<\/p>\n<p>Il decreto, nella sua formulazione e nel suo operare avrebbe dovuto dare risposte articolate e mirate alla concretezza del fenomeno. Cos\u00ec non \u00e8 stato. Anzi. Voglio dire chiaramente di pi\u00f9. Il decreto da solo non poteva e non potr\u00e0 mai agire positivamente: occorreva ed occorre una legge seria ed articolata senza la quale si tappa, malamente, l&#8217;emergenza e non si costruisce, assolutamente, la prospettiva e poi occorre tener conto del collegamento con l&#8217;Europa ed il ruolo che in questo pu\u00f2 giocare il Governo.<\/p>\n<p>Il decreto da solo cancella anni di lavoro, confronto, dibattito tra forze del volontariato, sindacati, giuristi, forze politiche, amministratori. Azzera la complessit\u00e0 e la molteplicit\u00e0 del fenomeno &#8220;immigrazione&#8221;, l&#8217;immigrato viene messo alla berlina di correre un rischio atroce: il rischio di essere visto, in modo prevalente come un soggetto pericoloso da neutralizzare ed espellere o come mera forza-lavoro, da sfruttare senza nessun rispetto n\u00e8 per le sue esigenze concrete n\u00e9 per eventuali periodi di difficolt\u00e0 sia sul lavoro, che sull&#8217;alloggio.<\/p>\n<p>Bisogna avere il coraggio di dire che non ci siamo!<\/p>\n<p>Bisogna avere il coraggio di invertire la tendenza, l&#8217;orientamento di fondo che ci deve ispirare, tutte le istituzioni e tutti i livelli, per entrare nell&#8217;ottica vera di Governo e uscire immediatamente, direi brutalmente, dalla logica dell&#8217;emergenza. Tante volte lo si \u00e8 detto: cerchiamo una volta per tutte di vedere fino in fondo cosa significa. Affrontiamolo come affrontiamo altre materie del nostro governare sulle quali abbiamo pi\u00f9 esperienza e pi\u00f9 strutture. Sapendo che quello che faremo in scelte di governo, in questa materia pi\u00f9 che in altre, produce uno stato d&#8217;animo, una coscienza diffusa, comporta un orientamento dell&#8217;immaginario collettivo verso un fenomeno che sta facendo solamente capolino nelle nostre collettivit\u00e0 ma che dipender\u00e0 da questa fase la possibilit\u00e0 o meno di gestirlo con un consenso, con una cultura, in modo positivo e propositivo, come una ricchezza come fattore di progresso.<\/p>\n<p>Attenzione dunque che tutto sia in una logica complessiva che vada in questo senso. Pu\u00f2 essere preoccupante, ad esempio, introdurre una logica premiale, che sempre pi\u00f9 avvalora presso l&#8217;opinione pubblica l&#8217;equazione immigrato = criminale. Pu\u00f2 essere preoccupante che le voci pi\u00f9 amplificate sul fenomeno immigrazione siano state quelle del Capo della Polizia e del Ministro degli Interni dando l&#8217;idea che il problema sia principalmente quella di ordine pubblico. Pu\u00f2 essere preoccupante che si parli, strumentalmente, del rapporto tra mafia e sbarchi di albanesi (un rapporto che, senza una seria politica dei flussi in arrivo, aumenter\u00e0 sempre di pi\u00f9).<\/p>\n<p>Non dico che questi aspetti debbano essere ignorati o taciuti. Questi aspetti esistono e sono da affrontare. Ma quando si affrontano bisogna avere sempre a fianco una proposta pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 forte, un peso maggiore, in provvedimenti e messaggi, verso la soluzione reale, seria, culturale, qualitativa ed efficace della questione. Bisogna far pesare il governo concreto delle cose, l&#8217;aspetto culturale e di emancipazione rispetto all&#8217;aspetto collegato con la sicurezza.<\/p>\n<p>Nel territorio che amministro con altri 14 sindaci si sta verificando, come in altre zone d&#8217;Italia, che le frequenti operazioni di polizia producono una serie di arresti collettivi con l&#8217;effetto di colpire, in maggioranza, immigrati albanesi che non sono affatto criminali ma che hanno l&#8217;unica colpa di contravvenire all&#8217;art. 7-bis del decreto: che, cio\u00e8, non hanno commesso alcun reato, ma che sono esse stesse un reato.<\/p>\n<p>Queste persone per la maggior parte lavorano, soprattutto nell&#8217;edilizia, al nero e in modi precari. Non a loro \u00e8 da imputare la situazione che si sta determinando in generale nel mercato del lavoro italiano, che costituisce senza dubbio uno dei pi\u00f9 rilevanti problemi della societ\u00e0 che mi sforzo di amministrare.<\/p>\n<p>Resta il fatto che senza di loro, e senza i senegalesi e i marocchini nelle concerie e nelle fonderie, senza i cinesi che al nero lavorano nelle confezioni e nella pelletteria, l&#8217;economia della zona subirebbe un notevole colpo; come, senza i filippini, altra nazionalit\u00e0 presente in gran numero nella zona, forme di assistenza ad anziani e ammalati, rese difficili dalla cosiddetta razionalizzazione del welfare, sarebbero pi\u00f9 difficili. E&#8217; necessario, certo, che questa forma di lavoro sommerso diminuisca: ma intanto sta aumentando, e non per colpa degli immigrati (la cui presenza, se mai, ne \u00e8 un effetto).<\/p>\n<p>Se intanto non si regolarizza chi questi lavori li fa, sia come dipendenti che come lavoratori autonomi fantasma saremo condannati a convivere con forme di sfruttamento sempre meno controllabili. Occorre avere coraggio: fare emergere pi\u00f9 razionalmente gli immigrati come cittadini che lavorano in queste condizioni, e istituire con loro, i sindacati, le camere di commercio, le Aziende e tutti gli altri soggetti interessati un percorso che conduca a un miglior governo del lavoro e delle sue implicazioni intrecciate di diritti e doveri.<\/p>\n<p>Senza il riconoscimento di queste persone come cittadini sempre pi\u00f9 a pieno titolo, il ruolo di un sindaco, la sua funzione soggiacerebbero a un&#8217;ingiustizia di fondo, a un&#8217;ipocrisia continuata. Come abbiamo iniziato a fare destinando nostre risorse, vogliamo essere riconosciuti come sindaci di tutti quanti abitano e lavorano nel nostro territorio, anche degli immigrati.<\/p>\n<p>Per questo ci fa paura la rappresentazione distorta e falsificata dell&#8217;immigrato che si diffonde presso l&#8217;immaginario collettivo. Per questo cerchiamo di intervenire sulle condizioni di vita dell&#8217;immigrato, cercando di contrastare i processi di marginalizzazione favoriti dalla legislazione vigente. Per questo, da tempo chiediamo che una legislazione pi\u00f9 efficiente riconosca ai nostri comuni competenze che vengono ora affidate alle questure, con le consuete implicazioni di discrezionalit\u00e0 che portano a restrizioni sistematiche rispetto allo stesso dettato della legge, spesso &#8220;sancite&#8221; da circolari ministeriali o da ordini di servizio interni.<\/p>\n<p>Senza un trasferimento delle competenze dalle Questure agli Enti locali sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile intervenire positivamente in processi di integrazione e inserimento, e la popolazione dei nostri territori sar\u00e0 sempre pi\u00f9 inerme di fronte a campagne xenofobe e razziste.<\/p>\n<p>Ancora: \u00e8 necessario riconoscere agli immigrati il diritto di voto alle elezioni amministrative, non, come di recente \u00e8 accaduto, promettendolo in contesti di sospetto scambio politico (il voto ai buoni contro la via libera a una &#8220;severita&#8221; ipocrita e inefficace), ma come strumento inderogabile di corretta convivenza civile.<\/p>\n<p>Come altre volte, una presunta Realpolitik si rivela lontanissima da un livello accettabile di conoscenza, previsione, governo della realt\u00e0. Questo hanno capito, e ci stanno dicendo gli immigrati, sulla base di una conoscenza diretta, privilegiata sul piano qualitativo e spesso basata su dati quantitativi attendibili e validi.<\/p>\n<p>Riteniamo importante, per la convivenza democratica, che continuino a dirlo a noi amministratori: ma certo tutta la &#8220;filosofia&#8221; della legislazione, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 e cos\u00ec come spesso si intravede potrebbe essere dalle troppe dichiarazioni incaute, rischia di umiliare gli immigrati che per anni hanno insistito sul rapporto con le istituzioni e sul tema dei diritti di cittadinanza e di sospingerli lontano dalle amministrazioni, in forme di sfiducia, di marginalit\u00e0, di impossibilitato dialogo civile<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due cose su alcune problematiche che vengono riscontrate dagli amministratori e dai quindici Sindaci della zona Empolese Valdelsa\/Comprensorio del cuoio, problematiche simili a quelle sentite anche oggi ma forse con una particolarit\u00e0: quella di vederle appunto affrontate a livello sovracomunale: 15 comuni insieme. 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