{"id":768,"date":"1997-11-04T12:50:00","date_gmt":"1997-11-04T11:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=768"},"modified":"2025-08-11T12:55:54","modified_gmt":"2025-08-11T10:55:54","slug":"celebrazione-del-4-novembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=768","title":{"rendered":"Celebrazione del 4 Novembre"},"content":{"rendered":"<p>Il 3 novembre del 1918, vicino a Padova, viene firmato l&#8217;armistizio che fissa nella data del 4 novembre 1918 alle la fine della Grande Guerra. Si firma il presupposto per rendere l&#8217;Italia unita quella ricercata e senz&#8217;altro non completata con la fine della guerra ma comunque sancita dalla fine del conflitto.<br \/>\nLa guerra aveva letteralmente scardinato le strutture dello Stato liberale e ne aveva minato il prestigio che ancora gli rimaneva; e ci\u00f2 proprio nel momento in cui vasti strati sociali, il cui mondo era stato circoscritto entro un orizzonte provinciale, venivano costretti dalla forza delle cose a prendere coscienza del loro destino comune e dell&#8217;esistenza di una collettivit\u00e0 nazionale ed i suoi cittadini pi\u00f9 umili vi si trovarono coinvolti, e quindi seppero di essere i cittadini d&#8217;Italia quando si trovarono a combattere nelle trincee vestiti da soldati e si resero attori della prima grande esperienza collettiva del popolo italiano e della nascita di una vera e propria opinione pubblica nazionale.<br \/>\nSi completa l&#8217;unit\u00e0 nazionale del Risorgimento ad un prezzo molto alto:<\/p>\n<ul>\n<li>tre anni e mezzo di una guerra durissima<\/li>\n<li>600.000 morti da parte italiana<\/li>\n<li>luoghi che resteranno nella memoria fortemente e dolorosamente segnati: Monte Grappa, Tonale, Piave, Vittorio Veneto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&#8220;La nostra Italia &#8211; scrive Benedetto Croce &#8211; esce da questa guerra come da una grave e mortale malattia &#8230;&#8221;<br \/>\nL&#8217;Italia esce da una prova molto difficile che ha determinato la dissoluzione dell&#8217;Impero Austro-Ungarico. Una prova che ha superato quasi da sola e che \u00e8 stata il punto di arrivo di un percorso di ricongiunzione all&#8217;Italia di territori italiani ancora sotto il dominio austriaco: Trento e Trieste.<br \/>\nMolte analisi si sono fatte della guerra e della vittoria che hanno messo in evidenza l&#8217;incapacit\u00e0 della classe dirigente liberale di spendere nel modo migliore i frutti della vittoria e di affrontare i problemi suscitati dal conflitto, i difficili rapporti fra politica, economia e vertici militari, la fine dell&#8217;eurocentrismo e l&#8217;emergere di altre realt\u00e0 quali l&#8217;America, la Russia, l&#8217;Estremo Oriente, &#8230;, l&#8217;incapacit\u00e0 di completare quel processo di integrazione delle masse nello Stato iniziato proprio con la guerra, &#8230;<br \/>\nMa se \u00e8 comunque con la fine della guerra che viene sancita l&#8217;unit\u00e0 nazionale, essa si attuer\u00e0 nella sostanza molto pi\u00f9 tardi, nel cammino tormentoso della storia italiana e della sua costruzione democratica. E&#8217; per\u00f2 con il 4 Novembre del 1918 che l&#8217;Italia pu\u00f2 iniziare quel cammino.<br \/>\nE&#8217; ovvio che in questo senso, di fronte ad attacchi pi\u00f9 o meno vistosi all&#8217;unit\u00e0 nazionale, riacquista un profondo significato fare di questa celebrazione un&#8217;occasione per riflettere e per rilanciarne tutto il valore ed il significato.<br \/>\nMa occorre farlo con attenzione, senza lasciarsi trascinare in conclusioni superficiali o troppo affrettate, senza rispondere con eccesso ad eccessive provocazioni, pi\u00f9 o meno studiate ad arte che siano.<br \/>\nEd allora la prima riflessione che dobbiamo fare \u00e8 quella sul significato della nostra storia successiva nella quale si \u00e8 avuta una sostanziale fusione tra Stato e Nazione che ha consentito di reggere all&#8217;impatto di una costruzione sociale, economica e democratica che ci ha reso un paese civile ed avanzato. Un processo in cui lo Stato ha svolto il suo ruolo di mediatore sociale di fronte ad un sistema economico che per sua natura lasciato da parte la coesione sociale.<br \/>\nLa nostra riflessione \u00e8 allora quella di avere attenzione a che non si produca, adesso che da questo sistema economico si sta uscendo e andando verso una globalizzazione dei mercati, una inedita separazione tra forma-Stato e idea di Nazione con un indebolimento dello Stato come mediatore sociale, come attore delle funzioni socio-economiche, cui fa riscontro un rilancio eccessivo della Nazione come struttura di appartenenza organica, un recupero della nazionalit\u00e0 come valore unificante, collante culturale di un nuovo rischio che potrebbe venire di utilizzare le comunit\u00e0 nazionali quando servono e di lasciarle escluse dai processi mondiali quando non servono.<br \/>\nIn questo consenso occorre difendere i valori dell&#8217;antifascismo in quanto cultura politica che ha prodotto una vera unit\u00e0 nazionale e che con maggior pregnanza ha incarnato in Italia una concezione di democrazia basata sulla diversit\u00e0 dei valori, sul pluralismo delle opinioni, sul coraggio di agire antagonisticamente al tentativo di assoggettarle anche con la forza.<br \/>\nAntifascismo che ha dato forma, nella mentalit\u00e0 collettiva, all&#8217;idea del conflitto come risorsa sociale e spirituale, come condizione di una sana vita civile e dunque ha costruito nel profondo i fondamenti dello stato democratico. Difenderne i valori significa dunque frapporre un ostacolo di fronte a visioni nelle quali tutte le visioni del mondo siano unificate da un unanimismo che non porta a niente di buono.<br \/>\nEcco perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi cerca di sminuire il carattere di massa dell&#8217;antifascismo e della lotta di liberazione, di far vivere l&#8217;identit\u00e0 nazionale in quelli che stettero a guardare, di dare valore ad un nazionalismo duro.<br \/>\nAltro serve per combattere chi vuole la secessione: occorre lavorare in fretta ad una identit\u00e0 meno velenosa di quella strettamente nazionale o nazionalistica, alla elaborazione di valori condivisi, di progetti collettivi per la costruzione dei quali serviranno conflitti, dualismi, battaglie, ma che alla fine possano portare ad una concezione dello Stato e ad una idea della Nazione nelle quali le diversit\u00e0 siano risorse, le differenze siano momenti di crescita, il contributo dal basso sia determinante per la costruzione di politiche veramente nazionali nelle quali il principio della solidariet\u00e0 evanescente sia sostituito dalla costruzione effettiva di una solidariet\u00e0 praticabile, ricostruendo idealit\u00e0 e culture nuove basate su di essa.<br \/>\nNon \u00e8 un compito semplice n\u00e9 rapido. Ma questo \u00e8 quello che dobbiamo fare se vogliamo avere un paese unito e delle generazione future che credano in quello che fanno e che lottino per conquistarsi gli spazi dei quali necessitano.<br \/>\nDobbiamo preoccuparci, questo \u00e8 un altro spunto di riflessione, dobbiamo preoccuparci se esistono zone del paese, strati della popolazione, nelle quali accanto ad una gi\u00e0 grave tentazione diffusa a chiudersi all&#8217;interno del proprio territorio come se per resistere alla globalizzazione bastasse chiudersi in casa, persiste una ancora pi\u00f9 grave ostentazione, quasi un&#8217;enunciazione solenne, tanto orgogliosa quanto misera, della volont\u00e0 di non confrontarsi con i problemi generali del paese, di voler discutere solo di cose di pertinenza locale, rifiutando qualunque cosa tesa a tenere unit\u00e0 l&#8217;unit\u00e0 nazionale, per non parlare addirittura dell&#8217;Europa o del rapporto con i paesi del terzo mondo.<br \/>\nDobbiamo preoccuparci perch\u00e9 queste tesi, quando sono presenti, attraversano tutti gli strati sociali ed a valori come quelli, fortunatamente in via di esaurimento, dell&#8217;antagonismo di classe tra operai e capitale si sostituiscono miseramente i valori della appartenenza aziendale e di quella territoriale.<br \/>\nCi tocca sentir parlare di &#8220;servi di Roma&#8221; come se fosse un&#8217;infamia svolgere una funzione nazionale, il tutto mentre si cerca di costruire un&#8217;unione europea. La contraddizione \u00e8 troppo grossa per non essere preoccupante.<br \/>\nAl di l\u00e0 del discorso secessionistico, con questi discorsi siamo gi\u00e0 in presenza della rottura della solidariet\u00e0 ed essa \u00e8 entrata e sta entrando nella coscienza di quelli strati sociali che non avrebbero nulla da guadagnarne. Questo \u00e8 il vero pericolo.<br \/>\nSe le idee di fondo sono l&#8217;aziendalismo interclassista ed il localismo non solidale, le presenze di questi falsi, balordi valori sono troppo diffuse. In esso si mescolano, oltre al tradizionale qualunquismo,, anche una radicale opposizione al sistema statale, amministrativo e politico che viene percepito troppo lontano.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 dubbio che questo \u00e8 favorito da problemi reali di scarsa efficienza istituzionale, di separazione della politica dalla vita di tutti i giorni, dalle difficolt\u00e0 di poter contrattare un lavoro, ed \u00e8 necessario che tutti si lavori per risolvere questi difetti. Ma non c&#8217;\u00e8 altrettanto dubbio che una riforma dello stato ed una diversa collocazione della politica e delle lotte sindacali non porteranno effetti benefici al di fuori di un orizzonte di unit\u00e0 e solidariet\u00e0 forte e visibile.<br \/>\n&#8220;Pensare globalmente ed agire localmente&#8221;: senza un programma di rinnovamento infrastrutturale, tecnologico, dei servizi e delle condizioni di vita in loco, adattato alle diverse realt\u00e0 locali ma concepito in una dimensione nazionale ( e domani europea), il federalismo pu\u00f2 risolversi nel decentramento dei difetti della politica anzich\u00e9 nella sua rinascita.<br \/>\nBisogna farsi tutti attori di questo processo.<br \/>\n.. La partecipazione alla politica dei fatti e dei sentimenti<br \/>\n.. Uscire dalla solitudine e dall&#8217;isolazionismo.. partecipare alla gara (anche se si perde&#8230;)<br \/>\nPer la costruzione di una nuova politica della solidariet\u00e0 \u00e8 necessario ripensare il quadro dei diritti fondamentali da generalizzare e da difendere, perch\u00e9 esso \u00e8 destinato ad allargarsi progressivamente.<br \/>\nQuaranta anni fa il diritto pi\u00f9 importante per i cittadini era quello del lavoro (la terra ed il pane), poi \u00e8 diventato il diritto ad avere una abitazione ed una istruzione, quindi il diritto alla salute, in seguito il riconoscimento di piena cittadinanza e democrazia sui luoghi di lavoro, poi il diritto all&#8217;informazione ed alla mobilit\u00e0 territoriale, oggi il diritto all&#8217;aggiornamento professionale e forse alla crescita culturale.<br \/>\nQueste nuove esigenze vanno riconosciute, ordinate e tutelate. Questa \u00e8 la parte che ci spetta di creazione di un nuovo stato che si colleghi ad un&#8217;idea di nazione seria, avanzata ed aperta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 novembre del 1918, vicino a Padova, viene firmato l&#8217;armistizio che fissa nella data del 4 novembre 1918 alle la fine della Grande Guerra. Si firma il presupposto per rendere l&#8217;Italia unita quella ricercata e senz&#8217;altro non completata con la fine della guerra ma comunque sancita dalla fine del conflitto. 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