{"id":808,"date":"2007-01-17T14:15:00","date_gmt":"2007-01-17T13:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=808"},"modified":"2025-08-18T13:43:44","modified_gmt":"2025-08-18T11:43:44","slug":"citta-diffusa-sui-servizi-pubblici-estratto-del-numero-di-gennaio-2007-di-citta-diffusa-periodico-del-gruppo-ds-del-consiglio-regionale-della-toscana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vittoriobugli.it\/?p=808","title":{"rendered":"Citt\u00e0 Diffusa sui Servizi Pubblici- Estratto del numero di gennaio 2007 di Citt\u00e0 Diffusa &#8211; periodico del gruppo DS del Consiglio regionale della Toscana"},"content":{"rendered":"<p><strong>Editoriale di Vittorio Bugli<\/strong><\/p>\n<p>Sindaco, dalla nostra zona gli spazzini passano troppo di rado. Vedi se puoi fare qualcosa;- Non sono passati molti anni dai tempi in cui le persone incontravano il loro Sindaco e gli dicevano frasi come questa. E il Sindaco chiamava il Presidente dell&#8217;azienda pubblica locale e faceva provvedere. Era racchiusa qui, in quegli anni, la chiave che sosteneva la buona riuscita nella gestione dei servizi pubblici acqua, gas e rifiuti e che legava democrazia, partecipazione ed interesse dei cittadini in un modello che ha molto contribuito a fare della Toscana la terra che siamo.<br \/>\nMolti rimpiangono ancora quel modello. Forse faremmo meglio a domandarci se fosse esistito, quel modello, se gli amministratori che lo misero in piedi avessero rimpianto quello precedente e avessero difeso la ristretta gestione comunale in tempi che gi\u00e0 allora presentavano forti e nuove necessit\u00e0: i rifiuti da smaltire (una discarica per comune??..), le aree residenziali e industriali da depurare (un depuratore per ogni quartiere e area industriale??..), il gas da distribuire con sempre maggiore diffusione.<br \/>\nQuegli amministratori, allora, guardarono al futuro e misero in campo la nascita e il consolidamento di aziende sovra-comunali modellate in funzione della dimensione ottimale per la gestione del servizio e che via via (almeno fino a una un po&#8217; di tempo fa) sono cresciute con esso. Un grande patrimonio che ancora oggi abbiamo e da cui dobbiamo partire, ancora tutto o a maggioranza dei cittadini e dunque da espandere e non da svendere.<br \/>\nMa \u00e8 con queste aziende che oggi possiamo compiere quella pratica di \u201cgovernare bene&#8221; che fu portata avanti dagli amministratori di allora in una chiave nuova, oggi? E come si relaziona questo, l&#8217;interesse dei cittadini racchiuso dentro l&#8217;efficacia economica ed industriale del gestore, con il bisogno di rileggere, reinterpretare e praticare la democrazia e la partecipazione dei cittadini stessi in una chiave diversa ma sempre efficace?<br \/>\nL&#8217;intervento della Cispel ci illustra cosa sta succedendo nell&#8217;Occidente e in Europa. Quello della Ministro Lanzillotta pone con chiarezza e determinazione l&#8217;intenzione del Governo di andare verso l&#8217;effettiva liberalizzazione di questi servizi (con riflessi diversi per il ciclo idrico), sia per garantire il miglior interesse dei cittadini-utenti sia per attenersi alle politiche della UE, nonch\u00e9 per far giocare a questo settore un ruolo determinante per la ripresa economica del Paese.<br \/>\nCose chiare, e se anche vogliamo essere scettici prima o poi la liberalizzazione ci sar\u00e0 e con essa resteranno in campo solamente quelle strutture industriali adeguate a poter partecipare ad un sistema aperto alla concorrenza (gare o altro che sia). E certamente saranno in grado di farlo quelle aziende internazionali e nazionali che in questi anni hanno raggiunto questi livelli dimensionali e strutturali.<br \/>\nIn Toscana non ce ne sono. Non ce ne sono perch\u00e9 siamo in ritardo. Il punto \u00e8 questo. Se ne siamo consapevoli occorre decidere ed agire prontamente e di conseguenza.<br \/>\nVogliono le aziende toscane stare da protagoniste nella partita che si \u00e8 aperta da tempo e che, prima o poi, entrer\u00e0 nel vivo? Vogliono starci con la forza e la rappresentanza del territorio? Allora devono recuperare il tempo perso e fare in pochi mesi quello che avevano il tempo di fare in dieci anni: mettersi insieme e guardare ai mercati!<br \/>\nVogliono i loro proprietari di maggioranza continuare a stare in questo processo e guidarlo? Non farsi \u201ccolonizzare&#8221; da partner ingombranti o furbi acquirenti? Vogliono continuare ad esercitare un ruolo diretto nella conduzione del sistema delle aziende, valorizzando cos\u00ec il patrimonio dei loro cittadini, difendendo al massimo gli interessi della Toscana e guidando questo processo (almeno in questa fase determinante), esercitando insomma il ruolo di classe dirigente come fu trenta o quaranta anni fa per gli amministratori che costituirono questo patrimonio? Allora devono mettersi insieme e stringere alleanze!<br \/>\nVa bene il modello della holding pubblica regionale, come dicono i Sindaci nei loro interventi, che ha la maggioranza nelle aziende regionali di scopo e che verifica la possibilit\u00e0 di stringere alleanze e accordi con il sistema pubblico delle regioni limitrofe.<br \/>\nMa per funzionare questo modello deve trovare immediata attuazione e coinvolgere al massimo tutte le realt\u00e0 della regione: nessuno deve sentirsi figlio di un Dio minore e tutti devono poter trovare una convinzione ed un ruolo.<br \/>\nUn grande sforzo, insomma, ma anche un passaggio determinante per la classe dirigente della Toscana a cominciare dal nostro partito e dai Sindaci che hanno la guida di tutto questo. Ma anche della Regione che pu\u00f2 incentivare questo processo sia con le norme che servono che con un ruolo di spinta e di coordinamento forte, deciso e determinato.<br \/>\nEd \u00e8 dalla Regione, inoltre, che pu\u00f2 venire il massimo contributo, anche normativo, per quella che \u00e8 \u201cla questione&#8221;: come si fa a rendere compatibile l&#8217;adeguamento e l&#8217;innalzamento della democrazia e della partecipazione con la diversa fisionomia dei gestori, pi\u00f9 grandi, strutturati e dunque distanti?<br \/>\nComunque vadano infatti le cose sul lato della gestione, nessuno pu\u00f2 togliere al pubblico il ruolo di programmatore, regolatore e controllore e ai cittadini quello di controllo e (almeno in Toscana) partecipazione.<br \/>\nE la Regione ha un ruolo determinante sui due aspetti. Pu\u00f2 adeguare quello che oggi \u00e8 svolto dalle ATO alle nuove esigenze e creare strumenti nuovi come l&#8217;Osservatorio o altri. L&#8217;assessore Fragai ne traccia qui l&#8217;essenza. Importante \u00e8 avere presto e bene tutti gli strumenti che possono servire a favorire al massimo (sottolineando questa parola) il controllo e la partecipazione dei cittadini, utile socialmente ma anche per l&#8217;efficienza e l&#8217;adeguatezza di direzione delle aziende.<br \/>\nEd \u00e8 proprio alle aziende che spetta fare molto. Oltre ad avere la capacit\u00e0 di adeguare la qualit\u00e0 dei loro manager rispetto al passato, occorre che i loro lavoratori siano ancora una volta consapevoli (bisogna dare atto con soddisfazione che lo hanno fatto fino ad ora) che questi processi sono nell&#8217;interesse dei cittadini ma servono anche a preservare un sistema in cui ancora possono essere considerati nella loro importanza rispetto a quello basato su grandi aziende anche multinazionali, pi\u00f9 lontane dalle loro esigenze e dal loro sentire. Ma d&#8217;altronde \u00e8 da vedere con grande positivit\u00e0 l&#8217;incoraggiamento che la Cgil della Toscana fa ripetutamente verso la costruzione di questi percorsi.<br \/>\nUn&#8217;ultima cosa riguarda un punto oggi ancora pi\u00f9 importante che in passato: questi settori hanno un&#8217;importanza determinante per la nostra economia regionale. Determinante per il sistema economico, che senza la loro efficienza rischia di essere ancora pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Determinante per il sistema ambientale perch\u00e9 occorrono investimenti di una tale entit\u00e0 da non poter essere affrontati in piccola scala. Determinante per il sistema energetico, oramai fattore chiave dello sviluppo. Determinante perch\u00e9 \u00e8 in essi che oggi si hanno le migliori performance di espansione, innovazione e occupazione. Pu\u00f2 la Toscana, terra di grandi risorsi ambientali e turistiche da tutelare e di un sistema industriale da rilanciare a partire dalla questione energetica, permettersi che la leva di questo sistema sia altrove? Pensiamo proprio di no!<\/p>\n<p><strong>Le nuove sfide per le multiutility<\/strong><br \/>\nIl bisogno di un nuovo patto con gli utenti, per aziende che devono essere sempre pi\u00f9 al centro dello sviluppo sociale ed economico di un territorio.<\/p>\n<p>I servizi di pubblica utilit\u00e0, in particolare erogazione di gas, acqua, raccolta rifiuti e trasporto, vivono un momento complesso in Toscana. Sono sfidati dai nuovi stili di vita dei cittadini e dalle privatizzazioni in atto. Le multiutility toscane devono inoltre affrontare la richiesta, proveniente da pi\u00f9 parti della societ\u00e0, di svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche sociali e non solo economiche dei territori.<br \/>\nFare impresa di pubblica utilit\u00e0, in una regione come la Toscana, non \u00e8 semplice. Migliorare le performance attuali, appare un\u2019operazione articolata, che non coinvolge solo il mero servizio, ma estende la sua azione agli aspetti pi\u00f9 complessivi dell\u2019immagine e del posizionamento aziendale, del legame tra pubblica utilit\u00e0 e logica d&#8217;impresa, del ruolo nella crescita dei territori e del tessuto locale.<br \/>\nIl ciclo integrato delle acque sembra garantire un livello qualitativo pi\u00f9 elevato con punte che superano il sette a Prato e Pistoia. L\u2019erogazione del gas \u00e8 pi\u00f9 che soddisfacente (il voto medio \u00e8 superiore al sette), mentre lo smaltimento ottiene giudizi leggermente pi\u00f9 calmierati rimanendo tuttavia al di sopra della soglia del sei e mezzo (solo a Massa il voto risulta inferiore alla sufficienza, mente a Siena \u00e8 pi\u00f9 che soddisfacente); anche la pulizia di strade e marciapiedi non presenta eccessi negativi (ma neppure strepitose eccellenze). Il voto medio \u00e8 6,3, solo Massa e Pistoia presentano dati pi\u00f9 critici.<br \/>\nTotalmente differente \u00e8 il quadro della relazione tra le imprese di servizio e i cittadini. La capacit\u00e0 di comunicazione, il percepito in trasparenza e l\u2019attinenza ai bisogni espressi, appaiono mediamente pi\u00f9 critici rispetto alla valutazione del servizio prestato. Le multiutility toscane sono aziende che sanno fornire servizi di buon livello, ma non sanno ancora gestire adeguatamente il cliente.<br \/>\nIn una realt\u00e0 in cui si vive bene, in cui i servizi basilari ci sono e funzionano (trasporto pubblico a parte), l&#8217;attenzione dell&#8217;utente trasla dal mero servizio, dalla sua qualit\u00e0 in termini di efficacia, alla relazione complessiva tra utente e azienda. Dall&#8217;impresa di pubblico servizio ci si attende di pi\u00f9. Si vuole che eroghi il servizio prestando la massima attenzione alle esigenze mutevoli e specifiche dell&#8217;utenza (come afferma il 23% degli intervistati) e che fornisca prodotti qualitativamente sempre pi\u00f9 elevati (27%).<br \/>\nIl processo metamorfico \u00e8 accentuato, in questa fase, dai percorsi di privatizzazione. Se, in passato, alle aziende comunali i cittadini facevano qualche &#8220;sconto&#8221; (specie sul fronte del rapporto azienda-utente), oggi con le societ\u00e0 privatizzate non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Non solo. Il passaggio dal servizio comunale a quello aziendale (anche solo esternalizzato), la creazione di grossi gruppi industriali, la presenza di investitori extra-regionali o internazionali, produce un effetto di sospetto e di preoccupato fastidio tra i Toscani.<br \/>\nVa chiarito che l&#8217;atteggiamento dei cittadini verso l&#8217;ingresso dei privati non \u00e8 pregiudiziale. Non c&#8217;\u00e8 una opposizione di principio, fatta eccezione per il settore dell&#8217;acqua, dove l&#8217;arrivo del &#8220;capitale&#8221; viene valutato negativamente. Anzi, una gestione dei servizi impostata su logica aziendalistica incontra favori, specie se \u00e8 in grado di garantire efficienza nei servizi e se le imprese portano ricchezza ai territori. Il cuore del problema \u00e8, quindi proprio questo. Le multiutility non possono limitarsi alla gestione in economia del servizio, ma devono essere aziende territoriali, protagoniste del sistema locale e dello sviluppo del capitale sociale.<br \/>\nI processi metamorfici in corso generano, tra gli utenti, l&#8217;esigenza di stabilire un nuovo &#8220;patto di fiducia&#8221; con le multiutility post-pubbliche, nonch\u00e9 nuove forme di relazione e comunicazione diretta. Oggi, di fronte a cittadini disorientati, che non comprendono fino in fondo i cambiamenti in corso e, soprattutto, non ne avvertono i benefici materiali, le multiutility devono mettere in campo uno sforzo sistemico di non poco conto. \u00e8 necessario attivare forme in grado di legare la qualit\u00e0 del servizio ad azioni di responsabilit\u00e0 sociale che consentano ai Toscani di valutare sotto una nuova luce le aziende privatizzate. Occorre inserire i mutamenti nelle compagini sociali all&#8217;interno di un pi\u00f9 ampio percorso di investimento locale, individuando una chiara dimensione etica del sistema di erogazione del servizio al cittadino, ma anche una innovata tensione verso codici di comportamento che garantiscano elevati standard di qualit\u00e0 e pieno rispetto ambientale.<br \/>\nVa sottolineato, infine, quanto il tema delle tariffe permanga un fattore distonico. La maggior parte degli intervistati l&#8217;88%, giudica la spesa per le tariffe troppo elevata rispetto al proprio reddito. In particolare, vengono giudicati esosi i costi del gas, ma anche quelli della raccolta rifiuti (il 66% dei Toscani ritiene elevate le tariffe) e dell&#8217;acqua (per il 61% i prezzi sono elevati). Costi che pesano sul bilancio familiare e prosciugano, in media, il 9% del reddito. Il dato assume tinte ancora pi\u00f9 velate se lo confrontiamo con la situazione europea. Se nel continente il 67% dei cittadini si dichiara soddisfatto delle tariffe del gas, in Toscana tale segmento si riduce al 34%.<br \/>\nI cittadini avvertono l&#8217;urgenza di criteri pi\u00f9 equi nella determinazione delle tariffe. Le ipotesi migliorative, indicate dai toscani, si muovono lungo due direttrici. La prima riguarda al calcolo delle tariffe sulla base del reddito, mentre la seconda fa riferimento al numero di componenti della famiglia.<br \/>\nConcludendo. La sfida del futuro per le multiutility toscane si gioca su pi\u00f9 fronti. Il primo \u00e8 quello di standard qualitativi sempre elevati, con una riduzione dei costi delle tariffe; il secondo \u00e8 quello della ridefinizione della mission, attraverso il potenziamento della capacit\u00e0 di relazione con il cittadino e lo sviluppo del ruolo sociale per i territori. La sfida non si gioca solo sulla competitivit\u00e0, ma si condensa nella capacit\u00e0 di essere attori della dinamicit\u00e0 del territorio, del suo benessere, della sua forza competitiva, della sua qualit\u00e0 sociale e ambientale, della qualit\u00e0 della vita dei cittadini.<\/p>\n<p><strong>Le Pubbliche Utilit\u00e0 In Europa e Italia: politiche economiche, tendenze e concentrazioni industriali<\/strong><br \/>\nLe operazioni di concentrazione industriale: una strategia diffusa.<\/p>\n<p>Uno dei fenomeni economici di maggior rilievo in questi ultimi anni \u00e8 dato dalla diffusione internazionale di una serie di operazioni di concentrazione industriale che hanno coinvolto diverse aree produttive in diversi paesi. In questo contesto economico globale, le pubbliche utilit\u00e0 si presentano tra le aree industriali pi\u00f9 vivaci in questo senso e a partire dai primi novanta, da quando cio\u00e8 le politiche di riforma strutturale si sono diffuse un po&#8217; ovunque nel mondo, il settore \u00e8 stato attraversato da un importante processo di riorganizzazione.<br \/>\nIn meno di due anni, a partire cio\u00e8 dagli inizi del 2004, rileviamo una crescita assoluta delle operazioni di fusione ed acquisizione. Il processo, avviato negli USA, si \u00e8 subito esteso alla UE, al punto che, a fine 2005, le imprese europee potrebbero addirittura superare quelle americane in quanto a valore delle transazioni.<br \/>\nQui le concentrazioni hanno dato vita, come prima conseguenza, alla nascita di una numero piuttosto ristretto di grandi operatori industriali specializzati nella gestione dei servizi energetici (energia e gas) e dei servizi ambientali (acqua e rifiuti urbani). Negli ultimi due anni, Spagna, Germania, Svezia e Inghilterra sono state il terreno di importanti acquisti. Come \u00e8 intuibile, un po&#8217; per la imminente liberalizzazione del settore, un po&#8217; per la crescente domanda di elettricit\u00e0, il settore dell&#8217;energia ha rappresentato l&#8217;area di maggior interesse, attirrando complessivamente, nel 2004, ben 25 miliardi di dollari in operazioni di fusione ed acquisizione.<br \/>\nNel 2004 sono occorse importanti operazioni di fusione a livello internazionale nel settore dell&#8217;energia.<br \/>\nNel primo trimestre del 2005 il valore delle operazioni di acquisizione e fusione era triplicato rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno anteriore, raggiungendo un valore di circa 75 miliardi di dollari.<br \/>\nIn merito alle ragioni economiche che si celano dietro le operazioni di concentrazione, \u00e8 noto che esistono convincenti motivazioni a favore dell&#8217;incremento delle dimensioni aziendali nel business delle pubbliche utilit\u00e0. Ciononostante il rilevante volume delle transazioni, lascia supporre che concorrano altre cause a spiegare l&#8217;intensit\u00e0 del fenomeno che appaiono principalmente tre:<br \/>\n-cause di natura macroeconomica: contesto internazionale favorevole caratterizzato da bassi livelli dei tassi di interesse;<br \/>\n-cause di natura industriale: a) elevati cash flow a disposizione delle imprese in seguito alla riorganizzazione degli anni precedenti; b) sfruttamento delle sinergie come strategia di riduzione dei costi;<br \/>\n-cause di natura istituzionale: avanzamento nella integrazione del mercato unico europeo e nella liberalizzazione di alcuni mercati (gas ed elettricit\u00e0).<br \/>\nCi\u00f2 fa pensare al probabile inizio di un ciclo di operazioni di fusione ed acquisizione in Europa, proprio come avvenne negli anni ottanta negli USA.<br \/>\nRispetto ai primi anni novanta si presenta uno scenario apparentemente pi\u00f9 stabile e la natura degli accordi \u00e8 finalmente basata su una logica prevalentemente di tipo industriale, anzich\u00e9 finanziaria. Le imprese leader crescono acquistando altre imprese per essere presenti nelle diverse fasi della catena del valore.<br \/>\nLe strategie dei grandi gruppi europei: crescere per rafforzare la propria presenza nei mercati liberalizzati delle pubbliche utilit\u00e0<br \/>\nDovendo riassumere brevemente gli scenari delle pubbliche utilit\u00e0 europee da una ottica industriale, si possono segnalare almeno i seguenti punti:<br \/>\na) i principali operatori sono grandi gruppi industriali con forte tendenza alla internazionalizzazione delle attivit\u00e0 che raggiungono elevati volumi di fatturato e, quasi sempre, raggiungono la quotazione borsistica.<br \/>\nb) prevale il modello multiutility con la integrazione di pi\u00f9 servizi all&#8217;interno dello stesso gruppo industriale. Esiste generalmente una holding di controllo che si occupa della politiche di corporate del gruppo, pianificando sia le strategie industriali che quelle commerciali (e di marketing). Da rilevare, comunque la presenza a livello europeo di una variet\u00e0 di modelli di gestione.<br \/>\nc) si assiste, sia dal punto di vista politico-intellettuale che da quello pi\u00f9 propriamente normativo, ad una crescita del valore della competizione come meccanismo di equilibrio dei nuovi mercati delle pubbliche utilit\u00e0. La Unione Europa continua la sua battaglia comunitaria per la liberalizzazione dei mercati e la difesa della concorrenza che sembra oramai un principio comunemente accettato, prima di tutto dalle imprese stesse.<br \/>\nd) si riscontrano palesi miglioramenti sul piano della regolazione, nonostante permangano notevoli diversit\u00e0 a livello di singolo stato-membro e la definizione di una politica regolatoria credibile crea un ambiente favorevole agli investimenti, dal momento che diminuisce l&#8217;incertezza per le imprese.<br \/>\ne) la struttura dei mercati non \u00e8 tuttavia cambiata di molto. I vecchi monopoli pubblici sono stati parzialmente liberalizzati, ma la struttura rimane ancora altamente concentrata.<br \/>\nI mercati dell&#8217;energia sembrano rappresentare lo scenario di maggior dinamismo. Si tratta di un settore che, con la prossima apertura del mercato elettrico nel 2007, sar\u00e0 completamente definito sulla base di una netta dicotomia tra attivit\u00e0 da espletarsi in regime di concorrenza (generazione, produzione, vendita finale), e una serie invece &#8211; di attivit\u00e0 regolate (distribuzione). Le prospettive di importanti sinergie tra gas ed energia nella cogenerazione, il crescente interesse nella generazione elettrica, la possibilit\u00e0 di integrare verticalmente le imprese controllate dal gruppo, e la possibilit\u00e0 di usare gli stabili flussi finanziari che derivano dalle attivit\u00e0 regolate, sono aspetti che stimolano i grandi gruppi alla ricerca di acquisizioni di imprese medio-grandi che possono operare in uno dei vicino mercati europei.<br \/>\nLe acquisizioni e le operazioni di concentrazione debbono tuttavia essere finanziate. Nel caso dell&#8217;energia (e del servizio idrico), le dimensioni delle imprese sono tali che il ricorso ai mercati finanziari come fonte alternativa di finanziamento \u00e8 una prassi oramai consolidata. In alcuni casi come in Spagna, per esempio le grandi banche compaiono tra i proprietari del capitale degli operatori del gas, facilitando le condizioni di accesso al credito.<br \/>\nNei mercati dell&#8217;acqua e dell&#8217;igiene urbana, le logiche imprenditoriali sembrano apparentemente pi\u00f9 stabili per la natura dei settori. Qui, pur in presenza di una situazione di partenza peggiore rispetto ai mercati energetici, e conseguentemente con una drammatica domanda di investimenti, le dinamiche industriali corrono su binari sufficientemente prevedibili.<br \/>\nUno dei punti comuni \u00e8 che in entrambi i settori occorre investire molto in infrastrutture. Nel caso dell&#8217;acqua, la vetust\u00e0 delle reti e la necessit\u00e0 di nuovi impianti nella depurazione, oltre che il tema dello smaltimento dei reflui, richiedono importanti interventi di costruzione e rinnovamento delle infrastrutture. Nel caso dei rifiuti, invece, le nuove normative ambientali, richiedono l&#8217;ammodernamento degli impianti di trattamento per superare la logica del conferimento in discarica. Le imprese possono incrementare la propria redditivit\u00e0 su due fronti: la riduzione dei costi e la vendita di servizi fuori tariffa.<\/p>\n<p><strong>L&#8217; Europa delle pubbliche utilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>A che punto siamo dunque con la creazione di un mercato europeo delle utilities? Osservando sinteticamente il quadro attuale, risulta a tutt&#8217;oggi difficile parlare di un mercato unico europeo delle utilit\u00e0, anche se alcuni settori elettricit\u00e0 e gas cominciano ad offrire un grado di integrazione maggiore rispetto ad altri. La presenza di soluzioni personalizzate a livello di singolo stato membro \u00e8 ancora piuttosto frequente, ed alimenta la tesi sulla resistenza degli stati nazionali ad abbandonare il controllo e l&#8217;autonomia delle proprie politiche pubbliche in tali settori.<br \/>\nIl mercato energetico risulta ancora disequilibrato e sostanzialmente frammentato, specie per quanto concerne il mercato al dettaglio, che rimane prevalentemente locale. A fronte dei paesi scandinavi, Inghilterra, Austria, Germania, Spagna e in grado minore Italia che hanno optato per un quadro di regolazione liberista, con la quasi apertura integrale del mercato troviamo altri paesi, come Grecia, Irlanda, Olanda, Portogallo e Francia, che presentano un grado ridotto di apertura dei loro mercati. Le grandi imprese della energia seguono politiche di espansione internazionale (con preferenza tuttavia a favore dei loro mercati tradizionali) attraverso l&#8217;incorporazione degli operatori di minore dimensione. La seconda grande novit\u00e0 del settore \u00e8 la tendenza alla presenza dei grandi gruppi in tutte le fasi del ciclo del valore del prodotto (dalla generazione alla distribuzione ai clienti domestici). Questa struttura ci consegna la previsione intorno ad un mercato dell&#8217;energia che da qui a poco rischia di presentare la struttura di un oligopolio dominato da sei-sette operatori al massimo (Antonioli e Bognetti, 2004).<br \/>\nPer quanto riguarda il servizio idrico, le caratteristiche tecniche della filiera produttiva e la natura di bene essenziale dell&#8217;acqua hanno fatto s\u00ec che la creazione di un mercato comunitario dell&#8217;acqua sia ancora un miraggio. Qui i differenti contesti nazionali hanno contribuito a rendere particolarmente complessa la implementazione di linee di riforma comuni, e sempre pi\u00f9 frequente invece &#8211; il ricorso a deroghe alla normativa comunitarie. La principale tendenza in atto sembra essere la netta preferenza verso la gestione integrata sia del servizio che della risorsa, e la scomparsa della gestione diretta da parte degli enti locali che permangono, tuttavia, i responsabili del servizio. La liberalizzazione del settore non sembra aver incrementato la effettiva contendibilit\u00e0 del mercato, anche se ha definitivamente introdotto logiche di natura economica all&#8217;interno del settore. La gestione operativa del servizio \u00e8 infatti molto spesso affidata a societ\u00e0 per azioni, alcune delle quali presenti sul mercato internazionale. In molti casi la propriet\u00e0 di tali imprese rimane pubblica, anche se con forti partecipazioni del capitale privato (imprese miste pubblico-privato).<\/p>\n<p>Tabella &#8211; Grado di aperture e struttura di mercato Gas ed Elettricit\u00e0<\/p>\n<table>\n<thead>\n<tr>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<th><\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td>GAS<\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td>ELETTRICITA\u2019<\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>NAZIONE<\/td>\n<td>Apertura mercato<\/td>\n<td>compagnie di trasmissione sovraregionali<\/td>\n<td>compagnie di trasmissione regionali<\/td>\n<td>compagnie di distribuzione<\/td>\n<td>Apertura mercato<\/td>\n<td>compagnie di trasmissione<\/td>\n<td>compagnie di distribuzione<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>AUSTRIA<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>20<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>155<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>BELGIO<\/td>\n<td>59%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>21<\/td>\n<td>52%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>33<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>DANIMARCA<\/td>\n<td>35%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>4<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>77<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>FRANCIA<\/td>\n<td>20%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>21<\/td>\n<td>37%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>172<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>GERMANIA<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>14<\/td>\n<td>725<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>4<\/td>\n<td>880<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IRLANDA<\/td>\n<td>82%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>56%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>ITALIA<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>814<\/td>\n<td>70%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>219<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>OLANDA<\/td>\n<td>60%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>25<\/td>\n<td>63%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>18<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>SPAGNA<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>26<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>297<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>SVEZIA<\/td>\n<td>47%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>7<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>248<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>UK<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<td>4<\/td>\n<td>15<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Fonte: Commissione Europea, 2004<\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Servizi pubblici ed economia<\/strong><br \/>\nMauro Grassi &#8211; Coordinatore Area Territorio e Ambiente della Regione Toscana<\/p>\n<p>Nel dibattito sui servizi pubblici locali (spl) a livello europeo \u00e8 riconosciuta l&#8217;importanza di una presenza di qualit\u00e0 e di una loro diffusione e accessibilit\u00e0 sociale e territoriale &#8220;come uno dei pilastri del modello europeo di societ\u00e0&#8221;.<br \/>\nQuindi anche se si parla di settori che potrebbero in linea teorica essere regolati completamente dal mercato e gestiti da soggetti privati, la Ue riconosce tuttavia la titolarit\u00e0 del soggetto pubblico a garantire che questo sistema rimanga un elemento essenziale della cittadinanza attiva.<br \/>\nInfatti cos\u00ec si cita nei documenti della Ue: l&#8217;erogazione dei servizi di interesse generale pu\u00f2 essere organizzata in collaborazione con il settore privato o affidata a imprese pubbliche o private. Per contro, la definizione degli obblighi e delle funzioni del servizio pubblico spetta alle autorit\u00e0 pubbliche ai relativi livelli di competenza. Queste ultime sono inoltre responsabili della regolamentazione del mercato e devono garantire che gli operatori svolgano le funzioni di servizio pubblico che sono state loro affidate.<br \/>\nQuindi si parla di un sistema che ricopre una importanza fondamentale nel modello di societ\u00e0 europea e anche nel modello di economia e si tratta di un sistema in cui la presenza pubblica \u00e8 e deve rimanere centrale per garantire gli obiettivi di qualit\u00e0, di accessibilit\u00e0 e di rispetto ambientale che sono prerogative ineliminabili dei spl. Magari un pubblico che, a parte il settore dell&#8217;acqua, deve essere sempre pi\u00f9 presente nell&#8217;indirizzo, nella programmazione e nel controllo e sempre meno in quello pi\u00f9 gestionale ed operativo.<br \/>\nIn Toscana, se si fa riferimento al sistema pi\u00f9 ristretto (acqua, gas e rifiuti) e ai soli associati cispel (che comunque sono una parte rilevante dell&#8217;aggregato di imprese dei spl), si parla di circa 8000 addetti, di oltre 1 miliardo e 700 milioni di produzione e di oltre 300 milioni di euro di investimenti.<br \/>\nUn complesso di tutto rispetto, formato per lo pi\u00f9 da imprese monoservizio e da una partecipazione pubblica maggioritaria, che ha gi\u00e0 oggi e che avr\u00e0 ancora di pi\u00f9 nel futuro un ruolo importante nel determinare il tasso di crescita e di innovazione della regione.<br \/>\nIl ruolo dei spl nella societ\u00e0 e nell&#8217;economia regionale deve essere visto da due punti di vista: quello dei consumatori, come soggetti finali del processo di produzione e di distribuzione, e quello del sistema economico nel quale i spl si inseriscono e di cui sono una componente.<br \/>\nNel primo caso ci interessa un sistema capace di puntare sulla qualit\u00e0, sulla affidabilit\u00e0, sulla trasparenza e anche sulla limitazione dei costi sia individuali (quelli delle tariffe) che sociali (in primo luogo quelli sopportati dall&#8217;ambiente e dalla collettivit\u00e0).<br \/>\nUn recente sondaggio sul grado di apprezzamento dei spl da parte della popolazione toscana \u00e8 da questo punto di vista incoraggiante. I cittadini apprezzano in maniera abbastanza elevata la prestazione di questo tipo di sevizi in Toscana: c&#8217;\u00e8 semmai da rilevare un certo disappunto per le tariffe sia per il fatto che sono cresciute in maniera sostenuta negli ultimi anni sia perch\u00e9 paiono eccessive come livello assoluto. Qui evidentemente ci sono indicazioni importanti per la politica e anche per il sistema di impresa. In primo luogo occorre puntare sempre di pi\u00f9 ad un sistema capace di contenere i costi tariffari attraverso l&#8217;innovazione tecnologica e la ristrutturazione delle imprese sfruttando di pi\u00f9 le economie di scala e di scopo che solo un rafforzamento dimensionale e organizzativo delle imprese pu\u00f2 consentire. In secondo luogo per\u00f2 occorre impegnare di pi\u00f9 il sistema a rendere trasparente il sistema tariffario e la tipologia di prodotto che viene &#8220;venduto&#8221; alla popolazione che non \u00e8 solo di tipo &#8220;privato&#8221; ma anche di tipo &#8220;collettivo&#8221;.<br \/>\nSulla trasparenza tariffaria c&#8217;\u00e8 ancora bassa consapevolezza nella popolazione: non sono pochi i cittadini che pensano che l&#8217;aumento delle tariffe sia una conseguenza dell&#8217;aziendalizzazione del sistema (e magari anche dell&#8217;ingresso dei privati che, come \u00e8 noto, puntano al profitto di impresa) e non invece alla contabilizzazione dentro la tariffa di costi che erano &#8220;sommersi&#8221; nel sistema delle produzioni in economia o attraverso le municipalizzate e che pertanto rischiano di vedere come positivo il ritorno al passato &#8220;dove tutto costava poco&#8221;! Inoltre c&#8217;\u00e8 una bassa percezione della natura collettiva dei beni prodotti per cui a fronte dell&#8217;acqua che arriva nel rubinetto (che \u00e8 il bene privato &#8220;visibile&#8221;) non si riesce ad apprezzare l&#8217;importanza (e il costo da pagare) per avere la depurazione e magari una bassa perdita di acqua nelle condutture.<br \/>\nOccorre quindi che il sistema tariffario venga spiegato con pi\u00f9 trasparenza ai cittadini, che venga spiegata meglio la duplice natura dei beni prodotti dal sistema del spl (privato e collettivo) ed infine, una volta fatto questo, pu\u00f2 anche essere ripreso il dibattito se \u00e8 giusto che in tutti i settori i costi vengano completamente coperti da tariffa (si pensi all&#8217;acqua e agli investimenti richiesti per dare beni collettivi e beni pubblici oltre al bene privato) oppure possano e debbano gravare anche su base fiscale. In secondo luogo \u00e8 da valutare con pi\u00f9 attenzione, e questo \u00e8 un tema che sar\u00e0 certamente ripreso nella legge regionale sui spl, il tema delle tariffe sociali per quelle fasce di cittadini che stanno nella fascia di povert\u00e0 e che pagano con difficolt\u00e0 le tariffe per i spl.<br \/>\nIl secondo tema in discussione \u00e8 invece il ruolo del sistema dei spl nell&#8217;economia regionale. A livello quantitativo si tratta di un settore di nicchia ma dal punto di vista qualitativo (l&#8217;introduzione di tecnologia, la ristrutturazione delle imprese, le sinergie interne dentro il sistema dei spl e con il resto del sistema economico, l&#8217;introduzione di ricerca e di sperimentazione etc) pu\u00f2 rappresentare un &#8220;nucleo innovativo&#8221; di particolare rilievo e con particolari capacit\u00e0 diffusive nel resto del sistema economico regionale.<br \/>\nCerto le prime 10 imprese in Italia fatturano quasi 10 milardi di euro, mentre le prime 10 in Toscana non arrivano ad un miliardo: in questo dato sta tutto il problema della debolezza strutturale delle imprese toscane che segna la distanza fra le potenzialit\u00e0 del sistema dei spl in Toscana e la sua reale capacit\u00e0 di sviluppo. La politica, la Regione e le istituzioni locali sono chiamate a dare un segnale preciso per l&#8217;attivazione e il rafforzamento di questo processo, ma il sistema delle imprese toscane deve sentirsi impegnato in prima persona a superare in tempi stretti questo &#8220;gap&#8221; strutturale che potrebbe rivelarsi determinante in un&#8217;arena produttiva che diventa sempre pi\u00f9 competitiva e sempre meno &#8220;accondiscendente&#8221; con i &#8220;campioni locali&#8221;.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;intervista alla Ministra Lanzillotta<\/strong><br \/>\nUno dei punti della tanto discussa fase due \u00e8 rappresentato dalle liberalizzazioni, comprese quelle dei servizi pubblici locali. Si tratta di un tema politicamente spinoso. Come lo affronter\u00e0 il governo?<br \/>\nDopo il riequilibrio dei conti pubblici, compiuto con la finanziaria, l&#8217;obiettivo fondamentale, forse non enfatizzato abbastanza, \u00e8 quello di riattivare la crescita economica, garantendo al contempo che chi vive in un mercato aperto, gli utenti e i cittadini, siano protetti da regole che impongano l&#8217;efficienza dei mercati. Non possiamo pensare che politiche per la crescita e per l&#8217;equit\u00e0 in una economia aperta e integrata a livello globale come la nostra si possano fare solo con la redistribuzione del bilancio pubblico. Abbiamo fatto una manovra economica imponente per aumentare la capacit\u00e0 di acquisto delle fasce pi\u00f9 basse di circa 40 euro al mese. La disponibilit\u00e0 di reddito che si pu\u00f2 generare a favore delle famiglie, attraverso la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, \u00e8 assai pi\u00f9 consistente. La giustizia sociale e gli effetti redistributivi si danno oggi molto di pi\u00f9 attraverso la regolazione dei mercati dei servizi che non attraverso dirette politiche di bilancio; per dirla con D&#8217;Alema, &#8220;ci sono pochi Paesi al mondo dove la parola liberalizzazioni \u00e8 cos\u00ec di sinistra come in Italia&#8221;. Questa linea deve essere parte del manifesto fondativo del nuovo Partito Democratico, perch\u00e9 rappresenta una chiave unitaria con cui ricomporre l&#8217;identit\u00e0 sociale ed economica di questo Paese che oggi appare frantumata.<br \/>\nGi\u00e0 a luglio, con il pacchetto Bersani, avevate iniziato ad affrontare la questione\u2026<br \/>\nDi quel primo pacchetto faceva parte anche il disegno di legge sui servizi pubblici locali: una serie di interventi sull&#8217;economia non diretti e di spesa, ma finalizzati ad orientare ed a creare le condizioni di sistema perch\u00e9 le attivit\u00e0 economiche possano espandersi in modo pi\u00f9 efficace. La filosofia era operare in modo diretto con decreto legge su alcuni settori gi\u00e0 aperti alla presenza di una pluralit\u00e0 di operatori privati (banche, assicurazioni, taxi) cominciando ad avviare invece un processo pi\u00f9 cauto nel settore pubblico, attraverso il disegno di legge sui servizi pubblici locali. L&#8217;inizio del 2007 dovr\u00e0 vedere la ripresa ed il rilancio di questi temi, operando con equit\u00e0 in tutti i settori dell&#8217;economia, indipendentemente dalla titolarit\u00e0 dei soggetti pubblici o privati, locali, regionali o statali.<br \/>\nEppure il settore dei servizi pubblici locali in questi anni non \u00e8 rimasto immobile\u2026<br \/>\nIn materia, a partire dalla legge 142, vi sono stati negli ultimi anni interventi molto ampi, alcuni dei quali hanno segnato, soprattutto nei primi tempi, una modernizzazione radicale. Basti pensare a cosa erano nel 1992 le municipalizzate e a quanto oggi questo mondo rappresenti invece un pezzo importante dell&#8217;economia, dell&#8217;industria in cui si investe e si innova. Questo processo \u00e8 stato in parte anche stimolato dai vincoli finanziari degli azionisti pubblici che hanno accelerato nella direzione della esternalizzazione, parziale privatizzazione, societarizzazione, delle quotazioni in borsa. Ci\u00f2 ha per\u00f2 riguardato soprattutto l&#8217;assetto organizzativo delle aziende. Inoltre, in questo decennio di legislazione ci si \u00e8 messi quasi sempre pi\u00f9 dalla parte dei soggetti gestori o dei loro azionisti e meno dalla parte del cittadino. Oggi occorre assumere l&#8217;ottica opposta.<br \/>\nQuale \u00e8 l&#8217;ambito in cui si muove il disegno di legge?<br \/>\nA parte alcune esplicite esclusioni, come la sanit\u00e0 o l&#8217;istruzione, vi \u00e8 una nozione ampia di servizi pubblici locali, che va oltre quelli a carattere industriale, e che parte dalla consapevolezza che nelle economie mature come la nostra e come quasi tutte le economie europee, ormai una quota pari quasi al 75% del prodotto interno \u00e8 determinato dai servizi. Si pensi solo al settore dei servizi alla persona o dell&#8217;economia della conoscenza, dove l&#8217;ingresso di nuovi attori potrebbe garantire una offerta diversificata e flessibile, sempre pi\u00f9 legata anche a bisogni individuali.<br \/>\nSi tratta di una materia in cui le diverse competenze istituzionali si intrecciano\u2026<br \/>\nLe basi su cui si fonda il disegno di legge stanno nel titolo quinto della Costituzione, che riconosce allo Stato la potest\u00e0 normativa da un lato in materia di identificazione delle funzioni fondamentali dei Comuni e quindi anche in materia di erogazione dei servizi pubblici locali, e dall&#8217;altro in materia di tutela della concorrenza. Questi sono paletti entro cui credo si dovr\u00e0 muovere anche la legge a cui la regione toscana sta lavorando.<br \/>\nQuali sono i principi del provvedimento?<br \/>\nIl primo, fondamentale, \u00e8 quello generalizzato della gara per l&#8217;affidamento dei servizi pubblici. Il disegno di legge ammette situazioni speciali, che i decreti delegati identificheranno, penso ad esempio alle zone di montagna dove occorre garantire l&#8217;universalit\u00e0 del servizio pur non essendovi mercato. In linea generale per\u00f2 il principio della gara a me sembra l&#8217;unico che tendenzialmente evita il rischio di trasferire comunque ad altri soggetti (amministratori, monopolisti del mercato delle materie prime, ma anche imprese locali fornitrici delle imprese pubbliche e sindacato) la rendita monopolistica. Si tratta di un rischio che si corre anche con le societ\u00e0 miste. In generale per le societ\u00e0 miste si sceglie il partner sulla base del know how industriale, non sulla base di indicatori che attengono alla qualit\u00e0 e all&#8217;efficienza della gestione di una specifica attivit\u00e0.<br \/>\nQuello della gara un principio che ha sollevato varie perplessit\u00e0\u2026<br \/>\nIl punto \u00e8 che noi dobbiamo determinare un sistema in base al quale i vantaggi della concorrenza sono trasferiti in termini di rapporto qualit\u00e0\/prezzo a vantaggio del destinatario del servizio. Ecco perch\u00e9 il nostro disegno di legge fa s\u00ec che ci sia un sistema di gare nelle quali sia garantito da una parte che il capitolato di gara, e quindi poi la base del contratto di servizio, sia effettivamente finalizzato a garantire le prestazioni e dall&#8217;altro che la gara sia gestita in modo trasparente e indipendente; ci sono settori, come ad esempio il trasporto pubblico locale, in cui le gare sono state vinte quasi sempre dall&#8217;azienda presente sul territorio. Fatico a capire le perplessit\u00e0 sul principio della gara. Tra l&#8217;altro il termine previsto nella legge dovrebbe servire a realizzare quei processi di integrazione in atto anche in Toscana. Credo che l&#8217;itinerario che qui si sta seguendo, quello della holding, sia la strada per poi poter competere, se la finalit\u00e0 \u00e8 quella di integrare gestioni, fare efficienza, avere una massa critica in settori in cui il mercato estero \u00e8 liberalizzato, superando in questo modo la frammentazione municipalistica, la tendenza a conservare le societ\u00e0 cos\u00ec come sono, a farne luoghi anche di mediazione politica. La discussione, talvolta un po&#8217; demagogica, sui costi della politica nasce anche molto, io credo, dalle vicende delle aziende di pubblico servizio, locali e regionali. In questi anni, accanto a soggetti industriali innovativi e di qualit\u00e0, sono nate una serie di altre attivit\u00e0 con una logica spesso percepita dall&#8217;opinione pubblica come di moltiplicazione di soggetti.<br \/>\nOltre che sul principio della gara, lei insiste molto sull&#8217; indipendenza dei regolatori. Questo deve condurre le amministrazioni a ripensare il loro ruolo?<br \/>\nCredo che le amministrazioni, fino a quando non saranno liberate dai compiti\/interessi, relativi alla gestione, non impareranno il mestiere dei regolatori. Oggi nella sovrapposizione dei vari ruoli (azionista, concessionario, stakeholder, istituzione politica) il ruolo di regolatore non \u00e8 certo quello che prevale. Mentre invece \u00e8 questa la funzione su cui le amministrazioni si devono focalizzare; il disegno di legge va in questo senso, tra l&#8217;altro creando meccanismi come quello della contrattualizzazione della carta dei servizi ed il rafforzamento dei diritti dei consumatori, lanciando anche a questi ultimi la sfida della autorganizzazione.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;intervento dei Sindaci<\/strong><\/p>\n<p>Il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici<br \/>\nIn Italia, da anni, le regioni del nord si sono poste l&#8217;obbiettivo della solidit\u00e0 aziendale e dell&#8217;efficienza nel campo dei servizi pubblici, questa politica \u00e8 essenziale per competere con grandi aziende e societ\u00e0 internazionali.<br \/>\nIn Toscana i servizi ai cittadini, acqua, gas, energia e rifiuti, sono sostanzialmente controllati da societ\u00e0 pubbliche cio\u00e8 dai comuni, abbiamo un buon livello di qualit\u00e0 ed efficienza ma dobbiamo superare la moltiplicazione societaria e il nanismo in questo campo che ci espone al rischio &#8220;colonialismo&#8221; da parte di aziende forti in grado di fornire efficienza, investimenti per la qualit\u00e0 e prezzi pi\u00f9 bassi.<br \/>\nNel mondo in cui viviamo \u00e8 necessario superare le piccole dimensioni e dare maggiore solidit\u00e0 a queste imprese, che altrimenti rischiano sul piano della competitivit\u00e0 e della concorrenza di perdere terreno.<br \/>\nPer conseguire l&#8217;obiettivo strategico dell&#8217;integrazione si sono verificati due importanti fatti, il primo il 24 gennaio 2006 con la nascita della holding TOSCANA ENERGIA che ha messo insieme i soci pubblici di FIORENTINA GAS e TOSCANA GAS, le due maggiori societ\u00e0 del settore energetico in Toscana con ITALGAS. La nuova societ\u00e0 diventa cos\u00ec la quinta in Italia tra le imprese nel settore della distribuzione del gas metano, sono 97 i comuni con circa 600.000 utenti; il secondo fatto \u00e8 la sottoscrizione di un protocollo di intesa, firmato il 23 novembre 2006 anche questo in Palazzo Vecchio, tra tutti i comuni capoluogo di provincia della Toscana per verificare la costruzione di una holding toscana nel settore dei servizi pubblici.<br \/>\nQuesti due passaggi assumono una notevole importanza perch\u00e9 segnano una netta inversione di tendenza e puntano decisi verso l&#8217;integrazione societaria e ribadiscono la scelta del mantenimento di un forte controllo pubblico.<\/p>\n<p>Il Sindaco di Prato Marco Romagnoli<br \/>\nIl progetto di costituzione di una holding toscana dei servizi pubblici locali deriva dai cambiamenti che si prospettano nei settori interessati gli scenari di liberalizzazione che \u00e8 bene chiarire non significa privatizzare i servizi e dalla necessit\u00e0 di salvaguardare un patrimonio di risorse pubbliche, di energie e professionalit\u00e0 manageriali e imprenditoriali, costituito dalle comunit\u00e0 locali e di cui le comunit\u00e0 locali sono destinatarie.<br \/>\nE&#8217; questo forse un aspetto che troppo spesso non viene sottolineato o che per altri aspetti \u00e8 minimizzato: la necessit\u00e0 di preservare, anche in termini di democrazia economica, una presenza pubblica, quindi verificabile e controllabile, in settori strategici per l&#8217;economia nazionale e locale e per la vita quotidiana delle persone.<br \/>\nAnche da qui scaturisce l&#8217;esigenza di un processo di aggregazione e anche la possibilit\u00e0 che queste aziende, gi\u00e0 diverse nella loro strutturazione, possano ulteriormente evolvere, diventando protagoniste in mercati, come quelli delle risorse energetiche, che non possono essere affidati ai soli meccanismi spontanei.<br \/>\nE&#8217; un processo difficile perch\u00e9 si tratta di far convergere realt\u00e0 territoriali, e quindi aziendali, differenti e differenziate, con la presenza in alcuni casi anche di partnership private, ma \u00e8 un progetto per molti aspetti imprenscindibile, su cui si misura la stessa capacit\u00e0 di governo della classe dirigente toscana, che non pu\u00f2 sottrarsi di fronte ai nuovi contesti che maturano e che matureranno, anche in relazione alle responsabilit\u00e0 che porta verso le popolazioni amministrate.<br \/>\nSi tratta, in fin dei conti, di non rendere marginale un settore, quello dei servizi pubblici locali, di grande rilevanza e che ha avuto un peso notevole nella costruzione della moderna societ\u00e0 toscana.<\/p>\n<p>Il Sindaco di Pisa Paolo Fontanelli<br \/>\nCon il percorso avviato in Toscana verso la holding abbiamo aperto una sfida finalizzata a rendere il sistema delle aziende dei servizi pubblici locali pi\u00f9 forte e competitivo, anche in vista della prospettiva di liberalizzazione contenuta nel disegno di legge delega al quale il governo sta lavorando. Una prospettiva che non ci spaventa, e che non va affrontata ideologicamente. Innanzitutto liberalizzazione non significa privatizzazione, e non pu\u00f2 significare nemmeno sostituzione di un monopolio pubblico con un monopolio privato. La sfida \u00e8 quella di costruire un mercato dei servizi che oggi non c&#8217;\u00e8, per garantire qualit\u00e0 e risparmio per i cittadini, crescita e dinamismo dell&#8217;economia. In questo quadro i Comuni sono attori fondamentali, nelle attivit\u00e0 di programmazione, indirizzo e controllo ma anche nella gestione in quanto azionisti delle aziende pubbliche. Una pluralit\u00e0 di ruoli che ha comunque sempre come fine ultimo la garanzia dell&#8217;efficienza del servizio, alla quale i comuni, enti pi\u00f9 vicini ai cittadini, non possono e non vogliono sottrarsi. Ma nella prospettiva della liberalizzazione e delle gare, l&#8217;obiettivo dei comuni toscani, con il percorso della holding, \u00e8 anche quello di tutelare al meglio il valore patrimoniale, imprenditoriale ed occupazionale delle aziende pubbliche: un valore che appartiene non ai sindaci o agli amministratori, ma ai cittadini, che si \u00e8 accresciuto e qualificato in questi anni, e che sarebbe gravemente sbagliato ridurre ad un &#8220;costo della politica&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 dunque timore delle gare e della liberalizzazione; quello che serve \u00e8 una legislazione nazionale che innanzitutto affini l&#8217;efficacia dei contratti di servizio e rafforzi i meccanismi di controllo e sanzionatori, ma che fissi anche percorsi e tempi che consentano al nostro sistema di aziende di riorganizzarsi ed aggregarsi per poter competere.<\/p>\n<p><strong>La riforma dei Servizi Pubblici Locali tra mercato, efficienza e partecipazione<\/strong><br \/>\ndi Agostino Fragai &#8211; Assessore Regionale alle Riforme Istituzionali e EELL<\/p>\n<p>Dobbiamo favorire l&#8217;aggregazione delle imprese che oggi gestiscono i servizi pubblici locali per renderle capaci di sostenere la competizione internazionale. E dobbiamo farlo non in nome di un principio o di una dottrina astratta, ma per i cittadini. Per questo stiamo scrivendo una legge, che forse da sola non sar\u00e0 sufficiente e a cui dovremo magari affiancare la firma di un patto tra tutti i soggetti interessati: Regione, Comuni, aziende, sindacati e consumatori. Una legge che vorremmo approvare entro il 2007.<br \/>\nDai servizi pubblici locali dipende infatti la competitivit\u00e0 di un territorio. Se l&#8217;azienda distribuisce acqua a sufficienza e di buona qualit\u00e0, magari a costi contenuti, tutta l&#8217;economia ne trae giovamento. Lo stesso vale per l&#8217;energia e i rifiuti. E solo aziende pi\u00f9 grandi e forti ci consentiranno economie di scala in grado di mantenere tariffe appropriate.<br \/>\nIl mercato serve ai consumatori e dobbiamo aprirci al mercato pensando ai cittadini. Una via non scontata. Prendiamo come esempio le farmacie e la liberalizzazione nella vendita di alcuni medicinali a cui abbiamo assistito in questi mesi. Perch\u00e9, mi chiedo, anche le strutture comunali hanno aspettato che la liberalizzazione coinvolgesse i supermercati per applicare sconti consistenti ai farmaci da banco ? Probabilmente solo perch\u00e9 in passato, pure nelle aziende pubbliche, si guardava pi\u00f9 agli utili che dall&#8217;azienda potevano venire ai bilanci dei Comuni piuttosto che direttamente al consumatore. I cittadini devono invece diventare il faro delle scelte che faremo in futuro. Anche per i servizi pubblici locali a rilevanza economica. E&#8217; il cambio di prospettiva obbligato che ci attende e uno dei principi ispiratori della legge che stiamo scrivendo.<br \/>\nCerto le norme regionali non potranno fare tutto da sole. La nostra legge si dovr\u00e0 muovere tra i paletti posti dalla legislazione nazionale. E a questa sar\u00e0 legata anche nei tempi. Per questo chiediamo al governo e al parlamento di fare presto.<br \/>\nVogliamo una buona gestione dello smaltimento dei rifiuti e lo stesso per la distribuzione e il trattamento delle acque, del gas e dell&#8217;energia. Del governo, che si \u00e8 mosso con tempestivit\u00e0 e nella giusta direzione, condividiamo le due direttrici finora indicate: una legislazione specifica per le risorse idriche, spazio alle liberalizzazioni negli altri casi. Per gas, energia e rifiuti l&#8217;obiettivo minimo che ci eravamo prefissi era quello di un&#8217;aggregazione del sistema delle imprese pubbliche su almeno tre grandi aree vaste. Per l&#8217;acqua, che \u00e8 un bene comune, avevamo gi\u00e0 maturato l&#8217;opinione che propriet\u00e0 e controllo delle reti idriche devono restare in mano pubblica, cos\u00ec come la maggior parte del capitale di esercizio. Per la gestione siamo aperti anche ad un ulteriore coinvolgimento pubblico, anche se riteniamo l&#8217;attuale situazione toscana, che vede una maggioranza pubblica nelle societ\u00e0, un buon equilibrio. Apprezziamo comunque (e siamo disposti ad appoggiare) il progetto di un&#8217;unica holding toscana dei servizi pubblici che oggi alcune amministrazioni comunali stanno portando avanti. A tutto questo vorremmo per\u00f2 aggiungere qualcosa in pi\u00f9 in termini di partecipazione<br \/>\nNel 2002 le aziende toscane di acqua, gas, rifiuti e trasporti fatturavano un milione e 600 mila euro. Oggi ne fatturano 2,4 e contano, trasporti a parte, 14 mila dipendenti. E&#8217; una fetta importante della nostra economia. Il modello di gestione che da noi si \u00e8 affermato \u00e8 quello delle Spa interamente pubbliche o miste che gestiscono il 100% del settore idrico e del trasporto pubblico, il 92% dello smaltimento rifiuti, il 75% del gas. Gli investimenti, dal 2000, sono raddoppiati.<br \/>\nCon la legge vorremmo specificare i requisiti di natura economica-finanziaria e tecnico organizzativa che le imprese devono possedere per partecipare alla gara per l&#8217;affidamento dei servizi. La legge indicher\u00e0 i contenuti essenziali ed inderogabili dei contratti di servizio e sar\u00e0 prevista anche una carta dei servizi, dove grande spazio trover\u00e0 la trasparenza e la partecipazione. Vorremmo infatti creare nuovi strumenti e nuove opportunit\u00e0 a disposizione dei cittadini, da cui pu\u00f2 venire un apporto importante per migliorare la qualit\u00e0 dell&#8217;intero sistema. Le forme possono essere le pi\u00f9 varie: la creazione di un osservatorio regionale che controlli l&#8217;operato, gli standard e i risultati delle aziende, consigli consultivi delle singole comunit\u00e0 composti da rappresentanti dei cittadini, delle aziende e delle autorit\u00e0 locali, l&#8217;istituzione di un garante degli utenti dei servizi pubblici di interesse economico attraverso l&#8217;affidamento di nuove funzioni e compiti al difensore civico.<br \/>\nCon la legge vorremmo inoltre incentivare la possibilit\u00e0 di acquisti collettivi da parte dei consumatori, favorendo forme di aggregazione tra i cittadini di un quartiere o un sistema di imprese per spuntare un miglio prezzo sul mercato. Quello che \u00e8 successo cento anni fa con le cooperative di consumo potrebbe essere replicato per energia, telefoni e gas.<br \/>\nPer partecipare occorre conoscere, soprattutto per partecipare in maniera attiva. Per questo diventa importante la creazione di un osservatorio regionale sui servizi pubblici locali. Cos\u00ec come lo abbiamo immaginato l&#8217;osservatorio regionale dovr\u00e0 essere un organismo tecnico altamente qualificato e dotato di una propria autonomia scientifica. Gli esperti che lo guideranno dovranno essere nominati con regole precise e trasparenti e il loro compito sar\u00e0 quello di fornire ai cittadini ma anche alle istituzioni dati ed informazioni, analizzare e comparare standard, costi di produzione e tariffe applicate. Guardando anche al di l\u00e0 dei confini regionali e nazionali. Sar\u00e0 l&#8217;osservatorio che dovr\u00e0 vigilare sulle inadempienze da parte delle aziende, che dovranno essere tempestivamente comunicate agli enti. Sar\u00e0 l&#8217;osservatorio che dovr\u00e0 fornire agli Ato consulenza e supporto prima e dopo la stipula del contratto di affidamento del servizio, aiutandoli nelle scelte di programmazione.. E all&#8217;osservatorio dovremmo anche chiedere relazioni periodiche sull&#8217;attivit\u00e0 dei gestori, da diffondere per creare occasioni di dibattito e partecipazione e affinch\u00e9 i consigli comunali possano esprimersi con cognizione di causa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Editoriale di Vittorio Bugli Sindaco, dalla nostra zona gli spazzini passano troppo di rado. Vedi se puoi fare qualcosa;- Non sono passati molti anni dai tempi in cui le persone incontravano il loro Sindaco e gli dicevano frasi come questa. E il Sindaco chiamava il Presidente dell&#8217;azienda pubblica locale e faceva provvedere. 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