Stamani sono intervenuto in Consiglio Regionale per commemorare il Giorno della Memoria. Il novecento è un secolo dove si sono viste immani distruzioni, si è vista l’atrocità dell’Olocausto, lo sterminio costruito scientificamente verso il diverso. L’Europa usci da questo riconquistando la libertà. In questo terzo millennio assistiamo al ritorno di spinte verso le quali occorre reagire. Ci troviamo nuovamente costretti ad utilizzare ancora questo disagio della memoria per ricomporre i valori dell’uomo, del trovare insieme il valore immenso della persona e provare ad andare con forza alla costruzione di un futuro su qualcosa ancora più alto, su un tentativo ancora troppo difficile: la costruzione dell’uomo solidale, dell’uomo che condivide con gli altri i suoi pesi e le sue dannazioni, ma anche il meglio di sé, il suo positivo. Delle persone dobbiamo occuparci: occuparci di più e preoccuparci di meno. L’Europa è nata come risposta alla guerra, alla povertà, al bisogno mettendo al centro la persona umana. E lo ha fatto attraverso le lotte e l’iniziativa di chi non aveva, di chi era più vulnerabile e sofferente. Persone delle quali non dobbiamo avere paura, ma fare guidare la nostra azione dai loro bisogni: quando l’abbiamo fatto abbiamo costruito dignità e crescita per tutti, quando non l’abbiamo fatto abbiamo spesso prodotto distruzione e morte per molti.
