Non è un giorno come un altro. Mai come negli “11 settembre”, forse, la Storia ha segnato l’umanità e il suo destino. L’11 settembre sta racchiuso nell’immagine delle donne e degli uomini che si sono lanciati dalle Torri gemelle in fiamme, nel 2001. Sta nelle parole che Salvador Allende pronunciò nel suo ultimo discorso al popolo cileno, prima di essere deposto ucciso dai militari di Pinochet nel 1973: “Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore”. E l’anno prima, nel 72, si chiude l’Olimpiade di Monaco di Baviera insanguinata dal terrorismo. Mentre cinquant’anni ancora prima, l’11 settembre del 1922, inizia il mandato britannico in Palestina. Una data strana, l’11 Settembre. Tragica. Io ricordo poco delle immagini in bianco e nero dei fatti di Monaco, molto di più dell’ultimo discorso di Allende, in maniera nitida e incancellabile le torri gemelle. Ero in Comune e vidi sul cellulare la chiamata di mio figlio. Eravamo stati da poco a New York e aveva voluto decisamente vincere la paura dell’ascensore perché desiderava troppo andare lassù. Un forte desiderio che fa vincere una paura rimane impresso, specialmente in un bambino, e ancor più gli portò l’attaccamento verso quelle “sue” torri. Quando vide le immagini in televisione mi chiamò d’istinto e piangente per farmi partecipe di cosa stava accadendo alle “nostre” torri e a chi le abitava. Per me fu ancora più chiaro cosa stava accadendo al mondo.