Ho conosciuto Gino Nunes quando ero Sindaco di Empoli e lui…

Ho conosciuto Gino Nunes quando ero Sindaco di Empoli e lui Presidente della Provincia di Pisa. Erano i tempi nei quali la nostra area si batteva per una propria autonomia e capitava che i territori limitrofi si sentissero insidiati. E quando Gino si sentiva insidiato era un problema.. Partivano battaglie a non finire, ed era difficile vincerne una con lui.
Poi l’ho ritrovato in Consiglio Regionale come membro della Commissione Attività Produttive della quale ero Presidente. E’ nata subito una amicizia.
Tra noi era quello più “anziano”, quello che aveva vissuto più esperienze. Eppure tra noi era quello che arrivava sempre preparato ad una riunione, che aveva letto di più, studiato di più i documenti. Era quello che più si attaccava a un principio, faceva con più convinzione ed bravura una battaglia di valori, di etica. Era quello che ammetteva meno compromessi di basso livello e più di quelli che avevano un buon contenuto politico. Era quello che non mancava mai a una riunione, che era presente in aula, che non faceva mancare il suo intervento per il gruppo anche quando i temi erano diversi da quelli di cui si occupava in prima persona. Era quello che guardava con maggiore lucidità all’innovazione, alla sperimentazione studiata di nuove strade. Era quello a cui non mancava mai la passione per la politica, per discuterne, per provare a comprenderla ed interpretarla prima degli altri, sempre in termini nuovi, avanzati, lui che è stato un gran bel dirigente di una storia politica antica e radicata alla quale avrebbe ben potuto guardare con nostalgia.
E poi con Gino era bello parlare. Per me era un uomo dolce dietro a quella sua forza decisa, e leggeva dunque le cose degli uomini ammettendone la loro fragilità come un qualcosa di naturale. Era in grado di stroncare gli effetti politici derivati dal comportamento di qualcuno con la stessa intensità con la quale ne capiva il motivo umano. Quando eri in difficoltà era uno di quelli che ti cercava sempre con la parola giusta. Ma pretendeva un gran rispetto al rapporto che avevi con lui, rimanendone ferito se veniva meno o se si affievoliva. Quando parlava della famiglia, del figlio, si illuminava, e le solite critiche si trasformavano in prove d’amore.
Amava far da mangiare, buon cibo che cucinava davvero a un livello eccellente. Amava il mare e quando decise di abbandonare il suo vecchio Vaurien per una nove metri tutta in legno, nacque una passione formidabile fra lui e la sua barca che guardò, studiò e toccò tutta come si fa con le cose che si amano davvero, frequentandola molto in uscite in mare spesso solitarie. Amava leggere, capire quel testo, quell’articolo di giornale, assaporare quel romanzo. Amava conoscere il mondo, la vita di altri paesi, di altre città, comprenderne vizi e virtù, bellezze e derive. Amava la giustizia e era sempre pronto a lottare per averla.
Ora se n’è andato. Mi piace vederlo cazzare la randa al vento verso altri lidi, più difficili da esplorare dei tanti che ha frequentato in terra. Mi piace vederlo sereno, con il suo solito coraggio, con lo sguardo deciso di uno che sa dove andare e con la solita schiena dritta che ha avuto in terra, qui tra noi che ora siamo tristi per non poterlo incrociare più.

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