Visti i risultati di questo Congresso possiamo dire che è davvero partita la costruzione di un partito nuovo. Bene! Chi ha seguito un po’ i congressi sa che la stragrande maggioranza dei compagni ha detto, partecipando in quantità doppia rispetto all’ultimo congresso e intervenendo con frequenza e convinzione:- Cosa si aspettava? E’ tanto che è iniziato questo percorso, cosa aspettiamo ancora a portarlo in fondo?! Andiamo avanti! Sono 12 anni che c’è l’Ulivo, le persone lo hanno visto nascere, hanno condiviso il progetto che lo ispirava, lo hanno spinto partecipando in gran numero tutte le volte che sono state fatte delle primarie, l’hanno sempre votato in modo maggiore della somma dei singoli partiti che lo compongono. Cosa si aspetta a rendere giustizia a questo sentimento dal basso!-.
E’ stato positivo questo atteggiamento perchè è con esso che il corpo del partito ha risposto a chi aveva detto che si trattava di un processo costruito dall’alto, dalle segreterie dei partiti. E di rispondere con un rilancio anche a chi avesse ancora voglia di costruirlo dall’alto. Alcuni compagni hanno anche fatto riferimento a 34 anni fa, tra il settembre e l’ottobre del 1973, quando Enrico Berlinguer, in tre articoli su Rinascita, diede origine alla strategia del Compromesso Storico. Non so se sia del tutto giusto questo riferimento. Sappiamo cosa successe, 34 anni fa, e come è andata. Ma certo anche questo richiamo conta. In 34 anni, l’età di un adulto, forse è passato il tempo sufficiente per attuarne lo spirito ed il contenuto. Nell’evoluzione di un’epoca che nel frattempo ha visto la caduta del muro di Berlino (1989: 18 anni fa) e Tangentopoli (1992: 15 anni fa). E così, per la prima volta, la sinistra prova a dare compimento a quel suo desiderio perenne di "cambiare se stessa per cambiare il Paese" costruendo una forza non solo per stare nei suoi valori e nella sua tradizione, per portare una testimonianza, per portare avanti le sue lotte, per organizzare collettivamente le persone, per raggiungere un obiettivo e dare un diritto di cittadinanza ai suoi valori, ma per rompere quel paradigma impedito da anni, troppi anni, a questo Paese: cambiarlo profondamente guidandolo. Guidandolo, non solo vincere le elezioni, ma entrare nel DNA del Paese per portarvi una vera e credibile trasformazione che può venire solamente da una grande forza che incardina i ceppi dei principali filoni politici e culturali che hanno composto la società italiana e che devono provare ad allargarsi. Un Partito che sia in grado di proporre un’idea precisa del futuro, una strada, una prospettiva collettiva ad una società che mai come oggi ne ha bisogno. Ne hanno bisogno le persone di buona volontà che sono stanche di questo modo di fare tutto chiuso verso gli interessi personali, verso le corporazioni, verso le rendite di posizione acquisite a buon mercato. Ne hanno bisogno quei tanti giovani che vedono "male" la politica e riversano il loro impegno nel volontariato, nelle missioni di solidarietà all’estero che con gli Erasmus hanno visto che le regioni del mondo che vanno meglio sono quelle dove vi è un’elevata modernità, dove si punta sulla creatività, sulla ricerca del talento, sull’innovazione e dove si sa praticare un "sapere dinamico", dove si sanno richiamare cervelli grazie alla possibilità di scavare in quanto c’è di più innovativo nella conoscenza contemporanea. Ne ha bisogno chi crede nella Pace come conquista quotidiana, come iniziativa continua, non con interventi unilaterali ma una paziente azione multilaterale e che mette in campo soluzioni diverse solo entro il dettato della Costituzione. Dobbiamo ringraziare Massimo D’Alema che sta ridando una dignità alla politica estera dell’Italia e sta rimettendo il nostro Paese al centro di questa politica. Ne ha bisogno chi capisce che le forme nuove di organizzazione della società hanno bisogno di nuovi diritti, anche per quei tanti cittadini spesso cattolici che convivono per mille ragioni, tutte rispettabili allo stesso modo, e che magari continuano a credere fortemente nella loro religione. Ne ha bisogno chi non vuole più dare spazio alla rendita, chi si vuole mettere in gioco ma che è stanco di farlo per 500-700-1.000 euro al mese e non vuole trovarsi l’ostacolo del barone universitario, del figlio del professionista, del politico scafato i quali, pur essendo peggiori, sono lì e nessuno sembra poterli rimuovere dalla loro posizione di rendita. Ne ha bisogno chi crede nel lavoro, anche il più umile, che ci mette passione, ha talento professionale e per carenza economica o carenza di diritti non riesce comunque a costruirsi una prospettiva futura certa. Ne ha bisogno chi crede che un Paese laico non lo si costruisce solo con le regole, ma che deve maturare da dentro la propria sfera di appartenenza prima di essere proposto alla società. Chi sa che temi come l’interculturalita, i temi etici, le scoperte della scienza, i temi della vita, sono le grandi sfide della moderna complessità e che le si affrontano prima di tutto dentro la propria mentalità, la propria cultura. Ne ha bisogno chi crede in un paese dinamico, aperto, che non veda i fenomeni straordinari della società e del mondo solo come rischi, la Cina, l’India, ma che guardi all’apertura e all’integrazione come cosa in cui cimentarsi, cominciando ad esercitarlo da proprio interno per poi portarlo a sintesi e proporlo alla società. Un Partito che sia il segno più tangibile che si offre alla società italiana per fare riacquisire credibilità alla politica dimostrando che se si vuole si può uscire dalla frammentazione oramai dilagante che crea solo una grande ingovernabilità e un distacco crescente delle persone dal susseguirsi monotono di dichiarazioni forti e sempre in contrasto, anche all’interno delle stesse coalizioni, per avere la cosiddetta "visibilità". E che portano tutte ai passaggi drammatici che abbiamo visto anche di recente. Un Partito che rafforzi l’Unione, ne faccia da caposaldo, dia modo alle forze più significative che vi appartengano di avere un interlocutore unico e qualificato. Ne solleciti un’evoluzione positiva al suo interno. E che dunque rafforzi il governo Prodi e gli consenta di raggiungere gli obiettivi che ha in programma. Che ne rinforzi l’azione, la quale, peraltro, è stata più densa di risultati in questi 10 mesi con 2 senatori di differenza che negli interminabili anni del governo Berlusconi con una maggioranza Bulgara. Un Partito che stia nella famiglia socialista europea con grande laicità e che sia in grado di trasferirvi questa esperienza veramente nuova e unica in Europa. Esperienza che tutta l’Europa guarda con interesse e della quale si ha una gran preoccupazione solo in Italia, anche da chi ebbe da fare grandi proteste quando entrammo nel PSE. Un Partito forte e strutturato. Che metta grande impegno e determinazione nella costruzione delle regole interne. Sono le regole che staranno alla base della vita del nuovo partito e occorre essere infaticabili nel costruirle bene adesso. Saranno la chiave per rafforzare la vita del nuovo partito. Regole basate anzitutto sulle Primarie per la scelta dei candidati, sulla riduzione dei costi della politica, sul ricambio e dunque sulla durata dei mandati. Un Partito che viva una fase costituente ben definita nel tempo e che non sia centralizzata ma diffusa ampiamente sul territorio. E alla quale il nostro territorio deve stare appieno, ancora una volta prima e meglio di altri. E’ in questa fase costituente che credo si debba affrontare il vero tema di Empoli e dell’area: come stiamo rispetto al futuro della Toscana e allo sviluppo della nostra Regione? Faccio un esempio. Tra il 2007 e il 2010 sono previsti interventi strutturali per circa 4.000 milioni di euro, ripeto 4 miliardi di euro, in infrastrutture che interessano l’asse FIPILI e che sono concentrati sulla Costa e su Firenze. Anche se dovessero andare a rilento, anche se non dovessero andare tutti in porto, cambieranno le cose, il quadro economico e quello sociale in modo straordinario. Per citarne alcune: il corridoio tirrenico, i raccordi ferroviari di alta velocità e alta capacità fra la PLC e FI ed i grandi corridoi europei, l’interconnessione degli interporti di PO e LI con la PLC, l’interconnessione con gli aeroporti, gli interventi di adeguamento della FIPILI, la bretella Signa Prato ed il suo collegamento alla A1, il nodo fiorentino dell’Alta Velocità e Alta Capacità, la Terza Corsia dell’A11, la tranvia di Firenze. Mi pare questo ciò con cui abbiamo a che fare. Come ci stiamo noi con questa sfida che la classe dirigente della Toscana ha di fronte a se per vincere la battaglia di adeguare la sua struttura alle necessità dello sviluppo, per superare l’handicap di uno sviluppo in ritardo rispetto ad alcune altre aree del Paese e, di certo, a molte aree dell’Europa. E come stiamo noi con quella impostazione che oramai fa da cardine a queste scelte di vedere la Toscana come una città diffusa, una "città fatta di più città" (espressione a noi cara perchè è stato il nostro slogan durante la costruzione del Circondario). Una visione in cui ogni territorio diventa forte e specializzato in una funzione di tipo regionale e produce non una somma di genericità, ma una somma di eccellenze che divengono eccellenze regionali. Dalle eccellenze infrastrutturali a quelle ambientali, a quelle sociali e al nostro punto cardine dell’eccellenza sanitaria. Noi siamo nel mezzo. Empoli è nel mezzo a tutto questo, a questo asse fondamentale su cui si sta investendo così massicciamente, seppure ai suoi estremi. Ed è dunque una grande occasione per noi essere nel mezzo. Ma come ci stiamo? Qual’è l’eccellenza o le eccellenze che portiamo? Questo è quello che abbiamo da decidere e da portare avanti nei prossimi anni. Questa è la scala. Non trascurando certamente quello che ci occorre ad una scala diversa, ma stando in questa scala. La scala di decidere da noi le nostre sorti nel contesto dello sviluppo della nostra Regione, senza essere subalterni a nessuno ma trovando alleanza con i territori contigui per meglio mettersi a disposizione di un disegno coerente dello sviluppo stesso. Qui c’è Enrico Rossi. Ha fatto il Sindaco di Pontedera. Ma davvero rispetto a questo asse di sviluppo noi abbiamo meno interessi comuni con Pontedera, con il Cuoio che con Barberino del Mugello o Bagno a Ripoli? In questa scala ci sta la 429 e gli svincoli. Perché sono fondamentali per interconnettere una parte importante del nostro territorio alle grandi linee di comunicazione. Ma queste opere discendono da una programmazione e da un finanziamento regionale già impegnato nel 2003. Ci ricordiamo tutti dai Consigli Comunali riuniti insieme con Vannino Chiti in poi.. Sono solo da fare. Ed è bene che chi ha ottenuto, a suo tempo, il compito di finirne la progettazione, metterle in gara e realizzarne l’appalto lo faccia quanto prima. Come ha già fatto, devo dire, per il nuovo svincolo di Empoli, forse con qualche aiuto venuto dalle circostanze. In questa scala ci sta la nostra sanità perché con l’ospedale nuovo di Empoli diverremo appieno e irreversibilmente un nodo del servizio sanitario regionale, cosa che non potevamo essere solo avendo una Asl senza avere un ospedale unico e all’avanguardia. E ci staremo ancora più a maggior ragione se i plessi di San Miniato, di Castelfiorentino e di Fucecchio non sono delle scatole vuote, ma dei preziosi contenitori di specialità sanitarie di livello regionale collegate alle Università Toscane attraverso la nostra Università, come li porterà ad essere il lavoro che in questi mesi hanno fatto i Sindaci con l’assessore regionale. Ha ragione Brenda quando dice nella sua relazione che non ci sono nuovi enti da creare e definizioni da dare e che il nostro strumento è il Circondario. Certamente il Problema del Circondario c’è. Anch’io credo che debba essere maggiormente attivo e con maggiori funzioni sovracomunali. Forse non siamo riusciti a strutturarlo compiutamente nella sua direzione politico-istituzionale, nella sua governance, nel rapporto con le persone e con le imprese. Possiamo recuperare e dovremo farlo da subito. Abbiamo una squadra di amministratori che se si mette concordemente insieme per farlo , può farlo velocemente ed efficacemente nei modi che riterranno opportuni. A noi tocca dire che questo rafforzamento è necessario ed urgente. E certamente sembra esserci l’incombenza della accelerazione imposta dal disegno di legge del Governo sulle Aree Metropolitane, ma ancora ci sono vari mesi di iter parlamentare e poi tutto il tempo previsto dalla legge per procedere. Credo che quindi anche noi avremo tutto il tempo di vedere come stare rispetto a questa cosa e farlo rientrare nel percorso di elaborazione politica interno alla formazione del partito democratico e in quello istituzionale già da tempo avviato dall’Assessore Fragai. Comunque sia la nostra posizione sarà più forte quanto più, nel frattempo, avremo saputo rafforzare il Circondario dal punto di vista istituzionale e il percorso per la costruzione del Partito Democratico e la discussione sui temi centrali per esso dal punto di vista politico. Brenda parlava anche, nella sua relazione, del ruolo di Empoli. Condivido le cose che diceva. Aggiungo solo alcune righe che ho ripreso da un importante studio che il Comune ha commissionato all’Irpet e che è stato presentato a Dicembre. Dice lo studio in un suo passaggio: "Questa è la vera "sfida dei nuovi tempi" per una città che, potremmo dire, è fra le ultime della Toscana ad aver passato la soglia oltre la quale la funzione di capoluogo non può più essere vista "passivamente" come il vantaggio che viene dall’essere il maggior centro in un territorio ad elevato sviluppo economico-sociale, ma richiede un atteggiamento marcatamente "proattivo"; che dunque, acquisito il ruolo, lo interpreta realmente in funzione di un’ampia area di riferimento perfino laddove ciò può configgere con sensibilità avvertite nel più ristretto ambito del territorio comunale.
E’ peraltro vero che anche la periferia di una città deve coerentemente favorire il rafforzamento di questo ruolo: basta riflettere sul fatto che le numerose conquiste conseguite da Empoli durante la fine della prima metà e l’inizio della seconda metà degli anni Novanta (di cui il quadro dell’economia al 2001 misura chiaramente i positivi impatti): l’ASL, l’ufficio INPS ed IVA, il Tribunale, il Circondario, l’Agenzia di per lo Sviluppo, ecc.; nonchè tutte le potenzialità venute dallo sviluppo della felice esperienza di una delle prime S.p.A. pubbliche d’Italia come fu PUBLISER, derivarono essenzialmente da una straordinaria coesione di intenti e decisioni fra le Amministrazioni locali.
Oggi, la crisi ed i mutamenti dell’economia, l’esplodere del problema della casa, degli stranieri da accogliere, dell’emergere di nuovi orientamenti dell’investimento e di corrispondenti marginalizzazioni inedite di fasce talvolta anche cospicue dei residenti, unite all’aggravarsi di problemi connessi proprio alla nodalità di alcune delle principali infrastrutture di collegamento (fra cui quelle di nuova tecnologia), su cui gran parte della forza reale della città si incardina, richiedono una coesione anche maggiore e, dunque, un’assoluta continuità di atteggiamento e di iniziativa da parte del settore pubblico locale."
Credo si possa essere d’accordo e non aggiungere altro se non cogliere in queste frasi che esiste un ruolo di Empoli, quale deve essere, ma che parallelamente deve esistere il ruolo di tutti: degli altri Comuni come delle Istituzioni di livello superiore. Ma centrale, torno a dire, è come questo territorio sta rispetto alla sua collocazione in Toscana, alle cose che veramente muteranno lo scenario dello sviluppo e ne determineranno le ricadute sociali, a come noi stiamo nell’Area Metropolitana e a quale atteggiamento avere verso la Città Metropolitana. Probabilmente in questa elaborazione soffriamo un ritardo. Nessun male! Il tempo c’è. Anzi, forse in questa fase può essere un bene, perché in questa fase stiamo costruendo il Partito Democratico. Sarebbe stato positivo che la risposta a questo quesito l’avessero data i DS, come gli è sempre toccato, dentro il Partito, con i suoi amministratori? Io credo sia meglio che queste risposte siano elaborate dalla nuova classe dirigente costitutiva del Partito Democratico. Anzi, noi potremo costituire davvero un Partito Democratico all’altezza della storia e delle tradizioni di questo territorio solamente se saprà fondarsi su queste scelte. Sennò come si costruisce questo partito? Non abbiamo detto che deve essere costruito dal basso, allargandosi alla società, che occorrono nuove classi dirigenti maggiormente interpreti di questa nuova fase. Bene. Un partito si costruisce su queste idee, sulle prospettive che vuole dare al territorio dove opera e alla sua Regione. Non sugli "scambi di cortesie" tra strutture e persone con un potere. Lo si fa costruendo il nuovo partito, dalla fine di Aprile in poi, in luoghi aperti alla società empolese e dell’empolese valdelsa, ai suoi imprenditori, ai suoi lavoratori, alle sue associazioni. Luoghi dove una buona politica costruisca insieme alla società le idee fondanti di un partito nuovo strettamente connesso al suo territorio chiamando a noi tutti coloro che hanno partecipato alle primarie e chiedendo loro uno sforzo in più: darci una mano a elaborare e attuare le risposte. Solo così, tra l’altro, potranno entrare strutturalmente a far parte della nostra famiglia. Un partito, dunque, che sia davvero nella società e non nelle segreterie. E ci serve costruire un partito dove, soprattutto, possano trovare cittadinanza le idee dei giovani della nostra area per migliorare e impostare il loro futuro. Forse non ce ne stiamo rendendo conto, ma nella nostra area il nostro partito ha avuto la fortuna di aver visto, purtroppo accanto ad un progressivo invecchiamento della base degli iscritti, la nascita di una serie di nuovi dirigenti di partito, di nuovi amministratori. Sarebbe dannosissimo non investire tutto su questa nuova classe di giovani dirigenti, e bisogna farlo da subito come abbiamo fatto e stiamo facendo a Empoli con Brenda. E lasciare a loro le redini di questa fase così fondamentale, della costruzione del nuovo partito. E’ questo che occorre fare: dare spazio e responsabilità a questi nuovi dirigenti, rimanendo noi, un po’ più di lungo corso, sì a disposizione, ma un passo indietro. Non per retorica, non per generosità, tantomeno per opportunismo, ma perché o è così o non si costruisce davvero una forza che capisca la società, la interpreti e proponga le sfide fresche e coraggiose, libere dai retaggi, dai rituali e dagli interessi consolidati, che oggi sono indispensabili alla sinistra, al Paese e al nostro territorio.
