Il Governo presenta la manovra al Parlamento

Se la prendono con i più deboli
Ormai è certo, la manovra farà un terzo passaggio alla Camera prima della sua approvazione definitiva. Sarà un’occasione per correggere alcune delle brutture che il governo sta mettendo in campo. I punti dolenti della manovra triennale firmata da Berlusconi e Tremonti non si contano neanche più. Le bocciature arrivano da ogni parte. L’ultima in ordine cronologico arriva dall’ agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s, secondo la quale non viene intrapresa alcuna misura strutturale che contrasti la strisciante e sempre più grave crisi economica.
I paradossi della legge che passerà alla storia per parole di Tremonti essere stata pensata a approvata dal governo in soli 9 minuti, sono molteplici e mettono in luce le contraddizioni dentro le quali vive questo esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. Minimo comune denominatore è la ossessiva rincorsa a provvedimenti spot, la maggior parte privi di una qualsiasi efficacia, né dal punto di vista della crescita, né da quello dell’equità. Il risultato che ne scaturisce è una celata "persecuzione" verso i più deboli e svantaggiati, che finisce per sbugiardare un premier che, eletto anche con i voti della destra più estrema, si è spinto a definire le politiche che sta imponendo agli italiani come "politiche di sinistra".
La realtà è un’altra, come sta diventando del tutto evidente. Gli ultimi emendamenti su precari e assegni sociali sono state le gocce che hanno fatto traboccare un vaso a dire il vero già ampiamente colmo. Ripercorriamo brevemente le scelte in campo economico del governo. La Robin Tax, in cui per la prima volta di abusa del nome dell’eroe inglese per descrivere un’operazione con cui sono i ricchi a rubare ai poveri, è stato il vero biglietto da visita del nuovo corso Tremontiano: annunci, propaganda e macelleria sociale.
Perfettamente in linea con queste caratteristiche si pone l’ abbattimento della tassa sulla casa. già abolita per il 40% delle famiglie meno abbienti nell’ultima Finanziaria del governo Prodi, l’esecutivo della destra ha esteso a il taglio a tutti i contribuenti. Anche in questo caso il risultato è paradossale: per buona parte dei cittadini con un reddito medio-alto l’abbattimento di questa imposta non comporta alcun sensibile cambiamento. Al contrario, nella misura in cui il contributo mancante verrà rimborsato ai Comuni da parte dello Stato, a pagarne le conseguenze saranno, ancora una volta, i cittadini più deboli, che subiranno il taglio di alcuni servizi essenziali e non beneficeranno di alcuna politica di adeguamento del potere d’acquisto.
Per coprire la demagogica misura di abolizione dell’Ici, il governo ha tagliato ovunque poteva la spesa sociale. Tagli alla sanità, tagli alla pubblica istruzione, tagli alla sicurezza e alle forze dell’ordine (un vero paradosso), solo per citarne alcuni. Se a tutto questo sommiamo il fatto che non è stata neppure esaminata alcuna misura che si proponesse di andare ad agire su salari, stipendi, pensioni, e la cancellazione del tetto sugli stipendi d’oro dei manager pubblici, la cifra di quanto possa essere negativa la manovra risulta immediatamente chiara. Una manovra che diventa depressiva, inoltre, data l’assenza di qualsiasi tipo di politica a favore degli investimenti. Per concludere, il vero colpo di grazia: le tasse, invece di calare di tre punti percentuali, rimangono uguali. Anzi, nel 2010 aumenteranno. Alla faccia delle ‘mani nelle tasche degli italiani’.
A coronamento di questo miracolo economico’, l’atteggiamento del governo e della maggioranza è "oltre il limite della decenza". La maggioranza, per coprire i drammatici errori fatti almeno per quanto riguarda gli assegni sociali, sembra che stiano lavorando ad una correzione dell’emendamento incriminato arriva addirittura a chiedersi dove fosse l’opposizione quando queste misure venivano discusse.
Il PD ha detto e ridetto fin dal primo momento che si metteva la fiducia su una bomba a frammentazione allestita nottetempo senza dare al Parlamento il modo di leggere le carte e di accennare a una minima discussione, mentre di giorno si discutevano le norme ad personam. Quello che si vede oggi a proposito di precari o di assegni sociali o di regole di formazione del bilancio è solo l’inizio. Non ci si sorprenda quando altre sorprese emergeranno a proposito di scuola, di livelli essenziali dei servizi sanitari, di stipendi dei normali dipendenti pubblici e di quelli dei grandi manager, di politiche industriali e di molte altre questioni. Voglio credere che alla ripresa molte materie siano riportate in Parlamento per correggere almeno i guai più macroscopici prodotti da una manovra sbagliata. Sul fare presto siamo tutti d’accordo, sul fare male no.
La speranza, dunque, è che qualcosa sia ancora riparabile. Anche perché, come sottolineano molti esponenti del Partito Democratico, una manovra con queste caratteristiche non è accettabile. Secondo la capogruppo del PD al Senato Anna Finocchiaro, "le norme sugli assegni sociali e sui precari, introdotte nella manovra, sono la fedele traduzione di una concezione politica di questo Paese e di una scelta che, dalla sanità in poi, elegge i soggetti deboli di questo Paese a vittime che devono essere sacrificate. Io penso che la maggioranza farebbe molto meglio, piuttosto che affrettare i tempi di un’approvazione blindata di questa finanziaria, a ritornare su queste questioni che sono essenziali per i soggetti che meno hanno e che quindi sono più in difficoltà".
Per il viceministro ombra del Lavoro Cesare Damiano, "ci troviamo di fronte ad un governo delle marce indietro e degli annunci contradditori" e dopo il dietro-front sugli assegni sociali, "ci attendiamo che il Governo cancelli anche la norma antiprecari’ voluta da parlamentari del centrodestra e approvata da sottosegretari del Governo addirittura contro il parere di alcuni ministri e naturalmente del Partito Democratico che ha votato contro quelle norme e presentato emendamenti abrogativi in commissione in e in aula decaduti a seguito della fiducia".
Dura su questo capitolo anche Rosy Bindi, che rivolge un appello alla maggioranza affinché si opponga alla decisione del ministro del Welfare Sacconi di proseguire sulla strada tracciata. "Di strappo in strappo, questo governo sta facendo carta straccia del diritto e dei diritti della persona. Ai ministri e ai parlamentari di centrodestra che si sono dissociati dal merito della norma sui precari chiediamo di prendere le distanze dal ministro Sacconi e di avere un sussulto di dignità per rispetto dei lavoratori precari e delle istituzioni".

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