Bilancio di previsione 1997

Voglio iniziare questa introduzione sul secondo atto fondamentale di governo che fa questa amministrazione, questo consiglio comunale sul bilancio di previsione facendo, come lo scorso anno, riferimento alla situazione nazionale che, anche se breve, ritengo sia doveroso e molto diverso da quello che ebbi a fare, appunto, lo scorso anno.

Perché faccio riferimento? Perché nel nostro paese siamo ad una situazione di passaggio fondamentale su due aspetti che io ritengo prioritariamente sugli altri, che avranno molta incidenza riguardo alla nostra vita di autonomia locale, di comune e di ente. E sono: il passaggio delle riforme istituzionali e il passaggio dello stato sociale.

Io credo che questo sfondo noi dovremo cominciare a tenerne di conto per due motivi. Il primo è, come ebbi a dire anche l’anno scorso, che non si deve mollare dalla ricerca di uno sforzo, anche nostro, di elaborazione su quelli che sono i temi delle riforme istituzionali.

Non crediamo che un contributo da parte di un ente, anche se piccolo come il comune di Empoli o di un gruppo di enti come possono essere quelli della nostra area, non possa venire a questo percorso.

Dipende più da noi che dal resto, nel senso che se avessimo la capacità, la volontà, la voglia, anche, di fare un percorso in questo senso, di approfondimento, penso sarebbe una cosa auspica bile e che senz’altro inciderebbe su quelli che sono i risultati finali; se non altro inciderebbe sulla nostra capacità di aiuto pensare il ruolo di un ente dopo una riforma istituzionale che avrà da incidere, io credo anche sostanzialmente, su quelli che sono i nostri ruoli sui nostri comuni.

Dico questo anche in consiglio comunale con piacere perché credo che poi in questi quasi due anni di attività si sia un po’ delineato meglio a tutti noi quello che deve essere il compito del consiglio comunale e cioè, fare anche queste operazioni. Anche più grosse, rispetto a quello che è un compito istituzionale ristretto come quello del Consiglio comunale di Empoli ma perché queste elaborazioni consentono di progettare, di pensare, di programmare, di lavorare sui grandi temi, per cui io penso che questo sia quello che spetta al consiglio comunale perché è su questi grandi temi, su queste strategie e impostazioni che poi si vanno a concretizzare le scelte di governo della nostra città.

Quindi una attenzione a questo credo vi debba essere. E a questo proposito invito la conferenza dei capigruppo eventualmente, perché vi è questo interesse e lo dico in apertura di questa introduzione al bilancio per conferire anche a questa una importanza grossa, che io sento di conferire come sindaco.

L’altro grande tema è la riforma dello stato sociale, che è una cosa che mi pare nella cultura del nostro paese stia passando sulla quale ognuno può avere le sue opzioni e sulla quale poi, nell’attuazione, purché essa sia, nelle eventuali forme che si manifesti a livello di legislazione nazionale. E quindi anche su questo io credo che il consiglio comunale avrebbe il compito di fare una sua elaborazione, di esprimere un suo dibattito, un suo confronto, un suo ruolo perché poi senz’altro la ricaduta sarà nella attuazione della riforma dello stato sociale nel senso che ci saranno delle cose da rivedere saranno cose che diventano anche passaggi in quanto dovremo noi stabilire.

Mi pare che una delle tendenze sia quella di dire che si passa da uno stato sociale delle garanzie a uno stato sociale delle opportunità e bisognerà vedere quali sono le garanzie che poi possano venire meno e quali sono invece le opportunità che si possono creare in un disegno nuovo di questo stato sociale.

E quindi sta a noi vedere in che termini, in che passaggi le risorse che si devono levare e rimettere da che parte si levano e da che parte si mettono e quindi sta a noi arrivare preparati a questo momento. E anche questo, secondo me, è un compito fondamentale di un consiglio comunale.

Con questo bilancio si va verso metà legislatura. Noi abbiamo lavorato con un obiettivo prioritario di fondo che è stato sempre il punto centrale che ha ispirato tutte le nostre azioni ed è stato quello di cercare di improntare la nostra azione di governo cercando di evitare inutili municipalismi, cioè non ragionare solo come comune, di riformare i livelli del governo locale, cercando di riunire i comuni nella individuazione di precise strategie. Strategie per il miglioramento dei servizi, per il miglioramento delle infrastrutture, per il miglioramento della tutela per l’ambiente, per il miglioramento della pianificazione territoriale e delle condizioni di sviluppo economico. Questo è stato l’obiettivo dell’amministrazione.

Il quadro di fondo risulta l’azione di governo di questi pochi, anche se tanti mesi che abbiamo alle spalle ed è il quadro di fondo che, secondo me, con gli opportuni rilanci di cui parlerò adesso deve essere anche il quadro di fondo che ci ispira in questo passaggio dalla prima metà della legislatura alla seconda metà.

Abbiamo detto: evitare i municipalismi e formare i livelli di governo locale. Mi viene in mente l’argomento dell’area regionale che è stata introdotta con il precedente argomento all’ordine del giorno. Io credo che questa sia una conquista di tutta l’area che si fa a metà legislatura e se fosse stata avanti sarebbe stata una conquista, ma dovrà essere fatta prima che parta la seconda metà della legislatura.

Penso che questa conquista, che io ritengo una conquista, che noi riteniamo una conquista, che poi all’unanimità mi sembra ci si sia espressi in questo senso, questa conquista cambia se si vuole anche il nostro modo di amministrare, che fa un salto verso l’alto, che ci mette però addosso a tutti, principalmente in questo consiglio comunale, perché poi Empoli ha un ruolo di maggiore responsabilità perché con questo strumento io credo di avere potenzialità per diventare davvero soggetto decisorio dello sviluppo e delle politiche della Regione.

Abbiamo davvero un potere aggiunto che prima non c’era e che potenzialmente ora c’è. Ci può anche non essere se non lo sapremo sfruttare, ma che potenzialmente ora c’è; che ci comporta a tutti uno sforzo di progettazione, uno sforzo di elaborazione. Scelte che da questo momento in poi, dal momento che abbiamo questo strumento non sono più solo funzionari all’area. Nel momento in cui noi abbiamo questo strumento, il nostro sforzo di presentazione ed elaborazione non è più quello dell’area, ma diventa un qualcosa di più. Diventa funzionaria a un pensare a un progettare uno sviluppo dell’intera regione, in quanto area riconosciuta dalla regione stessa che si permette, dall’alto della sua autorità istituzionale di fare una legge ad hoc, che diventa una legge della repubblica italiana, perché le leggi regionali quando diventano leggi diventano leggi della Repubblica italiana che si permette, con uno strumento ad hoc che si chiama “legge”, che non si chiama né delibera, né circolare, ma si chiama legge, sempre che il consiglio approvi, ci permette di riconoscere quest’area come centrale, come snodo della Toscana, perché altrimenti, dove l’area non è diventata “atto” che non mi sembra il caso della nostra Regione, quando si fa un atto di questo genere bisogna che dietro ci sia un motivo serio, fondamentale e il motivo che mi viene da pensare è quello che sta nelle premesse della proposta di legge di quest’area centrale per lo sviluppo della Toscana.

Ecco perché dico che da oggi noi abbiamo una responsabilità di più. E di riempire quel contenitore che ci siamo conquistati ma anche di rilanciare la nostra opera, di sapere che quel potere in più che abbiamo ci mette però addosso le responsabilità di avere anche l’idea dello sviluppo di tutta la regione.

La Regione che lo propone con legge, attuando nella maniera migliore, più marcato questo strumento, lo colloca come scelta strategia per l’interesse polittico istituzionale di tuta la Toscana. Noi siamo ora a riempirlo di contenuti.

Come si fa a riempirlo di contenuti e a fare questo bilancio.

Io credo che noi dobbiamo adeguare le nostre visioni anche all’interno degli atti di governo del nostro Consiglio comunale e del nostro comune. Principalmente, lo dicevo prima, e lo ripeto volentieri, questo consiglio comunale di Empoli, come riferimento per tutti …

Da questo momento ogni singola deliberazione, ogni singola elaborazione, ogni scelta, ogni impegno che andiamo a fare non potrà fare a meno di tenerne conto. Questo, io credo, diventi il nostro nuovo esistente punto di riferimento concreto. E allora la Toscana, il suo sviluppo, le sue scelte, i suoi servizi, sulla sanità, sul sociale, questo diventa per noi il nostro principale obiettivo.

L’obiettivo di incidere su questo, di trasferire le nostre capacità, spesso anche di farsi carico di problemi che la comunità regionale ha o che avrà. Ci possono essere anche situazioni in cui questo nuovo soggetto, questa nuova realtà potrà anche avere dei problemi da risolvere agli altri come quest’area peraltro ha sempre avuto ed ha sempre cercato di risolvere.

Tornando a questo obiettivo prioritario di cui parlavo all’inizio noi abbiamo detto: individuazione di precise strategie per il miglioramento dei servizi.

Nei servizi ambientali, queste strategie sono possibili solo nell’ottica della scala che la legislazione ci sta imponendo.

La legge Galli, che organizza il ciclo delle acque per ambiti ottimali, dal comune che pensa alla sua fogna e al suo depuratore al consorzio di 64 comuni.

Il decreto Ronchi sui rifiuti, che definirà anch’esso ambiti ottimali vasti; ipotesi legislative che ci sono incorso sulla distribuzione dell’energia, dell’energia elettrica e sui nuovi tipi di contratto che si possono fare sulla gestione e distribuzione.

Noi abbiamo anche qui un quadro di fondo, legislativo, che va verso una strada diversa, di gestione di questi servizi. Una scala diversa e una scala più ampia.

Come dotazione di aziende io credo abbia una grossa possibilità, una grossa carta da giocare. Ha la possibilità di investire quanto ha già fatto, anche qui per rilanciare, anche qui per adeguare la scala; usare queste aziende per essere determinanti in questa nuova strategia della gestione dei servizi per far essere queste aziende i motori di queste strategie ed i soggetti attuatori dello strumento che viene a sorgere su un territorio vasto. Territorio vasto vuol dire un territorio economicamente accessibile, vuol dire poter prevedere investimenti che in territori più piccoli non si possono prevedere, ma che utilizzino gli strumenti, che li sappia programmare eli sappia gestire.

Agli inizi del ’95 la nostra azienda serviva 12 comuni. Agli inizi del ’97 l’azienda serve 21 comuni. Ci sono tutte le condizioni, io credo, perché l’Azienda di Empoli non sia più solo riferimento per i servizi dell’area ma diventi anch’essa riferimento per servizi nella prospettiva, in questa strada in cui si colloca per la gestione di questi servizi.

E dico di più, proprio perché questi servizi qui ci si può divertire a sciorinare quello che sarà lo sviluppo economico dei paesi più industrializzati saranno centrali per l’economia, saranno centrali per lo sviluppo delle attività, sempre meno industria e sempre più servizi.

Questa è la tendenza dei paesi industrializzati. Questi saranno, non solo motori per il discorso che stavo facendo, ma saranno e potranno essere anche nuovi motori per lo sviluppo delle aree.

Saranno questi i settori in cui si potrà, prima degli altri e meglio degli altri, poter provvedere uno sviluppo in termini occupazionali, uno sviluppo in termini di impresa, uno sviluppo in termini di formazione, di conoscenza, perché sono temi nuovi, sono temi sui quali non si va sul mercato e si trovano tutte le risorse umane che sono tipiche, e quindi sono settori nei quali c’è tanto bisogno di formare, c’è tanto bisogno di costruire la ricchezza conoscitiva che porterà veramente a fare da motore per queste nuove attività.

Si parlava di miglioramento dei servizi. Nei servizi sanitari. Abbiamo parlato in questo Consiglio comunale del Piano attuativo locale; abbiamo detto che questo è stato il nostro primo Piano di area. Non ci torno sopra, sono tutte cose dette.

Preciso solo che si sta procedendo come è stato programmato. Ho visto sui giornali degli elementi di allarmismo che per ora sono tutti da vedere e da valutare. Non ci sono le condizioni per dire che né Finanziaria, né provvedimenti regionali debbano mettere in difficoltà il nostro Piano attuativo locale.

Lo voglio dire in Consiglio comunale, in premessa di questo bilancio perché, se pur deve essere fatta una verifica delle strutture, e quindi poi del rapporto di esse nella conferenza dei sindaci, è chiaro che se la conferenza dei sindaci venisse a conoscenza di un cambiamento sostanziale della strategia del Piano attuativo locale verrebbe, come ha fatto per approvarlo, ad informare il consiglio comunale di queste eventuali possibilità.

Certamente la situazione non è delle migliori, le vacche non sono grasse, però ci sono le condizioni ad oggi per dire che allarmismo prematuro non serve e c’è l’impegno di un sindaco, che è anche presidente della conferenza dei sindaci, e quindi nel caso in cui ad una verifica la direzione dell’Azienda venisse a conoscere dei cambiamenti informerebbe il consiglio comunale.

Il Piano sta procedendo. E’ partito il DEO, sono partiti i nuovi servizi di ammissioni protette, sono partite tutte le cose che sono state dette. Mi serve accennare e puntualizzare una cosa, da questo punto di vista, che è la più importante per Empoli: i lavori per il nuovo ospedale stanno procedendo; l’azienda sta valutando la possibilità di investire qualcosa di suo sul finanziamento del primo stralcio per vedere se è possibile spostare tutta l’attività che ora devasta e rimarrebbe qualcosa all’ospedale vecchio nel plesso del nuovo ospedale.

Anche questo io credo sia una conquista non indifferente, un risultato importante per la nostra città perché si andrebbe a riorganizzare il servizio molto meglio rispetto ad ora.

Nei servizi sociali noi abbiamo detto: lavoriamo perché vi sia una strategia precisa per il miglioramento del servizio sociale.

In questi mesi, cito solo alcune cose, noi abbiamo lavorato in maniera seria e anche qui cercando uno stato unitario con tutto il movimento che c’era e che c’é a livello della Regione toscana sul tema della comunicazione.

Ecco perché io dico che a volte si riesce ad incidere anche a livello nazionale. Non crediamo che i passi che si fanno rimangano fini a se stessi. Su questo tema i sindaci, le amministrazioni, in Toscana molti consiglieri, molti partiti, hanno lavorato per costruire un progetto, delle idee; hanno lavorato a costruire dei momenti, dei documenti, degli appuntamenti, come lo stesso convegno che è stato fatto pochi giorni fa qui ad Empoli. Questi sono tutti momenti, documenti, appuntamenti che poi vanno a definire un percorso nazionale.

Io credo che questa legge che sta uscendo dal nostro Parlamento, anche se è migliorabile, però prende tanto da questo stimolo che ci siamo dati dal basso.

E abbiamo cercato di darlo sapendo che se non si fosse mossa la macchina a livello di area, a livello di più sindaci, si cercava di coinvolgere su questo altri amministratori, altre zone della Toscana. Si poteva tentare. Io penso di sì.

Credo che il nostro contributo in questo senso si sia dato.

Lo stesso sulla legge regionale sul sociale. Se vi ricordate un anno fa, Nell’introdurre il bilancio di previsione dello scorso anno dicevo di stare attenti perché si stava delineando una legislazione regionale che può essere dannosa anche, per certi aspetti, per la nostra area.

In questo anno abbiamo lavorato. Era uscita una proposta che effettivamente era dannosa. Gli aspetti per noi dannosi erano quelli di vedere la gestione del sociale vincolata per provincie e quindi per una USL come la nostra, se ricordate si diceva che l’ambito territoriale ottimale per gestire il sociale deve essere lo stesso ambito in cui si gestisce la sanità, perché le materie sono strettamente connesse, rischiava di danneggiarci perché non aveva senso gestire il sociale suddiviso in parte con la provincia di Firenze e in parte con la provincia di Pisa.

Anche con questa nostra azione, anche perché questa legge lasciava poco spazio alle autonomie locali, la Regione è tornata indietro, sta tornando indietro, al sta rivedendo, mette al centro della legge le zone USL, mette al centro della legge i comuni.

Abbiamo lavorato in questi mesi anche sulla forma di gestione dei servizi sociali.

Voi sapete che la Giunta chiede anche un incarico esterno per avere una idea per poter partire per la gestione di alcuni servizi sociali, con alternative.

E’ una riflessione che sta andando avanti, che si sta sviluppando e che deve ancora concretizzarsi in proposte, ma è un qualcosa anch’esso, proprio nella scia del discorso che si faceva all’inizio di revisione dello stato sociale per vedere se per certi servizi che sono collegati al sociale, prima di tutto i servizi per gli anziani, dove c’è la gestione di strutture, dove c’è la gestione di assistenza domiciliare, dove c’è la gestione, per certi aspetti anche tipica di una impresa, per cui ci possono anche essere gestioni alternative che a noi possano consentire dei risparmi di scala e che ci possano consentire anche una gestione unitaria su tutto il nostro bacino di area.

Anche su questo stiamo lavorando a livello di area, anche su questo presto la conferenza dei sindaci dovrebbe uscire con delle proposte e i consigli comunali dovranno essere coinvolti.

Per i servizi alla Formazione.

La laurea breve è partita. Era uno dei nostri obiettivi principali. Lo voglio mettere insieme al discorso che facevo prima perché è fondamentale. Con la laurea breve stanno partendo anche i corsi professionalizzanti che erano previsti come primo anno di attività di laurea e che invece l’università ha già ammesso anche perché ha già avuto il finanziamento da parte della Regione Toscana per poterlo fare e questo già ci fanno vedere il legame che c’è fra la laurea breve e il territorio.

Ci sarà un corso professionalizzante per il settore conciario; ci sarà un corso professionalizzante sul ciclo delle acque; un corso sull’industria chimica e uno sull’industria alimentare.

Anche questo è uno dei motivi per cui avere in loco uno strumento come la laurea breve ci fa vedere il diretto collegamento che c’è, e poi, si è spostata l’Università a Empoli.

Per la prima volta, con la laurea breve in chimica e con n il corso di scienze infermieristica si è fatta venire l’Università a Empoli. E questo dice quanto queste cose, per avere una attinenza sul territorio, bisogna che si concretizzano per cui i corsi professionalizzanti sono un esempio di come si possa concretizzare.

Ed è anche un esempio sul piano del territorio che la maggior parte degli iscritti ai corsi di laurea breve e ai corsi di scienze infermieristiche provengano dall’area.

Noi temevamo che si facesse un corso di laurea a Empoli e poi le iscrizioni fossero esterne. La maggior parte degli iscritti sono studenti che abitano nei comuni della nostra area.

Servizi per la formazione, abbiamo detto. Abbiamo parlato prima del circondario. Il circondario deve essere, e già per questo aspetto è, in quanto c’è parere concorde da parte di Regione, provincia e Comune, il luogo dove si programma e si controlla la formazione professionale. Così come ora questo avviene dalla provincia il circondario deve avere dalla Regione questa delega.

Ciò avverrà, come avviene ora con la Provincia, cioè, il circondario avrà un budget dalle Regioni, come già dalla Provincia di Firenze e ciò avverrà nella pratica, nella gestione, con la costituzione di una agenzia formativa, di una azienda, chiamiamolo “azienda”, o si pensa ad un consorzio che poi gestisca questa formazione professionale.

Formazione professionale che per lo sviluppo dell’area ci consenta andare a formare quella nuova classe dirigente, come parte importante per la Toscana, come sta diventando la nostra area, che dovrà utilizzare per il suo sviluppo.

E qui voglio anche dare una lettura personalizzata per la formazione del personale perché noi abbiamo una etichetta per la formazione professionale che sta dietro a modelli classici del passato. Io credo che questa area abbia la potenzialità per fare della formazione professionale anche diversa, anche simile a quello che viene fatta da altre parti, ma anche diversa. Per esempio, per tutto il settore sociale, che non è normalmente oggetto, ma lo sta diventando solo ora, oggetto di formazione professionale, ma quest’area si potrebbe specializzare, perché quest’area è avanti nel settore del sociale, perché quest’area potrebbe essere in grado di utilizzare il proprio grado di insegnamento della formazione e se quest’area riesce a fare questo si può anche costruire quella qualità dei nuovi soggetti che dovranno andare a gestire in parte insieme al pubblico, le attività connesse al servizio alla persona, tecniche comunque connesse al sociale.

E quindi non si possono avere dei rischi, perché quando si parla di andare intorno ad un malato, intorno ad un anziano, intorno ad un handicappato, non si può correre il rischio dell’improvvisazione, della gara al massimo ribasso, ecc.

Allora la formazione potrebbe essere la nostra area, anche orientata in questo settore. Allora lì noi potremmo andare ad organizzare i cervelli e le professionalità per utilizzare i servizi sociali che abbiamo, che dovremo continuare ad avere anche con criteri diversi.

Nei servizi culturali turistici. Stiamo parlando di azienda a livello culturale. Nuove forme di gestione anche in questo senso.

Anche qui la Giunta ha affidato uno studio, tempo fa. Siamo ad alcuni elementi conclusivi di questo studio. Anche qui si potranno presto fare delle proposte.

Il tentativo sarà quello di avere una gestione dei beni culturali che non sia come la consacrazione del passato e quindi un utilizzo della cultura a mo’ di crescita giusta, civile, sociale e basta, ma sia anche un tentativo di utilizzare i beni culturali per la crescita culturale, per poter investire, sia come sviluppo, sia anche per l’utilizzazione e la partecipazione dell’individuo nella gestione.

Quando si parla di beni culturali non si deve pensare solo a quello che sta dietro un museo o la bella presenza di un monumento che non fa dispiacere, ma anche tutto ciò che riguarda la gestione delle biblioteche, tutto ciò che sta dietro alla creazione di nuova cultura, specialmente per le nuove generazioni e anche per la nuova professionalità.

Sul turismo. Abbiamo fatto nei giorni scorsi un convegno. Abbiamo lavorato mesi a livello di area nel collocare la nostra area come un elemento rappresentativo, importante per il flusso turistico.

Siamo in grado di avere un programma. Chiederemo dei finanziamenti sulla legge 83 Regionale. Deve anch’esso diventare un ruolo in cui costruisce una nuova impresa e in cui si riesce ad avere una attrazione verso l’esterno.

Abbiamo detto: individuazione di precise strategie per il miglioramento delle infrastrutture. Consiglio comunale aperto. Penso che questi siano passaggi fondamentali, importanti, per un’area come la nostra. C’è l’impegno del presidente della Giunta Regionale, per la realizzazione della circonvallazione a Certaldo, c’è il finanziamento della regione ai comuni della Provincia per la progettazione del tratto venendo a Empoli, compreso gli svincoli.

Sono passi importanti che sono stati fatti perché si è ragionato nell’ottico che si diceva prima. Non perché il piccolo comune si mette insieme agli altri per fare delle rivendicazioni a livelli locali, bensì noi abbiamo operato come arteria fondamentale che dopo una politica seria che riesce a convincere la Regione nell’interessamento dello sviluppo di quest’area.

In questo senso noi dovremo conquistarsene altre, anche di infrastrutture. Anche su tutta la comunità ferroviaria. Vi è un’asse di sviluppo che va da Firenze a Livorno o a Pisa, che necessita di investimenti in questo senso, con una contemporanea presenza dell’ente ferrovie dello Stato che sta andando in questa direzione.

Bisogna prendere delle decisioni. Questa è la realtà.

Il trasporto ferroviario passerà in mano alla Regione. Questo vorrà dire come lo gestisce la Regione. In quale rapporto stanno i comuni con la gestione regionale delle ferrovie? Come si può vedere questo rapporto sul territorio sulla linea Empoli-Siena, che è scarsa; linea Empoli-Pisa, che potrebbe essere organizzato e strutturato in maniera diversa. Questo è quello che, secondo me, avremo da fare nei prossimi mesi.

Abbiamo detto: individuazione di precise strategie per il miglioramento della tutela dell’ambiente. Mi viene in mente l’Arno. Convegno. Arno come risorsa principale della Toscana. Proposta della nostra area di costituire una associazione sull’Arno. Interesse per la costituzione di questa associazione da parte del sindaco di Pisa, del sindaco di Firenze, del sindaco di Montevarchi. Un movimento in cui Empoli sta in mezzo a questo fiume, che si pone il problema che sottopone all’attenzione dei comuni più importanti della Regione Toscana e che su questo tema riesce ad avere con loro un possibile percorso insieme.

Anche qui ci sarà da lavorare. Da andare avanti. E’ già importante che si sia riusciti a essere al centro dell’attenzione.

Interventi sulle acque, interventi sui fiumi.

Il Provveditorato avrà, di qui a luglio, da finire di progettare interventi concordati che riguardano la sponda dell’Arno sullo sbocco dell’Elsa, la sponda dell’Arno dopo il ponte sul lato di Vinci per 600 milioni; lo sbocco dell’Arno e dell’Orme sull’Arno di 1 miliardo e 800 milioni; la manutenzione ordinaria di alcuni tronchi dell’Elsa, dell’Orme e dell’Arno per 200 milioni; il risistemamento dell’Arno sul tratto della piana di Vitiana per 700 milioni.

Anche questi sono interventi che si riescono ad ottenere dall’ente proposto se c’è questo tipo di sensibilizzazione, questo tipo di attenzione.

E questi sono interventi che dovrebbero venire dalla fase progettuale che finisce a luglio, che sono già finanziati.

Interventi della Regione. Per 2 miliardi e 200 milioni, che noi abbiamo richiesto su alcuni interventi importanti: la frana di Monterappoli, la frana di Pogni, la fognatura di Ponzano, la risagomatura dell’Orme e il rifacimento della passerella alle Casenuove. Sono cose che si ritrovano nel nostro bilancio. Sono cose sulle quali il nostro comune può attringere alle proprie risorse perché è riuscito ad attivarle con finanziamento di tipo regionale.

Interventi della Regione per la Provincia e dei comuni per l’Elsa, per le casse di espansione e per alcuni interventi più a monte: a Certaldo, Castelfiorentino, ecc. Anche lì si sta aspettando l’autorizzazione dell’autorità di bacino per partire definitivamente con la fase progettuale e poi con la gara di appalto.

Per noi è indispensabile la cassa di espansione di Madonna della Tosse. Quello deve essere il nostro obiettivo perché l’Elsa continua a rimanere un fiume che arreca pericolo per la nostra città e in particolar modo per la nostra zona industriale.

Abbiamo detto: individuazione di precise strategie e di miglioramento per la pianificazione territoriale.

Anche qui si comincia a ragionare. Abbiamo avuto in PIT Piano di Indirizzo territoriale della Regione che finalmente guarda quest’area come realtà, o quasi. Comincia a fare una presentazione. C’era un assessore, mi pare l’assessore di Pisa che ebbe a dire: questo PIT si ferma a Empoli. Non si è fermato a Empoli, si è fermato a Pisa.

Anche qui perché si tratta di fare movimento su queste cose, lo abbiamo fatto insieme sul P.T.C. Anche quello aveva una impostazione errata. Ne sta prendendo un’altra. Vediamo, quando siamo in fondo al percorso o per lo meno vicini ad essere in fondo al percorso avremo anche da ritornare in consiglio comunale su questa cosa. L’abbiamo fatto insieme. Abbiamo cercato di levare questo vestito che aveva il Piani territoriale e piano piano si sta levando.

Abbiamo portato in fondo il coordinamento urbanistico.

Abbiamo detto: individuazione di precise strategie per il miglioramento delle condizioni per lo sviluppo economico di tutta l’area.

Anche su questo: i Distretti industriali; l’attuazione dei punti presenti nel documento programmatico. Qui ci siamo. E’ questione di poco per sapere se la Regione ha intenzione o no di mantenere gli impegni che si è preso. Per quest’anno l’impegno della Regione era di avere finanziamenti per quest’area sui progetti del Distretto industriale, notevolmente maggiori rispetto a quelli dello scorso anno.

L’anno scorso quest’area ha avuto 450 milioni di finanziamento per il progetto del distrutto industriale, che poi ne hanno attivati più di un miliardo perché incidono per il 40 per cento. Quest’anno questi finanziamenti bisogna siano più del doppio come da impegno che si è preso la Regione.

C’è in corso il rifinanziamento della legge nazionale 317 che riguarda i distretti industriali. Bisogna, anche qui, fare progettualità. Fare in modo che il Distretto industriale, come sta diventando, come si sta organizzando, come il Comune di Empoli ha messo a disposizione una piccola struttura, come sta cercando di essere un po’ il centro di elaborazione di quella che è la politica economica della nostra area.

Piano piano io credo che ci stia arrivando. E ci sta arrivando anche dalla considerazione che qui da Empoli parte una iniziativa su tutti i distretti della Toscana e quindi non solo sul nostro. Ecco anche qui che opera su tutti i distretti della Toscana per cominciare a dire agli altri sindaci, capoluogo dei distretti industriali della Toscana: ma vogliamo che la Regione ci veda come soggetto con il quale interloquire? Vogliamo metterci in grado di rappresentare, tutti insieme, la maggioranza del fatturato che questa Regione fa all’interno del suo territorio di questa Regione esporta all’esterno del suo territorio?

Anche qui si sta cercando di fare questo lavoro di guida anche rispetto agli altri sindaci dei sette distretti industriali della Toscana per essere un interlocutore della Regione; per essere anche noi a disegnare un Piano di sviluppo regionale. Se non c’è il territorio che contribuisce a disegnare il Piano di sviluppo regionale; se non c’è il fatturato della Regione a disegnare il Piano di sviluppo regionale chi ci deve essere, oltre che, naturalmente, il consiglio regionale, tutte le sue articolazioni istituzionali.

Questo si sta cercando di attuare.

L’Assessore si è impegnato ad instaurare a Empoli un osservatorio dei distretti industriali della Toscana, perché noi dobbiamo avere anche delle cifre da mostrare. Non si può essere servi del primo che si alza la mattina e che spara una cifra su quella che è la situazione economica a livello o locale o regionale. Noi dobbiamo attivare questo tipo di conoscenza e tenerla aggiornata, perché è da questa conoscenza che si può essere in grado di disegnare i rimedi, sia per l’area che per la Regione.

Noi dobbiamo avere questo tipo di conoscenza se vogliamo essere interlocutori anche per progetti che vadano a superare l’attuale concetto del Piano di aiuto basati sui fondi strutturali della CEE, che vadano nella fase di stipulare patti territoriali fra zone di paesi sviluppati e zone di paesi un po’ più indietro. Più sviluppati di una zona che riguarda 7 distretti industriali della Toscana io credo che in Italia ce ne siano pochi e quindi perché questo soggetto non deve avere sia dal punto di vista culturale e conoscitivo, sia la capacità progettuale per andare a porsi sia rispetto alla Regione sia rispetto alla CEE, come un soggetto che progetta, che ha i numeri e ha il cervello per essere interessato.

Scusate se mi sono dilungato su cose che riguardano più l’area che il comune, ma perché ritengo che proprio nell’approvazione di un bilancio da parte di un consiglio comunale come quello di Empoli queste fossero importanti. Scenderò nel dettaglio e cercherò di farlo brevemente.

L’attenzione a cui il sindaco cerca di fare dedicare maggiormente il consiglio comunale. Poi il dibattito avrà un altro scopo, avrà anche lo scopo di entrare nel dettaglio delle singole cose, ma noi siamo qui ad agire. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma è bene, prima di cominciare a vedere che cosa si fa come piccolo passo, sapere quale è il territorio sul quale si sta camminando.

In questo quadro complessivo, allora, come si deve porre un bilancio del comune che recita o sta recitando un ruolo di riferimento. come si deve porre un comune che, se è vero tutto quello che è stato detto fino ad ora cerca di aprirsi, si apre, con la voglia di produrre progetti, con la voglia di produrre relazioni, perché poi sono anche le relazioni che contano. Conta andare dal sindaco di Prato, conta andare dal Sindaco di Pistoia, dal sindaco di Pisa, di Firenze. Come si deve porre il ruolo di un comune che si apre con la voglia di proporre progetti e relazioni a tutti i comuni dell’area, ma che cerca di favorire anche le relazioni dello stesso comune con il resto della Regione, ambito per ambito, perché bisogna smettere di fare politica come comune; perché da quello di Prato ci si deve andare solo se c’è una cosa che riguarda quello di Prato e da quello di Pisa si deve andare solo se c’è una cosa che riguarda Pisa. Se si parla di acque bisogna si vada a Pisa, è inutile si vada ad Arezzo o a Prato. Se si ragiona di altre cose posso andare anche a Prato. Bisogna andare per ambiti. Bisogna fare politica per ambiti. Quelli che ho detto e altri che ci possono essere. Andando a indicare delle strade, dei percorsi, cercando essere un punto di riferimento, di idee, e di risoluzione pratica delle cose.

Quello che presentiamo è un bilancio che dà il segno di queste cose. Un bilancio di un ente moderno che si inserisca appieno nell’uomo che gli sta disegnando addosso tutto il lavoro parlamentare moderno che è in corso.

Un ente che sia in grado di gestire sempre più la sua autonomia, autonomia che serve se vi è il consenso e le risorse per gestirla.

Io sono critico sul dare troppo valore sull’autonomia. L’autonomia serve se vi è consenso e risorse per gestirla, perché altrimenti può essere una cosa da considerare, però da affrontare con esperti.

Un ente quindi che da generatore di spesa si intende, nel suo ruolo, si veda di più come equilibratore fra entrate e uscite, e come tale si appropri il senso pieno delle entrate. I Comuni lo stanno cominciando a fare ora. Se vogliono vincere la battaglia per l’autonomia non possono fare a meno di non considerare la parte delle entrate. Non possono fare a meno neanche politicamente perché la parte delle entrate è una cosa che eticamente le autonomie locali devono dimostrare al paese che sanno gestire meglio di come ha gestito lo stato negli ultimi cinquant’anni di vita nazionale.

E allora un ente in questo senso, fa una manovra nelle entrate in maniera seria e articolata che dà dei messaggi precisi, 4 e 5 alle prime abitazioni, alle abitazioni possedute da richiedere di pagare l’ICI, qualche detrazione di 200 mila lire se si è proprietari, a 4 e 5 a chi queste case le affitta se la usano come prima abitazione chiaramente senza la detrazione; un ente che dà il 7 per mille agli alloggi che non sono utilizzati ad alcun titolo per alcuni periodi dell’anno, e quindi anche qui dà un segnale preciso per il fatto che un alloggio va utilizzato in qualche maniera. Un ente che dà un 4,9 al resto dell’immobile. Ma più che questo, un ente che insieme agli altri comuni si mette in condizione di fare quello che dicevo prima. Questa convenzione con il catasto è il primo passaggio per cui noi si possa andare ad una gestione seria delle entrate, ad un controllo serio su quello che è l’evasione della fiscalità.

Io credo debba essere un modello a livello nazionale, perché sono convinto che non esistono 11 comuni in Italia, che si sono messi insieme per dire: si sposta il catasto nella nostra area questa è la sostanza della cosa si fa l’aggiornamento del medesimo, precedentemente al 1994; ci si mette in condizione, con l’informatica, di confrontare quello che gli dice il catasto con quello che io prelevo a livello di quella che è la nostra situazione di mercato.

Un ente che modernizzi le sue strutture e tenti la strada dell’adeguamento del personale e della sua organizzazione; della qualificazione dei suoi dirigenti e della formazione dei suoi dipendenti; che mostri attenzione al costo del personale. Alla sua gestione ed alla individuazione di forme alternative di gestione di alcuni servizi.

In questo senso l’amministrazione ha affidato uno studio su quello che riguarda il continuo adeguamento della struttura di tutti gli uffici e di tutti i momenti di direzione e di applicazione della amministrazione quotidiana.

In questo senso vanno le scelte che saranno conseguenti agli studi che già si hanno in corso sulla gestione alternativa di alcuni servizi.

In questo senso va anche l’inserimento di progetti per lavori socialmente utili, di forte densità: 42 persone, 42 unità. Non solo progetti per attività temporanee; questa concezione immediata dei lavori socialmente utili, quella principale; c’è il problema del catasto; è una cosa temporanea; lì comincia e lì finisce. E’ opportuna questa forma di personale e di forza lavoro, ma anche di andare a vedere se è possibile sperimentare forme nuove che sono consentite dalla normativa ultima, cioè vede se, alla fine del percorso, per esempio per quelle che saranno le assistenze domiciliari o il personale che va a fare il bidello della scuola, se si può impostare con loro in un’ottica legata alla formazione di cui parlavo prima, la possibilità di far nascere un’impresa, un’impresa cooperativa o sociale, come prevede la legge. La possibilità di vedere se un pezzo di quei servizi il comune li può gestire con quella impresa come prevede la legge, per tre anni per lo meno di attività. Questo è un modo di utilizzazione dei lavori socialmente utili, che io critico, ma dove è fatto in maniera sporadica, perché si prendono per tappare un buco, e poi quando si sono presi si mandano via.

Ma può essere positivo se gli si dà una finalità, se gli si dà uno sbocco, una cosa che funzioni anche con quello che è un obiettivo con un ente moderno.

Un ente automatizzato, che finalmente sia automatizzato. In questi giorni stanno impiantando la rete, che si presenti e si offra ai suoi cittadini in maniera seria, in maniera coordinata, in punti precisi, in uffici di relazione con il pubblico, in un corpo di polizia municipale, che da questo punto di vista è fondamentale per come si presenta al cittadino. Che avrà da fargli le multe ma avrà anche da informarlo, avrà anche da essere presente; avrà anche da dare indicazioni al sindaco di che cosa trova a giro per la città che non va. Per la strada non ci sono più i cantonieri. Sono finiti i tempi dove un comune come quello di Empoli aveva 12 cantonieri. Sono finiti i tempi del grave dramma finanziario di questo Paese e sarebbe assurdo pretendere questi ruoli.

In questo ruolo nuovo il corpo di Polizia municipale senz’altro può essere di prezioso aiuto, per l’ente.

Un ente che faccia della progettazione dei suoi luoghi più preziosi è un fatto culturale, che si apre alle professionalità che vengono dal quadro nazionale.

Ho letto che un concorso di idea nazionale è uno sfizio. Può darsi. Noi lo facciamo con un altro spirito. E’ un tentativo di aprire la città al contributo altamente qualitativo di quelli che sono i soggetti presenti nel nostro paese e che possono, in questo senso, dare un contributo.

E’ un’operazione culturale che cerca di esaltare la città; che cerca di dare dei valori al contributo che esalti i centri storici, come momento di forte socializzazione, perché dove si socializza ci si deve star bene anche con gli occhi e come centri commerciali naturali, bene organizzati e vitali.

Un ente che faccia le cose fondamentali quando il percorso conoscitivo è concluso, non prima. Un ente che sia in grado, quando i rapporti con gli altri enti siano chiari e definiti, di fare le scelte. Non prima. Perché prima si abborraccia. Prima possono essere indirizzi politici, possono essere cose da mettere in programma, ma prima di fare bisogna verificare, bisogna studiare, bisogna andare in fondo al percorso che coinvolga tutti i soggetti interessati. Quando si siano individuate le professionalità adeguate per poterli progettare questi interventi.

Con questo spirito questo bilancio pone le teste di ponte per le grandi opere di viabilità comunale che dovranno nascere nella città del duemila, che dovranno consentire di aprire la città non solo politicamente, come dicevo prima ma anche strutturalmente, fisicamente;; riuscire a rompere delle barriere: l’Arno, la Ferrovia, ma non prima di averle studiate bene queste operazioni.

Quest’anno avremo a disposizione una serie di studi già in itinere o finiti, che non si sono fatti a caso. Si sono fatti perché prima si voleva conoscere.

Avremo il coordinamento urbanistico che si è già fatto. Abbiamo gli studi conoscitivi del Piano Regolatore, come base di raffronto, non come scelte del piano regolatore. Avremo lo studio sui trasporti urbani. Avremo il Piano urbano del traffico.

Senza queste cose di fondo non si possono fare scelte anche di viabilità e andremo a definire i contatti che in un anno e mezzo, con grande sofferenza, ma grande, sono stati allacciati con le Ferrovie, con l’Anas, con la Provincia e che ci metteranno in grado di conoscere le loro disponibilità circa la realizzazione di opere come gli svincoli, i sottopassi, e da noi dovremo progettare, insieme ad altre viabilità come quella di raccordo della zona sud, perché se lì ci dovrà essere uno svincolo che attraversa la ferrovia ci deve essere anche un raccordo; di raccordo tra Serravalle e la zona est, con relative possibilità di far funzionare questo raccordo come circonvallazione di Pontorme e di Cortenuova; progetti per l’attuazione di quello che abbiamo chiamato “la città fra le due rive”, che è un po’ un allargarci cercando di rimanere piccoli, perché contano più gli interessi dei cittadini e le funzionalità dei loro interscambi che la grandezza delle città per quello che andremo a fare quest’anno, che saranno la testa di ponte per queste realizzazioni che spero si comincino a intravedere per lo meno coni bandi delle gare di appalto, prima che questa legislazione sia finita.

Un comune che mentre si pone questi grossi obiettivi, non perda mai l’attenzione sullo spazio di sensibilità delle tematiche legate al sociale. Non ci deve essere una via nuova se prima non si è trovata una alternativa.

L’esigenza delle persone più disagiate sono prioritarie rispetto a tutto; bisogna magari sforzarsi e trovare l’abilità per fare in modo che non tutte le risorse siano risorse nuove ma che su quelle risorse ci possano confluire contributi esterni.

Mi pare si sia fatto. Noi si sta progettando un piano di riqualificazione urbana di Avane che oltre ad essere la riqualificazione urbana di Avane è anche un dialogo per un forte incremento di quella che è l’edilizia residenziale pubblica, come concetto nuovo, come concetto che dà risposta a rete, come concetto qualificato, dove non si fa il casermone delle case popolari, come giustamente si faceva una volta perché se non era stato fatto era peggio, ma che oggi si deve rispondere ad esigenze diverse, più personalizzate, per categorie sociali diverse da quelle di una volta.

Un Piano di urbanizzazione urbana che si fa con 6 miliardi e 400 milioni che vengono dall’esterno, che non pesano sul bilancio del comune, sul quale si avranno altri contributi da parte della Regione e dal patrimonio dismesso ….. Una scelta per la realizzazione di 24 alloggi per giovani che abbiamo individuato nella zona di Serravalle, alloggi da adibire ad affitto per giovani coppie; con 3 miliardi e 600 milioni, e anche questi provengono dai fondi della Regione.

Si può cercare, come si sta facendo, di risparmiare le nostre risorse per essere in grado di presentare progetti, di presentare proposte ad altri enti, in maniera che il nostro bilancio non possa essere aggravato da questi costi ma con forme nuove trovare lo spazio per questi tipi di interventi, per integrare e incrementare, come si fa in questo bilancio i servizi sociali. Si parte con residenze sociali assistite per anziani. Siamo partiti con l’assistenza domiciliare per l’AIDS, si parte con un buono servizio di albergo-popolare, un servizio che sarà gestito, come sapete molto probabilmente dalla Misericordia e con la quale faremo una convenzione, per andare anche qui ad una determinazione circa il problema dell’urgenza. Ad oggi una città come Empoli non è in condizione di assicurare un’emergenza di alloggio per chi si trova in condizioni di disagio per essere ospitato per qualche notte.

La questione dell’emergenza si sta ponendo sempre in maniera diversa anche per quanto riguarda il tema degli sfratti che una volta il tema era legato molto da sfratti che provenivano da affitti, ma che ora ha anche elementi nuovi. C’è lo sfratto che proviene da situazioni di fallimenti; c’è lo sfratto che proviene da situazioni particolari.

Nuovi servizi, fondi sociali per gli affitti.

Credo che la sfida alla competizione ci stimoli sempre di più; richieda adeguamenti strutturali della nostra città, ma la sfida verso il sociale ci stimola ancora di più.

Il modo per riservare risorse a questo settore deve essere il nostro primario obiettivo.

Stato sociale. Prima di levare certe cose bisogna vedere come si possono sostituire. Ci viene addosso un concetto della sanità che porta dei problemi anche ai comuni perché giustamente si tende a tenere le persone per poco tempo agli ospedali, ma se queste vanno a casa vanno assistiti e mentre all’ospedale ci pensava l’USL a casa ci deve pensare il comune. Quindi in un contesto anche di futura interlocuzione con la Regione su queste cose, io credo che nel frattempo bisogna insistere, ma non mollare tutto quello che è stato messo in moto. E questo bilancio non molla nulla anzi investe ulteriormente per quello che è stato messo in moto per i servizi sociali.

Un bilancio dove si porta un po’ a compimento l’idea che la città, sull’attività motoria, su quelli che sono gli impianti relativi a questa attività, siamo quasi a un punto di arrivo, ad un momento in cui sono state fatte tante strutture; alcune hanno bisogno di essere riviste, alcune hanno bisogno di essere ridefinite ma sostanzialmente non c’è bisogno di compiere grandi scelte.

Io credo si debba approfittare di questo momento per discutere, vedere a che punto siamo e stabilire dove si vuole andare. Penso che la strada da seguire sia quella che è stata seguita fino ad oggi. Penso che delle risorse si possano mettere sulle modalità di gestione, sulle manutenzioni, su come si riesce a facilitare ulteriormente necessità di interventi che nella nostra città vengano avanzati.

I giovani. Abbiamo su questo in bilancio scelte precise. Non le ripeto. Credo una cosa, che in più a quello che abbiamo finora fatto, si tenderà ad avere sui giovani anche una relazione orizzontale su quelli che sono i temi del lavoro, su quelli che sono i temi della formazione di cui dicevo all’inizio e di quelli che sono i temi futuri dalle possibilità che verranno, per esempio, dalla nuova legislazione che prima o poi verrà dal Parlamento sul terzo settore. Lì c’è tutto un mondo sul quale noi, se ci si riflette bene si può essere pronti appena crescono queste possibilità di creare nuove imprese. C’è tutto un mondo che ci aspetta per presentare i progetti alla Regione, da questo punto di vista.

Ci sono finanziamenti che possono essere utilizzati se si hanno progetti finalizzati a queste cose che principalmente riguardano i giovani.

Noi ci si sta muovendo in certo senso, per progettare, stimolare. Io credo si riesca, se si continua così, ad avere anche questo tipo di progettazione di cui parlavo che già si sta concretizzando con cose più relative.

In questo bilancio abbiamo anche una esigenza che è poi tradotta in numeri, di equilibrio di tutto il nostro territorio, attraverso quella che è la qualificazione delle frazioni, ho già citato molti interventi: Avane, Ponte a Elsa, Fontanella e Sant’Andrea, per alcune cose; il Pozzale per altre; Cortenuova per altre ancora.

Un tentativo, quindi, di investire per avere una città che se anche deve avere, come tutte le città, dei punti più serviti, dei punti di eccellenza, inevitabilmente però abbia all’interno del suo territorio un equilibrio, e questo equilibrio vada trovato con gli investimenti, vada trovato con scelte precise. Io credo che da qui a qualche anno Ponte a Elsa e Avane saranno una cosa diversa per esempio da quello che sono attualmente. Saranno una cosa che consentirà di costruire il concetto di aggregazione, con una certa frazione, il concetto di socializzazione. Ma questo si fa solo investendoci. Ci stiamo investendo. Basta avere la pazienza di aspettare un po’.

Io credo che su questo si tratti solo di vedere i risultati che su questi investimenti si fanno in questo bilancio.

L’economia. Il bilancio si presenta degli scenari che vanno dalla ricerca, anche di valorizzare le nostre città da un punto di vista culturale vivissimo, anche per quella che è la storia della nostra produzione locale. Avete visto che vi sono investimenti in questo senso, in sedi, come il magazzino del sale; quest’anno per acquistarlo e il prossimo anno per investirci sopra; come obiettivo di avere un punto in cui sii possa mostrare alla città e a chi la visita, quella che è stata la nostra operazione principale nel corso degli anni. La lavorazione del vetro. Si possano mostrare dei pezzi della nostra storia; si possa mostrare la dimostrazione della lavorazione, si possa anche comprare qualcosa. Si possa avere un centro di documentazione.

C’era una persona di cui non ho grande stima, però una cosa la diceva giusta, era il ministro dell’agricoltura, che diceva: ogni attività economica deve avere un bel trend culturale. Infatti se badate bene, chi non ce l’ha se la cerca. C’è gente che va a cercarsela a Vinci. Io credo che una produzione come quella del vetro, un trend culturale come storia traduzione, ecc. ce l’abbia per cui bisogna fargliela venir fuori.

Questa città forse nel corso degli anni non è stata molto sensibile da questo punto di vista.

Grande impegno non ce l’hanno messo neanche gli imprenditori. Io prendo l’impegno di tutti e due perché per un po’ ho fatto l’imprenditore e poi sono a fare il sindaco. Più che imprenditore a dire il vero, come operatore, imprenditore operativo, sul piano sociale.

Sedi anche essenziali per l’economia. Noi abbiamo emesso dall’inizio della ristrutturazione il Palazzo delle Esposizioni, nel bilancio che si fece lo scorso anno, un passaggio che era quello di vedere di mettere a disposizione attività diverse, tipo un albergo. Da parte dei privati non è stato mostrato in pratica interesse in questo senso. Bisogna incominciare ad intervenire perché quella struttura ha bisogno di essere risistemata sia strutturalmente sia anche come funzione. Lì bisognerà fare sì le esposizioni, più piccole, ma più che altro bisognerà avere un luogo dove fare congressi, una attività che sta sempre più crescendo nella città e che non ha molte sedi a disposizione.

Sedi come quella della ex vetreria Taddei, ma di questo se ne è gi parlato nel bilancio dello scorso anno.

Economia. Dovrà vedere quest’anno anche scelte concrete per quello che riguarda il settore del commercio, scelte concrete delle quali alcune le ho già citate quando ho parlato di centro commerciale, di centro storico, ma anche scelte concrete per quello che riguarda l’equilibrio fra il piccolo dettaglio e la grande distribuzione. E’ pronta per questa città una scelta su questo nodo. Aspettare sarebbe dannoso per la nostra città.

Ormai nelle nostre vicinanze vi sono strutture che stanno andando avanti a passo velocissimo. Noi abbiamo possibilità, perché un percorso è stato fatto, di poter ragionare di questo in maniera diversa dal passato, perché non avevamo prima la possibilità di pensare, di progettare, di avere questa disposizione di un minimo che serve per questi insediamenti: la viabilità, le condizioni di collocazione, ecc., credo che ora si possa avviare una scelta nel corso di quest’anno, scelta fatta negli anni passati anche di questo consiglio, cioè la strada per l’accordo di programma. Credo ci siano le condizioni di definire questa cosa entro la fine dell’anno perché passi già sono stati fatti e sono stati indispensabili.

Non vado oltre.

Bisogna solamente avere un altro paio di attenzioni. Una: relativamente al discorso culturale che è tutto il bilancio, sia come iniziative che si risolvono nel tempo, sia come iniziative nuove, come dicevo prima, per trovare anche forme diverse. Bisogna quest’anno fare scelte precise per quello che si riferisce la nostra biblioteca. In bilancio abbiamo messo due voci di spesa. La prima riguarda la realizzazione della centrale termica per servire il Convento degli Agostiniani e la seconda è quella della realizzazione della scala antincendio, esterna alla biblioteca.

Queste sono due voci che abbiamo nel bilancio del 1997, ma nel 1997 si sta verificando ora le condizioni per cui bisognerà anche definire l’utilizzo di una parte del Convento degli Agostiniani all’uso di quelle funzioni della biblioteca più moderne, più di consultazione di giornali, consultazione di autovisive, consultazioni telematiche. E questo si può fare utilizzando una parte del Convento degli Agostiniani per andare poi negli anni successivi a quello che è stato indicato nel programma in una ristrutturazione statica e culturale della biblioteca in modo da renderla adeguata a quelle che sono le esigenze dei frequentatori.

Mi dispiace quando sento parlare male della biblioteca di Empoli, ma questo forse perché sono il sindaco, ma anche perché è il nostro bene culturale più importante e non crediate che l’amministrazione sui beni culturali più importanti non abbia una sensibilità sui progetti e sulle prospettive. E se è il bene culturale più importante è anche perché la sostanza c’è tutta, che è quella di una presenza ramificata di testi, di valore vero del contenuto della biblioteca.

Ho lasciato una cosa che forse è una delle cose più importanti della nostra legislatura, che in quest’anno parte davvero. E’ il Piano Regolatore Generale. Ho impiegato anche troppo tempo per le cose che avevo da dire. Ma ci tengo a dire che questo è un Piano Regolatore Generale che ci impegnerà tutti nei prossimi mesi, per cui si dovrà anche trovare la forma migliore per poterlo affrontare come consiglio comunale. Dico solo che questa è una cosa fondamentale, domani inizia il percorso verso l’esterno e verso la cittadinanza. Penso che l’assessore, meglio di me, domattina ne spieghi l’articolazione, e spero che i consiglieri comunali ci siano tutti. Ma anche successivamente, nel bilancio e dopo si abbia modo di spiegare meglio quello che è l’intento dell’amministrazione con la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale.

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