Ringrazio il PDS per avere promosso questo appuntamento di metà mandato che è coerente con il nuovo sistema di elezione diretta del Sindaco e che deve essere utilizzato al meglio in questo passaggio di metà percorso.
Scrivevo, e scrivevano con me le forze politiche che appoggiarono la mia candidatura, nella presentazione del programma che lo sforzo era stato quello di fare un programma dettagliato allo scopo di sottoporlo ad un giudizio degli elettori. Sapevo che come strumento di propaganda avrebbe lasciato il tempo che trova, ma ritenevo opportuno andare al giudizio degli elettori più che sui discorsi sugli impegni dettagliati nella maniera più precisa possibile. Credo che questo fosse sostanzialmente un criterio basato sulla serietà.
E’ con lo stesso criterio di serietà che oggi si affronta questo passaggio, che nei giorni scorsi abbiamo già iniziato in alcune assemblee e che continueremo successivamente in appuntamenti specifici.
Quasi tutti dovreste avere un documento che riporta sommariamente i punti che sono nel programma ed il punto al quale siamo. Senz’altro non sarà completo ma dà una idea seria dello stato complessivo del lavoro dell’amministrazione a metà del mandato.
Ci permette di confrontarci su questo passaggio che è importante anche per il fatto che in questa prima fase si sono fatte importanti conquiste che devono essere consolidate e rilanciate nella seconda fase del mandato amministrativo.
Ci permette inoltre, a noi che siamo ad amministrare, di avere una percezione più esatta di quello che è visto dai cittadini: della reale percezione se quello che stiamo facendo è sufficientemente visibile, è riconosciuto positivo, è condiviso.
Una cosa, al di là di tutto il resto è certa. Sempre nella presentazione del programma si diceva in un passaggio : “Ma sappiamo anche ciò che può fare la differenza: la sollecitudine e l’attaccamento alla città da costruire, le stesse passioni che generazioni intere hanno messo nel lavoro, il fastidio per le alchimie di bassa politica e per le chiacchiere che non attengano al concreto delle cose da fare”. Questi due anni di governo sono stati anni di attaccamento e passione alle cose da fare e nei quali c’è stato poco posto per le chiacchiere che talvolta sono solamente distruttive e fanno perdere il senso delle cose da fare. Di questo devo ringraziare chi ha condiviso le responsabilità politiche di governo in città: il clima è stato buono, sereno, quasi sempre predisposto alla costruzione. Deve essere mantenuto così e trasformare questa serenità in un entusiasmo ancora maggiore che sappia coinvolgere più persone, in maniera attiva, coinvolgente, a costruire il futuro della città e delle sue popolazioni, specialmente i giovani, nei passaggi futuri che verranno.
In questa metà legislatura ci siamo riferiti ad alcuni obiettivi prioritari: primo tra tutti quello di “aprire la città all’area e di aprire l’area alla comunità regionale”. Questo è stato lo sforzo principale: credo che i risultati si vedano.
Primo tra questi risultati io direi essere quello meno tangibile ma più importante: il clima di lavoro costante, costruttivo, la serenità, il dialogo e la concretezza tra le amministrazioni dell’area e tra gli amministratori dell’area. Direi anche, sui temi di area, tra le forze politiche dell’area. Questo credo sia il risultato più importante perché senza questo non viene tutto il resto: non vengono i progetti di area, non vengono le battaglie insieme, non vengono i risultati. E’ stato questo anche il lavoro più impegnativo e difficile. Chi ha rappresentato la nostra città in questo si è posto come chi ragiona e agisce pensando come se si fosse, perché in fondo lo siamo, come “una città fatta di più città”. Questo è stato aprire la città all’area e questo dovrà esserlo per il futuro.
Quando siamo andati a firmare il protocollo di intesa con regione, provincia e comuni il 5 luglio del ’96 ci siamo andati con questo spirito: da allora abbiamo raggiunto molte cose che stavano in quel protocollo perché abbiamo avuto la capacità di tenere l’area tutta insieme per raggiungerle.
Abbiamo evitato inutili municipalismi, cercando di riformare i livelli del governo locale, cercando di riunire i comuni nella individuazione di precise strategie. Strategie per il miglioramento dei servizi, per il miglioramento delle infrastrutture, per il miglioramento della tutela per l’ambiente, per il miglioramento della pianificazione territoriale e delle condizioni di sviluppo economico. Questo è stato l’obiettivo primario.
Questo è stato il quadro di fondo dell’azione di governo di questi pochi, anche se tanti mesi che abbiamo alle spalle, ed è il quadro di fondo che, secondo me, con gli opportuni rilanci di cui parlerò, deve essere anche il quadro di fondo che ci ispira in questo passaggio dalla prima metà del mandato alla seconda metà.
Questo ci ha portato, ad esempio, al Circondario regionale: un obiettivo che era appunto in tutti i programmi del mandato amministrativo e che abbiamo già raggiunto a metà dello stesso.
Penso che questa conquista, che io ritengo una conquista, che noi riteniamo una conquista, cambia (se si vuole) anche il nostro modo di amministrare, che fa un salto verso l’alto, che ci mette però addosso a tutti, principalmente in questo comune un ruolo di maggiore responsabilità perché con questo strumento io credo si possano avere le potenzialità per diventare davvero soggetto decisorio dello sviluppo e delle politiche della Regione.
Abbiamo davvero un potere aggiunto che prima non c’era e che potenzialmente ora c’è. Ci può anche non essere se non lo sapremo sfruttare, ma che potenzialmente ora c’è; che ci comporta a tutti uno sforzo di progettazione, uno sforzo di elaborazione. Scelte che da questo momento in poi, dal momento che abbiamo questo strumento non sono più solamente funzionali all’area. Nel momento in cui noi abbiamo questo strumento, il nostro sforzo di presentazione ed elaborazione non è più quello dell’area, ma diventa un qualcosa di più. Diventa funzionale a un pensare a un progettare uno sviluppo dell’intera regione, in quanto area riconosciuta dalla regione stessa, che lo ha fatto tramite una legge ad hoc. Quando si fa un atto di questo genere bisogna che dietro ci sia un motivo serio, fondamentale e il motivo è quello che sta nelle premesse della legge di quest’area centrale per lo sviluppo della Toscana.
Ecco perché dico che da oggi noi abbiamo una responsabilità di più. E di riempire quel contenitore che ci siamo conquistati ma anche di rilanciare la nostra opera, di sapere che quel potere in più che abbiamo ci mette però addosso le responsabilità di avere anche l’idea dello sviluppo di tutta la regione.
La Regione che lo propone con legge, attuando nella maniera migliore, più marcato questo strumento, lo colloca come scelta strategia per l’interesse politico istituzionale di tutta la Toscana. Noi siamo ora a riempirlo di contenuti.
Come si fa a riempirlo di contenuti e a fare questo bilancio.
Io credo che noi dobbiamo adeguare le nostre visioni anche all’interno degli atti di governo del nostro Consiglio comunale e del nostro comune.
Da questo momento ogni singola deliberazione, ogni singola elaborazione, ogni scelta, ogni impegno che andiamo a fare non potrà fare a meno di tenerne conto. Questo, io credo, diventi il nostro nuovo esistente punto di riferimento concreto. E allora la Toscana, il suo sviluppo, le sue scelte, i suoi servizi, sulla sanità, sul sociale, questo diventa per noi il nostro principale obiettivo.
L’obiettivo di incidere su questo, di trasferire le nostre capacità, spesso anche di farsi carico di problemi che la comunità regionale ha o che avrà. Ci possono essere anche situazioni in cui questo nuovo soggetto, questa nuova realtà potrà anche avere dei problemi da risolvere agli altri come quest’area peraltro ha sempre avuto ed ha sempre cercato di risolvere.
Questo abbiamo fatto quando abbiamo lottato prioritariamente, tutti insieme, per avere il finanziamento sulla 429.
Questo abbiamo fatto quando abbiamo pensato al futuro dei servizi in Toscana.
La legge Galli, che organizza il ciclo delle acque per ambiti ottimali, dal comune che pensa alla sua fogna e al suo depuratore al consorzio di 64 comuni.
Il decreto Ronchi sui rifiuti, che definirà anch’esso ambiti ottimali vasti; ipotesi legislative che ci sono incorso sulla distribuzione dell’energia, dell’energia elettrica e sui nuovi tipi di contratto che si possono fare sulla gestione e distribuzione.
Noi abbiamo anche qui un quadro di fondo, legislativo, che va verso una strada diversa, di gestione di questi servizi. Una scala diversa e una scala più ampia.
Come dotazione di aziende io credo noi abbiamo una grossa possibilità, una grossa carta da giocare: la nostra azienda, la Publiser.
Ha la possibilità di investire quanto ha già fatto, anche qui per rilanciare, anche qui per adeguare la scala; usare queste aziende per essere determinanti in questa nuova strategia della gestione dei servizi per far essere queste aziende i motori di queste strategie ed i soggetti attuatori dello strumento che viene a sorgere su un territorio vasto. Territorio vasto vuol dire un territorio economicamente accessibile, vuol dire poter prevedere investimenti che in territori più piccoli non si possono prevedere, ma che utilizzino gli strumenti, che li sappia programmare eli sappia gestire.
Agli inizi del ’95 la nostra azienda serviva 12 comuni. Agli inizi del ’97 l’azienda serve 21 comuni. Ci sono tutte le condizioni, io credo, perché l’Azienda di Empoli non sia più solo riferimento per i servizi dell’area ma diventi anch’essa riferimento per servizi nella prospettiva, in questa strada in cui si colloca per la gestione di questi servizi.
E dico di più proprio perché questi servizi qui ci si può divertire a sciorinare quello che sarà lo sviluppo economico dei paesi più industrializzati saranno centrali per l’economia, saranno centrali per lo sviluppo delle attività, sempre meno industria e sempre più servizi.
Questa è la tendenza dei paesi industrializzati. Questi saranno, non solo motori per il discorso che stavo facendo, ma saranno e potranno essere anche nuovi motori per lo sviluppo delle aree.
Saranno questi i settori in cui si potrà, prima degli altri e meglio che negli altri, poter provvedere uno sviluppo in termini occupazionali, uno sviluppo in termini di impresa, uno sviluppo in termini di formazione, di conoscenza, perché so
Allora lì noi potremmo andare ad organizzare i cervelli e le professionalità per utilizzare i servizi sociali che abbiamo, che dovremo continuare ad avere anche con criteri diversi.
La laurea breve è partita. Era uno dei nostri obiettivi principali. Lo voglio mettere insieme al discorso che facevo prima perché è fondamentale. Con la laurea breve stanno partendo anche i corsi professionalizzanti che erano previsti come primo anno di attività di laurea e che invece l’università ha già ammesso anche perché ha già avuto il finanziamento da parte della Regione Toscana per poterlo fare e questo già ci fanno vedere il legame che c’è fra la laurea breve e il territorio.
Ci sarà un corso professionalizzante per il settore conciario; ci sarà un corso professionalizzante sul ciclo delle acque; un corso sull’industria chimica e uno sull’industria alimentare.
Anche questo è uno dei motivi per cui avere in loco uno strumento come la laurea breve ci fa vedere il diretto collegamento che c’è, e poi, si è spostata l’Università a Empoli.
Per la prima volta, con la laurea breve in chimica e con n il corso di scienze infermieristica si è fatta venire l’Università a Empoli. E questo dice quanto queste cose, per avere una attinenza sul territorio, bisogna che si concretizzano per cui i corsi professionalizzanti sono un esempio di come si possa concretizzare.
Ed è anche un esempio sul piano del territorio che la maggior parte degli iscritti ai corsi di laurea breve e ai corsi di scienze infermieristiche provengano dall’area.
Noi temevamo che si facesse un corso di laurea a Empoli e poi le iscrizioni fossero esterne. La maggior parte degli iscritti sono studenti che abitano nei comuni della nostra area.
Abbiamo detto: individuazione di precise strategie per il miglioramento delle condizioni per lo sviluppo economico di tutta l’area.
Anche su questo: i Distretti industriali; l’attuazione dei punti presenti nel documento programmatico. Qui ci siamo. E’ questione di poco per sapere se la Regione ha intenzione o no di mantenere gli impegni che si è preso. In parte li ha già mantenuti: per quest’anno l’area avra finanziamenti sui progetti del Distretto industriale notevolmente maggiori rispetto a quelli dello scorso anno.
L’anno scorso quest’area ha avuto 450 milioni di finanziamento per il progetto del distrutto industriale, che poi ne hanno attivati più di un miliardo perché incidono per il 40 per cento. Quest’anno dovremmo avere più del doppio come da impegno che si è preso la Regione.
C’è in corso il rifinanziamento della legge nazionale 317 che riguarda i distretti industriali. Bisogna, anche qui, fare progettualità. Fare in modo che il Distretto industriale, come sta diventando, come si sta organizzando, come il Comune di Empoli ha messo a disposizione una piccola struttura, come sta cercando di essere un po’ il centro di elaborazione di quella che è la politica economica della nostra area.
Piano piano io credo che ci stia arrivando. E ci sta arrivando anche dalla considerazione che qui da Empoli parte una iniziativa su altri distretti industriali della Toscana, su altre aree economicamente forti e significative. Ecco anche qui che opera su tutti i distretti della Toscana per cominciare a dire agli altri sindaci, capoluogo dei distretti industriali della Toscana: ma vogliamo che la Regione ci veda come soggetto con il quale interloquire? Vogliamo metterci in grado di rappresentare, tutti insieme, la maggioranza del fatturato che questa Regione fa all’interno del suo territorio di questa Regione esporta all’esterno del suo territorio?
Anche qui si sta cercando di fare questo lavoro di guida anche rispetto agli altri sindaci dei sette distretti industriali della Toscana per essere un interlocutore della Regione; per essere anche noi a disegnare un Piano di sviluppo regionale. Se non c’è il territorio che contribuisce a disegnare il Piano di sviluppo regionale; se non c’è il fatturato della Regione a disegnare il Piano di sviluppo regionale chi ci deve essere, oltre che, naturalmente, il consiglio regionale, tutte le sue articolazioni istituzionali.
Questo si sta cercando di attuare.
L’Assessore si è impegnato ad instaurare a Empoli un osservatorio dei di
E allora un ente in questo senso, fa una manovra nelle entrate in maniera seria e articolata che dà dei messaggi precisi, 4 e 5 alle prime abitazioni, alle abitazioni possedute da richiedere di pagare l’ICI, qualche detrazione di 200 mila lire se si è proprietari, a 4 e 5 a chi queste case le affitta se la usano come prima abitazione chiaramente senza la detrazione; un ente che dà il 7 per mille agli alloggi che non sono utilizzati ad alcun titolo per alcuni periodi dell’anno, e quindi anche qui dà un segnale preciso per il fatto che un alloggio va utilizzato in qualche maniera. Un ente che dà un 4,9 al resto dell’immobile. Ma più che questo, un ente che insieme agli altri comuni si mette in condizione di fare quello che dicevo prima. Questa convenzione con il catasto è il primo passaggio per cui noi si possa andare ad una gestione seria delle entrate, ad un controllo serio su quello che è l’evasione della fiscalità.
Io credo debba essere un modello a livello nazionale, perché sono convinto che non esistono 11 comuni in Italia, che si sono messi insieme per dire: si sposta il catasto nella nostra area questa è la sostanza della cosa si fa l’aggiornamento del medesimo, precedentemente al 1994; ci si mette in condizione, con l’informatica, di confrontare quello che gli dice il catasto con quello che io prelevo a livello di quella che è la nostra situazione di mercato.
Un ente che modernizzi le sue strutture e tenti la strada dell’adeguamento del personale e della sua organizzazione; della qualificazione dei suoi dirigenti e della formazione dei suoi dipendenti; che mostri attenzione al costo del personale. Alla sua gestione ed alla individuazione di forme alternative di gestione di alcuni servizi.
In questo senso l’amministrazione ha affidato uno studio su quello che riguarda il continuo adeguamento della struttura di tutti gli uffici e di tutti i momenti di direzione e di applicazione della amministrazione quotidiana.
In questo senso vanno le scelte che saranno conseguenti agli studi che già si hanno in corso sulla gestione alternativa di alcuni servizi.
In questo senso va anche l’inserimento di progetti per lavori socialmente utili, di forte densità: 42 persone, 42 unità. Non solo progetti per attività temporanee; questa concezione immediata dei lavori socialmente utili, quella principale; c’è il problema del catasto; è una cosa temporanea; lì comincia e lì finisce. E’ opportuna questa forma di personale e di forza lavoro, ma anche di andare a vedere se è possibile sperimentare forme nuove che sono consentite dalla normativa ultima, cioè vede se, alla fine del percorso, per esempio per quelle che saranno le assistenze domiciliari o il personale che va a fare il bidello della scuola, se si può impostare con loro in un’ottica legata alla formazione di cui parlavo prima, la possibilità di far nascere un’impresa, un’impresa cooperativa o sociale, come prevede la legge. La possibilità di vedere se un pezzo di quei servizi il comune li può gestire con quella impresa come prevede la legge, per tre anni per lo meno di attività. Questo è un modo di utilizzazione dei lavori socialmente utili, che io critico, ma dove è fatto in maniera sporadica, perché si prendono per tappare un buco, e poi quando si sono presi si mandano via.
Ma può essere positivo se gli si dà una finalità, se gli si dà uno sbocco, una cosa che funzioni anche con quello che è un obiettivo con un ente moderno.
Un ente automatizzato. In questi giorni stanno impiantando la rete, che si presenti e si offra ai suoi cittadini in maniera seria, in maniera coordinata, in punti precisi, in uffici di relazione con il pubblico, in un corpo di polizia municipale, che da questo punto di vista è fondamentale per come si presenta al cittadino. Che avrà da fargli le multe ma avrà anche da informarlo, avrà anche da essere presente; avrà anche da dare indicazioni al sindaco di che cosa trova a giro per la città che non va. Per la strada non ci sono più i cantonieri. Sono finiti i tempi dove un comune come quello di Empoli aveva 12 cantonieri. Sono finiti i tempi del grave dramma finanziario di questo Paese e sarebbe assurdo pretendere questi ruoli. In questo ruolo nuovo il corpo di Polizia municipale senz’altro può essere di prezioso aiuto, per l’ente.
Un ente che faccia della progettazione dei suoi luoghi più preziosi è un fatto culturale, che si apre alle professionalità che vengono dal quadro nazionale.
E’ un’operazione culturale che cerca di esaltare la città; che cerca di dare dei valori al contributo che danno i centri storici, li esalti come momento di forte socializzazione, perché dove si socializza ci si deve star bene anche con gli occhi e come centri commerciali naturali, bene organizzati e vitali.
Un comune che mentre si pone questi obbiettivi non perda i riferimenti per mantenere e migliorare i suoi servizi all’infanzia.
Un comune che mentre si pone questi obiettivi, non perda mai l’attenzione, il suo spazio di sensibilità delle tematiche legate al sociale.
L’esigenza delle persone più disagiate sono prioritarie rispetto a tutto; bisogna magari sforzarsi e trovare l’abilità per fare in modo che non tutte le risorse siano risorse nuove ma che su quelle risorse ci possano confluire contributi esterni.
Mi pare si sia fatto. Noi si sta progettando un piano di riqualificazione urbana di Avane che oltre ad essere la riqualificazione urbana di Avane è anche un dialogo per un forte incremento di quella che è l’edilizia residenziale pubblica, come concetto nuovo, come concetto che dà risposta a rete, come concetto qualificato, dove non si fa il casermone delle case popolari, come giustamente si faceva una volta perché se non era stato fatto era peggio, ma che oggi si deve rispondere ad esigenze diverse, più personalizzate, per categorie sociali diverse da quelle di una volta.
Un Piano di urbanizzazione urbana che si fa con 6 miliardi e 400 milioni che vengono dall’esterno, che non pesano sul bilancio del comune, sul quale si avranno altri contributi da parte della Regione e dal patrimonio dismesso ….. Una scelta per la realizzazione di 24 alloggi per giovani che abbiamo individuato nella zona di Serravalle, alloggi da adibire ad affitto per giovani coppie; con 3 miliardi e 600 milioni, e anche questi provengono dai fondi della Regione.
Si può cercare, come si sta facendo, di risparmiare le nostre risorse per essere in grado di presentare progetti, di presentare proposte ad altri enti, in maniera che il nostro bilancio non possa essere aggravato da questi costi ma con forme nuove trovare lo spazio per questi tipi di interventi, per integrare e incrementare, come si è fatto in questi due anni il bilancio dei servizi sociali.
Si parte con residenze sociali assistite per anziani
Siamo partiti con l’assistenza domiciliare per l’AIDS
Si parte con un servizio di albergo popolare, un servizio che sarà gestito, come sapete molto probabilmente dalla Misericordia e con la quale faremo una convenzione, per andare anche qui ad una determinazione circa il problema dell’urgenza. Ad oggi una città come Empoli non è in condizione di assicurare un’emergenza di alloggio per chi si trova in condizioni di disagio per essere ospitato per qualche notte.
Si parte con una nuova piccola residenza per disabili in via Meucci
Si parte con due nuove convenzioni sui minori
La questione dell’emergenza abitativa si sta ponendo sempre in maniera diversa anche per quanto riguarda il tema degli sfratti che una volta il tema era legato molto da sfratti che provenivano da affitti, ma che ora ha anche elementi nuovi. C’è lo sfratto che proviene da situazioni di fallimenti; c’è lo sfratto che proviene da situazioni particolari.
Nuovi servizi, fondi sociali per gli affitti.
Credo che la sfida alla competizione ci stimoli sempre di più; richieda adeguamenti strutturali della nostra città, ma la sfida verso il sociale ci stimola ancora di più.
Il modo per riservare risorse a questo settore deve essere il nostro primario obiettivo.
Immigrazione
Stato sociale. Prima di levare certe cose bisogna vedere come si possono sostituire. Ci viene addosso un concetto della sanità che porta dei problemi anche ai comuni perché giustamente si tende a tenere le persone per poco tempo agli ospedali, ma se queste vanno a casa vanno assistiti e mentre all’ospedale ci pensava l’USL a casa ci deve pensare il comune. Quindi in un contesto anche di futura interlocuzione con la Regione su queste cose, io credo che nel frattempo bisogna insistere, ma non mollare tutto quello che è stato messo in moto. E questo bilancio non molla nulla anzi investe ulteriormente per quello che è stato messo in moto per i servizi sociali
Un periodo di governo dove si porta un po’ a compimento l’idea che la città, sull’attività motoria, su quelli che sono gli impianti relativi a questa attività, sullo sport, siamo quasi a un punto di arrivo, ad un momento in cui sono state fatte tante strutture; alcune hanno bisogno di essere riviste, alcune hanno bisogno di essere ridefinite ma sostanzialmente non c’è bisogno di compiere grandi scelte.
Io credo si debba approfittare di questo momento per discutere, vedere a che punto siamo e stabilire dove si vuole andare. Penso che la strada da seguire sia quella che è stata seguita fino ad oggi. Penso che delle risorse si possano mettere sulle modalità di gestione, sulle manutenzioni, su come si riesce a facilitare ulteriormente necessità di interventi che nella R> Io credo debba essere un modello a livello nazionale, perché sono convinto che non esistono 11 comuni in Italia, che si sono messi insieme per dire: si sposta il catasto nella nostra area questa è la sostanza della cosa si fa l’aggiornamento del medesimo, precedentemente al 1994; ci si mette in condizione, con l’informatica, di confrontare quello che gli dice il catasto con quello che io prelevo a livello di quella che è la nostra situazione di mercato.
Un ente che modernizzi le sue strutture e tenti la strada dell’adeguamento del personale e della sua organizzazione; della qualificazione dei suoi dirigenti e della formazione dei suoi dipendenti; che mostri attenzione al costo del personale. Alla sua gestione ed alla individuazione di forme alternative di gestione di alcuni servizi.
In questo senso l’amministrazione ha affidato uno studio su quello che riguarda il continuo adeguamento della struttura di tutti gli uffici e di tutti i momenti di direzione e di applicazione della amministrazione quotidiana.
In questo senso vanno le scelte che saranno conseguenti agli studi che già si hanno in corso sulla gestione alternativa di alcuni servizi.
In questo senso va anche l’inserimento di progetti per lavori socialmente utili, di forte densità: 42 persone, 42 unità. Non solo progetti per attività temporanee; questa concezione immediata dei lavori socialmente utili, quella principale; c’è il problema del catasto; è una cosa temporanea; lì comincia e lì finisce. E’ opportuna questa forma di personale e di forza lavoro, ma anche di andare a vedere se è possibile sperimentare forme nuove che sono consentite dalla normativa ultima, cioè vede se, alla fine del percorso, per esempio per quelle che saranno le assistenze domiciliari o il personale che va a fare il bidello della scuola, se si può impostare con loro in un’ottica legata alla formazione di cui parlavo prima, la possibilità di far nascere un’impresa, un’impresa cooperativa o sociale, come prevede la legge. La possibilità di vedere se un pezzo di quei servizi il comune li può gestire con quella impresa come prevede la legge, per tre anni per lo meno di attività. Questo è un modo di utilizzazione dei lavori socialmente utili, che io critico, ma dove è fatto in maniera sporadica, perché si prendono per tappare un buco, e poi quando si sono presi si mandano via.
Ma può essere positivo se gli si dà una finalità, se gli si dà uno sbocco, una cosa che funzioni anche con quello che è un obiettivo con un ente moderno.
Un ente automatizzato. In questi giorni stanno impiantando la rete, che si presenti e si offra ai suoi cittadini in maniera seria, in maniera coordinata, in punti precisi, in uffici di relazione con il pubblico, in un corpo di polizia municipale, che da questo punto di vista è fondamentale per come si presenta al cittadino. Che avrà da fargli le multe ma avrà anche da informarlo, avrà anche da essere presente; avrà anche da dare indicazioni al sindaco di che cosa trova a giro per la città che non va. Per la strada non ci sono più i cantonieri. Sono finiti i tempi dove un comune come quello di Empoli aveva 12 cantonieri. Sono finiti i tempi del grave dramma finanziario di questo Paese e sarebbe assurdo pretendere questi ruoli. In questo ruolo nuovo il corpo di Polizia municipale senz’altro può essere di prezioso aiuto, per l’ente.
Un ente che faccia della progettazione dei suoi luoghi più preziosi è un fatto culturale, che si apre alle professionalità che vengono dal quadro nazionale.
E’ un’operazione culturale che cerca di esaltare la città; che cerca di dare dei valori al contributo che danno i centri storici, li esalti come momento di forte socializzazione, perché dove si socializza ci si deve star bene anche con gli occhi e come centri commerciali naturali, bene organizzati e vitali.
Un comune che mentre si pone questi obbiettivi non perda i riferimenti per mantenere e migliorare i suoi servizi all’infanzia.
Un comune che mentre si pone questi obiettivi, non perda mai l’attenzione, il suo spazio di sensibilità delle tematiche legate al sociale.
L’esigenza delle persone più disagiate sono prioritarie rispetto a tutto; bisogna magari sforzarsi e trovare l’abilità per fare in modo che non tutte le risorse siano risorse nuove ma che su quelle risorse ci possano confluire contributi esterni.
Mi pare si sia fatto. Noi si sta progettando un piano di riqualificazione urbana di Avane che oltre ad essere la riqualificazione urbana di Avane è anche un dialogo per un forte incremento di quella che è l’edilizia residenziale pubblica, come concetto nuovo, come concetto che dà risposta a rete, come concetto qualificato, dove non si fa il casermone delle case popolauesta chiusura, da serie A.
Grazie