Open Toscana vuol essere anche uno strumento importante per aiutare le istituzioni a semplificare e sburocratizzare e la Regione ha deciso di fare un ulteriore passo in avanti, non limitandosi a prendere provvedimenti per alleggerire gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese (e i cittadini), ma innovando e semplificando il metodo con cui questi oneri sono individuati e risolti. Con un percorso partecipato, iniziato lo scorso giugno con un confronto prima con le associazioni di categoria e poi con le imprese di tutti i settori, che si è concluso con l’elaborazione di nove misure che sottoporremo ora ad una consultazione on line. La prima del suo genere, raggiungibile da Open Toscana alla pagina dedicata alla partecipazione. Cosa ci troveremo dentro? Ad esempio proposte su come uniformare i modelli in uso nei vari Comuni per chiedere un permesso per costruire, sull’avvio di una nuova attività o su come richiedere autorizzazioni per lo scarico o l’uso di acque reflue. Ancora: una piattaforma Suap regionale, linee interpretative comuni, digitalizzare le procedure il più possibile, un armadio digitale dove conservare le certificazioni delle imprese in modo da non richiederle ogni volta per ogni nuovo appalto o committente, condividere anche l’agenda dei controlli, creare un catasto unico degli impianti termici e norme più semplici per l’accreditamento delle strutture e dei servizi alla persona.
L’abbiamo presentata oggi a Pisa, al pubblico di Internet Festival che ha raggiunto il padiglione di Open Toscana sotto le logge dei Banchi. Ci sarà un mese di tempo, fino al 9 novembre, e in parallelo ci saranno tre tavoli con prefetture, enti locali e direzioni regionali per stabilire tempi e azioni. Non sarà un plebiscito, ma l’occasione anche per modificare le proposte o suggerirne altre.
Se vogliamo essere efficaci dobbiamo cominciare a fare le riforme non per le imprese ma con le imprese, perché dobbiamo dirlo con amarezza, in questo Paese capita spesso che provvedimenti nati per semplificare hanno l’effetto opposto. Un problema di merito ma anche di metodo. Per cui si è imposta l’esigenza di mutare approccio e prospettiva: da una pubblica amministrazione percepita solo come soggetto che impone vincoli e gabelle) o tutt’al più macchina chiamata a produrre risposte dall’alto) ad agente di cambiamento e innovazione che faciliti connessioni, idee e produca soluzioni.
