Servizi pubblici locali e sviluppo

Le nostre sono aree di pmi, aree di distretti industriali, aree sostanziali per lo sviluppo della Toscana dove tutto questo si accompagna con adeguati servizi sociali ed una organizzazione avanzata, perché efficiente e di lunga tradizione, dei servizi ai cittadini.
Adesso però credo siamo ad un passaggio che rischia, se non adeguiamo le nostre azione alla sfida, di mettere in crisi la proposta forte nostra che è stata prodotto/città/cultura sociale.
Queste, infatti, sono aree forti ma lo sono forti in sé, presa ognuna per conto proprio. Ma questo non basta perché da sole non fanno una massa critica sufficiente per affrontare una nuova situazione che cambia.
Cosa cambia:
– Mondializzazione dei mercati
– Europa: economia e normativa
– Ambiti Territoriali Ottimali e nuove industrie dei servizi
– Privatizzazioni : Enel, Snam, Trasporti, etc.
– Coinvolgimento del privato nella gestione dei servizi e nella progettazione territoriale

Verso la Mondializzazione dei mercato e l’Europa Economica occorre che questa presenza esclusiva di pmi si ponga una ambizione forte che è quella di ridisegnare lo sviluppo socio-economico della Toscana avendo tre obiettivi :
– La Frontiera Europa – adeguarsi culturalmente e strutturalmente perché l’interlocutore dei Sindaci sul tema dello Sviluppo sia Bruxelles e non Roma o addirittura Firenze;
– Partenariato al Centro (con i Patti Territoriali); Partenariato territoriale (questo di oggi) e Partenariato Settoriale (ad esempio ATCE)
– Fare Sistema : Prodotto/ le città / cultura sociale , sapere ricerca.

Se l’obiettivo di fondo della UE è il favorire (dopo il ’99) le azioni tra partner diversi noi dobbiamo fare il partenariato territoriale, facendo sistema in modo più ampio ( i prodotti/ le città / la cultura sociale, il sapere) andando ad un patto territoriale tra i sistemi economici locali, prima di tutti i distretti industriali, di pmi spinto dalle aree più dinamiche come le nostre.

Per quello che riguarda i nuovi Ambiti Ottimali e nuove industrie di servizi, occorre attenzione perché la nuova legislazione comporta 3 rischi:
– che i gestori siano sani e quindi fatti di aziende efficienti
– che l’adeguamento delle dimensioni non comporti una prevalenza della politica su chi conduce le aziende
– di danni economici derivanti dalla impossibilità di forme di compensazione tra servizi

Per la normativa europea il primo elemento da considerare è l’inevitabile processo di costruzione di forme di concorrenza in tutti i servizi considerati sino ad oggi in monopolio. L’attenzione attuale è soprattutto per Enel, Telecom e trasporti (FF.SS. e Alitalia), ma ben presto il problema verrà posto per tutta la distribuzione di energia, per l’acqua ed i servizi relativi alla raccolta e smaltimento rifiuti. I meccanismi per l’introduzione di un mercato quanto meno simulato sono già presenti in molti paesi europei, in particolare le autorità di controllo della gestione che fissano alle aziende gestrici tariffe e relativi standard di servizio.
Non possiamo nasconderci che le nostre aziende per lo stesso fatto di essersi sviluppate in regime di assoluta mancanza di concorrenza, scontano inevitabili livelli di inefficienza, questo nonostante i correttivi e le attenzioni che comunque abbiamo avuto. Sarebbe fondamentale cogliere le attuali possibilità di espansione in nuovi territori e servizi per recuperare maggiori livelli di efficienza senza particolari traumi nell’organizzazione interna e in una situazione di crescita occupazionale.

Nella nuova situazione non saranno possibili forme di compensazione fra i servizi. La nascita di un mercato nel settore dell’energia e l’attivazione della già costituita autorità non permetterà più extraprofitti sulla distribuzione del metano. Tali guadagni sono sino ad oggi serviti a coprire i costi di altri servizi regolati da tariffe politiche o addirittura ancora da tributi scissi dai costi effettivi del servizio. Questa situazione è tipica dei servizi idrici: acquedotto, fognature e depurazione. Abbiamo ancora un periodo di transizione che deve essere giocato per adeguare le tariffe e per costruire eventuali ammortizzatori sociali per le fasce più deboli.
Nel contempo si aprono anche affascinanti prospettive soprattutto nel campo della distribuzione dell’energia dove lo ‘spezzatino’ dell’Enel, se attuato, permetterebbe ad aziende tipo la nostra di entrare nella distribuzione di comparto e nella piccola produzione di energia realizzando interessanti sinergie fra i servizi gestiti dalle nostre aziende (esempio la cogenerazione da metano o da rifiuti).
Anche la nuova regolamentazione in studio a Brussels per l’utilizzazione della rete di grande adduzione del metano impone dimensioni imprenditoriali diverse dalle attuali. Tale regolamentazione tende ad attuare il “common carry” allo scopo di permettere alle singole aziende o a soggetti economici diversi, in Italia ad esempio dalla Snam, di contrattare direttamente con i paesi produttori.
L’abbassamento per quanto ci compete del costo dell’energia permetterà uno scarto in avanti dei rapporti con le forze economiche locali che devono vedere le nostre aziende come partner naturali per la risoluzione dei loro problemi non solo nel campo dell’approvvigionamento energetico, ma anche in quello idrico, depurativo di smaltimento dei liquami, dei tossici e nocivi ecc. Servizi che ad oggi nessuna delle nostre aziende è in grado di effettuare e che creano non pochi problemi soprattutto alle piccole e medie imprese.
Un altro grande punto di inadeguatezza del sistema complessivamente messo in piedi da Enti locali e aziende è la qualità dei servizi resi.
Nel settore delle acque il livello raggiunto non può lasciare soddisfatti, ricorrenti sono le crisi idriche, inefficiente il sistema fognario e basso il livello depurativa. A fronte di questa situazione abbiamo una normativa nazionale e regionale che ci impone di crescere in dimensione sino a poter gestire interi ambiti per l’intero ciclo. L’attuale dimensioni aziendali non permettono a nessuna delle aziende Toscane di candidarsi a divenire il primo nucleo di una seria industria dell’acqua in grado di investire nel breve con rientro nel medio lungo periodo, scaglionando gli aumenti tariffari. Dobbiamo essere in grado di finanziare e realizzare la rete duale per le zone industriali, adeguare gli acquedotti rurali per lo sviluppo turistico, dotarsi di un sistema fognario depurativo decente, proporsi come partner attendibile per la depurazione industriale. Nel campo dei servizi di igiene urbana, abbiamo scarsa credibilità per l’attivazione dei nuovi processi di smaltimento necessariamente basati sulla termodistruzione, poiché nessuna delle nostre aziende può presentarsi con centri propri di ricerca magari legati al mondo universitario e con un livello del dibattito che vada oltre al presentare le grandi realizzazione del nord Europa. Così come non siamo sufficientemente in grado di supportare le scelte regionali con chiare strategie aziendali, dove altre all’impostazione di principio siano evidenziati tempi e costi delle varie opzioni.

La fusione delle nostre aziende in una nuova entità economica a sua volta suddivisa in bracci operativi per i vari settori, permetterebbe di raggiungere dimensioni assolutamente in grado di porla al di sopra di tutte le esperienze regionali e, per molti versi, nazionali.
Riportiamo l’ordine di grandezza dei principali indicatori economici:
– popolazione servita – un milione
– dipendenti – 1.000
– fatturato – 500 miliardi
– acqua venduta – 50 mln mc/anno
– gas venduto – 500 mln mc /anno
– rifiuti raccolti – 1.000 tonnellate / giorno
– rifiuti smaltiti – 800 tonnellate / giorno

Il primo obbiettivo di questa nuova entità economica dovrebbe essere quello di proporsi a Firenze per i servizi idrici e distribuzione del gas proponendo l’entrata del capoluogo in una entità economica assolutamente in grado di reggere il suo eventuale ingresso, con questo naturalmente candidata a divenire il soggetto gestore unico del medio Valdarno con l’entrata degli altri comuni restanti. Apparirà piuttosto evidente che anche per il basso Valdarno: o assisteremo ad un processo di aggregazione intorno al nucleo Pisa, Livorno e costa (area vasta), oppure si aprirà un processo di ulteriore ingresso della restante parte dell’ambito ottimale per dar vita al soggetto gestore unico.
L’ operazione dovrà essere presentata come una seria proposta anche imprenditoriale proveniente da aree caratterizzate da ben cinque importanti distretti industriali, al fine di costruire un entità economica mista pubblico privato per rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese concernenti le già citate esigenze energetiche, di approvvigionamento idrico, depurative di collocazione dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, ma anche di costruzione di reti telematiche locali.
Le capacità di investimento sul territorio saranno notevoli. Attualmente Publiser investe al limite delle sue possibilità sull’ordine dei 15 miliardi l’anno dello stesso ordine di grandezza sono gli investimenti del Consiag. La costruzione della nuova entità economica unitamente alle nuove forme di finanziamento a minor costo (emissioni di obbligazioni, azionariato diffuso ecc.) permetteranno un notevole impulso agli investimenti.

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