Voglio ringraziare per le presenze di stasera. Voglio ringraziare anche il Consiglio Comunale per avere organizzato questa serata, che credo sia un momento importante nei confronti di chi deve governare le cose della città e un pezzo della città, della società, di quello che nella nostra città si muove, costruisce, crea, collabora, fa, e non è solamente il Centro di Accoglienza anche se senz’altro il Centro di Accoglienza è importante, significativo, notevole, che richiede quindi anche una attenzione da parte del governo alle cose della città. Importante e notevole come credo sostanzialmente ci sia stata in questa storia comune degli ultimi dieci anni circa di collaborazione sui temi legati principalmente alla droga e alla tossicodipendenza.
L’Amministrazione ha sempre avuto la filosofia di dover intraprendere le iniziative che riguardano il tema della tossicodipendenza, che è stata quella di cercare di avere come punto di riferimento il territorio e sul territorio cercare di favorire la nascita di una rete di prevenzione e di recupero del disagio, in questo caso legato alla tossicodipendenza, ma in altri casi legati ad altri temi che riguardano il disagio in generale.
Questa è stata un po’ la filosofia che già da quando venne fuori la legge sulla tossicodipendenza, ma forse anche prima, l’amministrazione ha avuto. Cioè cercare di vitalizzare, di stimolare, di accompagnare quello che sul territorio, di volta in volto è nato, si è sviluppato, è cresciuto, e talvolta è anche morto, perché poi ci sono anche momenti in cui con tutte le iniziative che nascono in questa rete di società sul territorio, cercare di accompagnare con le proprie politiche questa dinamica che è venuta.
L’obiettivo è quello, deve essere, specialmente ora, quello di ribaltare un po’ il concetto quando ci si appresta a ragionare di queste tematiche, e quindi cercare di considerare come punto di riferimento non il patologico ma tutto l’insieme.
Quando si appresta il nostro ragionamento su queste tematiche, siamo indotti in questo errore di fondo che questa amministrazione ha cercato di non fare, cioè, di vedere nella patologia la cosa da considerare e di trascurare quindi tutto il resto.
Della salute noi spesso siamo abituati a vedere un aspetto, che è l’aspetto della malattia. Questo è un concetto che l’amministrazione ha ritenuto un concetto fuorviante, quello che è l’insieme di positivo sul territorio, anche nel momento in cui si presenta il disagio della tossicodipendenza va giocato, va messo in campo.
Questo è quello che la città deve cercare di fare. E quindi stimolare i gruppi sociali che intorno a queste cose nascono, stimolare quei problemi che vengono individuati, vedere nei progetti, che ognuno di questi soggetti, in questa rete che è stata messa insieme propone, un progetto positivo da considerare, da qualificare e da sorreggere e stimolare nella sua crescita.
Questo è stata la mentalità, l’approccio. Quindi chi sul territorio è riuscito a mettere in piedi una cosa positiva, un soggetto positivo di questa rete farlo diventare un momento importante al quale l’amministrazione, chi governa il territorio può fare riferimento, si può appoggiare e da questo prendere il buono.
Per noi, che siamo qui a fare questa riflessione, oggi, io credo che il ragionamento di fondo che ci compete sia proprio quello di vedere, all’interno di questi passaggi, che poi si concretizzano in azioni, in cose precise, come quelle che ci illustrava il Freschi per il Centro di Accoglienza, si riesce a stare collegati,, si riesce a mettere la nostra strategia.
Una strategia che deve essere quella di avere un coordinamento, una azione sinergica fra quei vari sistemi della rete nel nostro territorio; agire per utilizzare, prima di tutto, i punti di forza che questi sistemi si sono creati: il Centro di Accoglienza, oggi; una cosa che è nata, è cresciuta e si è sviluppata in questa rete che combatte il disagio della tossicodipendenza sul nostro territorio; cercare un coinvolgimento di tutti i movimenti, di tutti gli automatismi nel sociale, non isolare alcun sistema di questo; non isolare il sistema della famiglia, per partire dal piccolo; non isolare alcuni di questi soggetti per stare poi nello specifico di azioni, di progetti, di programmi.
E’ con questo spirito che noi abbiamo vissuto tutta la stagione – e vengo un po’ più dentro la cosa nostra – tutta la stagione della legge 309 sulle tossicodipendenze, nonché su tutte le cose che diceva Freschi.
Il Comune di Empoli dal 1991 ha presentato richieste di contributo statale sulla legge 309 sulle tossicodipendenze con questa filosofia: appoggiandosi alle esperienze che erano in grado di avere dei progetti da presentare su questa legge; dei progetti che erano, sono stati: il Centro di Accoglienza, l’ARCI, l’ACLI, il SERT, per quello che è la possibilità di presentazione di progetti sulla 309. L’Università, per alcune interconnessione che si sono avute su alcuni progetti con l’Università stessa, e quindi cercando di condurre questa stagione che ci veniva offerta nei finanziamenti, sul fondo nazionale della droga, coordinando questo lavoro di presentazione dei progetti, nei quali, di anno in anno, il Centro di Accoglienza, aveva una fetta notevole di progetti presentati e quindi anche di finanziamenti da ricerche. Cercando quindi su questi soggetti, per esempio stasera siamo a parlare del Centro di Accoglienza, di vederli sostanzialmente come una delle grosse risorse, come una ricchezza presente sul territorio che attraverso la realizzazione di un progetto poteva concretizzare la sua azione. Perché una cosa è esserci, potenzialmente esserci, ma se poi non abbiamo possibilità di agire, in questo caso di agire attraverso i progetti che sono stati portati avanti dal Centro di Accoglienza, poi si perde anche l’efficacia dell’azione e quindi la possibilità di essere veramente una ricchezza sul territorio.
Questo è stato il modo di ragionare. Questo è stato un po’ anche il percorso che ha accompagnato il rapporto fra Centro di Accoglienza e il Comune di Empoli; questo è un po’ il punto di partenza sul quale deve iniziare il nostro ragionamento di stasera, perché in questi anni, bene o male, attraverso la presentazione di questi progetti – dico bene o male perché si sanno tutti i limiti che già dall’inizio aveva questa legge – si è cominciato a costruire, a dare veramente possibilità di creare le maglie di questa rete, a realizzare questi progetti, ad avere l’ente locale presente nella presentazione del progetto al Ministero e quindi come coordinatore di una attività sul territorio che già da molto tempo è sempre stata accompagnata e alla presenza di quella che è l’altra grossa attenzione, che deve avere l’ente locale, che deve avere il pubblico, e cioè il lavoro che su questo fa la parte più sanitaria, la parte più riservata alla USL ora rispetto a quello che era in precedenza.
E ancor qui occorre essere chiari. Poche città, io credo, hanno avuto la possibilità di poter sfruttare una ricchezza di soggetti, di operatori, di capacità professionali, di parte pubblica dove Empoli ha avuto la possibilità di poter sfruttare. Colgo l’opportunità della presenza della dottoressa Tedici oggi la possibilità di poter sfruttare per il lavoro, massacrante devo dire, lo conosciamo tutti, professionalmente qualificato e convinto che il SERT sta facendo negli ultimi anni e per questo si sta qualificando su tutto il territorio regionale, ma, vorrei dire, su tutto il territorio nazionale, perché cominciano a giungere anche riconoscimenti in questo senso.
Adesso siamo in una fase di passaggio in cui occorre riconsiderare tutta questa rete; rimettere insieme tutte queste competenze, che nel corso degli anni sono anche maturate, perché all’inizio si andava un po’ tutti a "cazzotto". A "cazzotto" perché il fenomeno è di quelli tremendi, a cazzotto perché non si eravamo mai provato a farci un ragionamento contro, a cazzotto perché quando si parte tutti abbiamo da prendere la mira.
Oggi, dopo questa esperienza maturata, credo che sul territorio empolese un po’ tutti si sia preso bene la mira, e un po’ tutti si sia cominciato a produrre dei risultati. Ed è un passaggio, fondamentale. Io sono contento sia portato in consiglio comunale perché questo passaggio fondamentale deve farci esprimere due considerazioni. La prima, che è finita, in parte, la stagione della 309, per come era nata, perché purtroppo non vi sono, da tempo, politiche dotate di risorse tali da renderle efficaci di fronte a quella che è una evoluzione notevole del fenomeno a livello nazionale, una carenza di fondi, una tempistica che non consente più di poter fare dei progetti e dei programmi.
E’ anche finita perché – secondo me – si tratta di passare da una fase in cui si doveva lavorare per progetto e quindi anche in forma sperimentale, ad una fase in cui per la maturazione di questo sistema oggi siamo a lavorare per cose in parte già sperimentate e quindi da migliorare. E quindi su cose, già presenti sul territorio, che si tratta di mettere tutte insieme di cercare di avere su queste una supervisione di tutti quei soggetti di questo meccanismo. Quindi la supervisione politica, che poi sta a noi verificare che questa ci sia; una supervisione tecnica, e questa sta all’USL verificare che ci sia, una supervisione di partecipazione, e questa sta a tutti i vari soggetti per verificare che sia la più ampia e la più democratica possibile.
In questo spirito – io direi da più di un anno, ormai – si sta cercando di lavorare sul passare da progetti presentati sulla 309 a una forma diversa, che è quella della convenzione, che ci consente di passare questa fase di maturazione di questo sistema a rete, in una maniera più efficiente, senza dubbio, come dicevo prima.
In quest’ottica noi abbiamo fatto sostanzialmente le due convenzioni sui minori; ormai siamo a stringere in questi giorni i tempi per la firma della convenzione con il Centro giovanile ad Avane, che è già anche questa una priorità già presente sul territorio e quindi non è più da sperimentare, da verificare. E’ una realtà presente che se c’è deve essere mantenuta, attraverso una possibilità di anno in anno di progettare, come fare per l’anno successivo; di progettare da un punto di vista economico, perché si deve sapere all’inizio dell’anno cosa c’è di disponibile per fare questa attività. Un’attività da verificare, da programmare, da ricontrollare, da rivedere – e questo è l’aspetto nostro – perché può darsi che oggi sia quello il modo con cui la città decide di rispondere ad un disagio ma che domani debba essere orientato nuovamente nella propria programmazione e nel proprio controllo.
Questo viene fatto, sostanzialmente bene, con lo strumento della convenzione, ed è per questo che si va a chiudere sulle due convenzioni: con il Centro giovanile di Avane e il Centro "Il Pino".
Eë chiaro che per quello che riguarda il resto dell’attività del Centro di Accoglienza, la cosa che a tutt’oggi è scoperta, e con i coltelli alla gola rispetto a quella che è la situazione che illustrava freschi, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista dei finanziamenti della legge 309, e qui apro parentesi per dire che dovremo comunque sapere entro luglio quanti saranno e quali saranno, e io spero possano essere di un’entità che aiutino a risolvere i problemi, e comunque lo dovremo sapere entro il mese di luglio. E’ chiaro che rispetto a tutta l’attività del Centro di Accoglienza, quello che oggi può essere fatto in questa direzione è valutare approfonditamente. E questo non lo possiamo fare noi come consiglio comunale, come comune di Empoli, ma è una cosa che spetta alla USL, perché la competenza è della USL, deve essere della USL, deve scegliere la USL in maniera autonoma, ma sollecitare, perché noi riteniamo – e questo è quello che mi sento di dire come conclusione di un ragionamento che può! essere fatto a livello politico – può essere ritenuto a livello politico che anche su quella sfera importante di attività che il Centro di Accoglienza fa per la prevenzione e il recupero delle tossicodipendenze, possa essere valutato da parte delle strutture preposte, una possibilità di interazione del Centro di Accoglienza.
Io credo che l’organo politico, l’organo di governo, il consiglio comunale, possa solo pretendere che vi sia questa sensibilità a farlo, vi sia questa volontà a "forzare", affinché questa valutazione venga fatta e al più presto possibile; è chiaro che, come si è lavorato alle due convenzioni si è cominciato anche con le USL a raccogliere i primi dati e a fare le primissime valutazioni su quella che è l’altra attività che il Centro fa. Dopodiché, fatto questo, che sarà un si o un no, sarà un qualcosa di ben definito, io credo che poi potremo stabilire meglio come organo di programmazione e controllo del governo locale quello che per il Centro di Accoglienza
