400° anniversario della fondazione delle Scuole Pie Calasanzio

Saluto molto affettuosamente tutti Voi, il Padre generale, vi ringrazio e rinnovo il mio caro saluto a sua eminenza il cardinale Piovanelli.
Sono qui con voi questa mattina per testimoniare la partecipazione della città alle celebrazioni per i quattrocento anni della nascita delle Scuole Pie, in un duplice senso:
-da una parte sono con voi per sottolineare ancora una volta, perché tutti noi sappiamo quanto sia importante non stancarsi mai di farlo, l’importanza della formazione e della cultura nell’emancipazione degli uomini soprattutto di quelli più poveri, e quindi rendere omaggio all’idea ed all’impegno di Giuseppe Calasanzio di quattrocento anni fa;
-dall’altra sono qui per rendere omaggio al ruolo ed alla presenza ad Empoli dell’opera dei padri Scolopi o meglio ancora del "Calasanzio" così come con termine popolare viene riconosciuta la vostra presenza in città.
Rileggevo ieri sera un passaggio del programma dell’amministrazione. Dice:
"La scuola e la formazione in generale possono divenire forze propulsive capaci di concorrere al cambiamento di questa nostra società.
Intelligenza, sapere e conoscenza, rappresentano, oggi più che mai, una risorsa strategica per la democrazia: non possono essere appannaggio di pochi e concorrono in modo determinante all’allargamento degli spazi di libertà di tutti i cittadini.
Questa opera di promozione formativa si ispira all’idea di cultura come fatto pubblico e collettivo, come un bene di carattere sociale che concorre alla complessiva crescita civile di tutta la comunità. Essa si dovrà ispirare al criterio del pluralismo, inteso come massima circolazione di tutte le idee e di tutti gli orientamenti, come spirito di tolleranza e rifiuto di ogni integralismo."
Siamo in altra epoca, ma le tematiche di fondo sono sempre le stesse che 400 anni fa ispirarono la nascita della prima scuola pubblica popolare e gratuita d’Europa: il diritto alla scuola e quindi alla formazione per tutti, in modo particolare per i più piccoli ed i più poveri.
Credo che la formazione, oggi come allora, debba venire considerata uno strumento di emancipazione sociale ed una base fondamentale della nostra democrazia.
Dare a tutti le stesse possibilità di riuscita nella vita, quindi dare un pò di più a chi ha più bisogno, è un impegno che tutti coloro che sono chiamati a reggere la Cosa Pubblica debbono mettere al primo posto.
Oggi fortunatamente le condizioni di vita sono molto cambiate ed in meglio, anche se, va ricordato, in alcune parti del mondo ed anche d’Italia si vive in condizioni che possono essere definite ai limiti del vivere civile.
Se oggi fosse tra noi Giuseppe Calasanzio non se ne starebbe certo con le mani in mano. Anche nelle zone più ricche ed emancipate del nostro Paese, anche nella nostra città, troverebbe qualcosa da fare, troverebbe delle "povertà" di cui occuparsi.
Mezzora fa eravamo ad inaugurare la nuova Casa Accoglienza: la città cresce, diviene più città, traccia il suo futuro, ma con lei deve crescere l’accogliere, il saper ascoltare, il bisogno di chi ha bisogno, talvolta di sola formazione, di sola cultura, talvolta addirittura di un letto e di un pasto.
Ma le nuove povertà moderne hanno anche un’altra peculiarità: hanno sempre meno i caratteri della materialità e sempre più quelli dei valori, della spiritualità intesa anche in senso laico, non solo religioso.
Credo che l’impegno contro queste nuove povertà sia più difficile ed impegnativo. Esse sono più difficoltose da individuare e combattere.
Noi viviamo qui ed oggi, e questo deve essere il nostro impegno.
Non sta a me ricordare chi fosse Calasanzio e la portata dell’opera iniziata a Roma quattrocento anni nella chiesa di Santa Dorotea in Trastevere.
Lo avete fatto in tre interessanti e partecipate conferenze che come Amministrazione comunale abbiamo seguito con grande interesse.
Credo che il senso della mia presenza questa mattina sia quello del ringraziamento dell’Amministrazione comunale per l’opera intrapresa da Giuseppe Calasanzio ma soprattutto per l’opera che i Padri Scolopi hanno svolto e stanno svolgendo nella e per la nostra città.
Il "Calasanzio", anch’io lo chiamo così, è conosciuto da tutti, ha accolto e formato migliaia di giovani, si è guadagnato un ruolo ed una presenza tra le più significative e preminenti nella storia dell’educazione delle nostre popolazioni.
Credo di poter testimoniare qui, questa mattina, che l’amore che i padri Scolopi hanno rivolto alla città di Empoli e a tutta la zona, così come quello rivolto da altre presenze come la Santissima Annunziata, da tutta la rete delle scuole materne cattoliche, è contraccambiato, fortemente contraccambiato dalla città.
La loro presenza è avvertita ed ben accettata da tutti.
La loro presenza è diventata un’istituzione, un elemento essenziale del "sistema città", che ne ha impregnato e ne impregna il carattere, la vita sociale, la sua crescita civile .
Tenersi care queste istituzioni, queste ricchezze, fare in modo che vivano i loro momenti di espansione ed il loro momenti di difficoltà in grande e rispettosa autonomia ma fare sentire loro che la città, le istituzioni, il Comune ci sono a garantire che continui e si accresca un habitat positivo, senza esagerare, ma come valori da difendere e da consolidare perché sono oramai elementi che fanno la connotazione della città.
Vorrei questa mattina ricordare e ringraziare in particolarmente due di voi:
-il primo è il padre Pagnini che è impegnato in un’azione che forse rinverdisce le origini calasanziane, ad Anzaldo in Bolivia. E’ una parte della nostra comunità che si sta impegnando dove la miseria e la povertà, questa volta anche materiali, sono più evidenti;
-l’altro scolopio che vorrei ricordare purtroppo non è più con noi. Figlio di minatori, arrivò bambino dall’Amiata per studiare al Calasanzio di Empoli e mantenne con la nostra città un rapporto costante fino alla sua morte improvvisa.
Perdonatemi un’altra brevissima citazione al programma dell’amministrazione:
" Con l’occhio rivolto al futuro diventa essenziale lavorare per favorire l’integrazione fra culture e popoli diversi, iniziando intanto ad educare i cittadini alla conoscenza, all’approfondimento, all’accettazione della diversità in modo da promuovere lo sviluppo di una cultura della solidarietà.
La diversità dovrà essere vista sempre più come elemento di arricchimento invece che di separazione."
Come non riconoscere in queste parole il messaggio ed il senso dell’impegno di una vita di Padre Balducci. E’ una presenza che ci manca. Oggi dove l’egoismo mascherato da localismo sembra prevalere o comunque creare pericolose divisioni, ci manca questo prete che ha saputo parlare a chi crede e a chi non crede, che ci ha parlato tra i primi della prospettiva dell’uomo planetario, della società universale e multietnica, che ci ha parlato dei temi della pace e della non violenza, che si è battuto contro la guerra e la pena di morte; che quando tutti guardano al rapporto est-ovest egli poneva il problema del rapporto nord-sud
Cari amici scolopi, la vostra presenza e la vostra azione sono riuscite a contaminare nel senso più puro e bello del termine anche culture non cattoliche e questo è avvenuto ed avviene non perché si difende un’ideologia ma perché le idee sono più forti.
Concludendo questo mio saluto vorrei fare un brevissimo accenno ad un tema di grande attualità. Tutta la scuola sta vivendo un difficile momento di transizione, ma è un momento che può essere carico di tante positività.
C’è un pericolo che qui io voglio richiamare Si rischia che il passaggio non sia positivo se non c’è maturità nell’affrontarlo, se non c’è apertura mentale al confronto.
Vi sono integralismi che non servono, che danneggiano e basta.
Io mi sento arruolato nell’esercito del dialogo e del confronto. Vorrei dirlo a chi ha un ruolo di responsabilità ancora maggiore del nostro.
Quando si discute pacatamente, senza alzare barricate, quasi sempre si trova la soluzione.
Ed alle barricate io preferisco i ponti.
Peccato non poter essere qui, tutti insieme, tra 100 anni a festeggiare il prossimo centenario. Lavoriamo tutti perché chi verrà dopo di noi possa farlo nel migliore dei modi.

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