Mostra fotografica Elsa, un fiume: protezione dal rischio idraulico, prevenzione dell’inquinamento e valorizzazione dell’ambiente

Prima di tutto voglio ringraziare chi ha realizzato il volume e la mostra fotografica sull’Elsa, che ci apprestiamo ad inaugurare, perché ha contribuito a mettere a disposizione della comunità un valido strumento per avviare un percorso culturale di riscoperta del fiume e ricreare quell’attaccamento a questa risorsa, che deve diventare uno degli elementi principali di azione, anche educativa, nei confronti dei ragazzi e dei giovani, a partire dalla scuola.
Lo sviluppo sostenibile, se veramente diventa il modo con il quale noi vogliamo progettare il futuro delle nostre comunità, non si può basare soltanto su enunciazioni e teorie, ma si deve basare anche e soprattutto su azioni precise e concrete, a cominciare dalla pianificazione urbanistica, che deve essere realizzata – come stiamo cercando di fare noi in questa fase a Empoli – conciliando e, se necessario, piegando le esigenze dello sviluppo a quelle dell’ambiente. Nel disegnare il nostro futuro, dobbiamo impegnarci per creare intorno alle risorse naturali (in particolare quelle idriche) una cortina di protezione tale, che ci consenta di consegnarle intatte alle future generazioni.
Questo approccio vale a maggior ragione per i fiumi. Se l’Arno non viene vissuto dai cittadini della nostra Regione come una risorsa fondamentale, tutti gli interventi progettati dall’Autorità di Bacino rischiano di diventare atti burocratici, tardando a trasformarsi in azioni concrete. Se non riusciamo a far diventare un bisogno della comunità toscana il fatto di avere un Arno pulito e sicuro, inevitabilmente tutte le azioni degli enti competenti saranno più lente e difficoltose.
Anche noi, oggi, dobbiamo ragionare in questi termini. Noi però siamo avvantaggiati perché l’Elsa è sempre stato considerato una risorsa da parte delle popolazioni e dagli amministratori locali di quest’area. Intorno a questo fiume si è realizzata un’esperienza unica in Italia: quella del Conselsa.


Un’esperienza che, per quanto concerne la salvaguardia contro l’inquinamento del fiume, concretizza ed evidenzia il giusto modo di ragionare delle amministrazioni che la pensarono quaranta anni fa. Allora ci si mise intorno ad un tavolo e si iniziò ad affrontare la questione della depurazione, non nell’ottica di soddisfare le esigenze di ogni piccolo Comune, ma nell’ottica di dotarsi di un sistema di impianti centralizzati, al servizio dell’intero bacino, capace di immettere in Arno un’acqua depurata, che rientrasse negli standard previsti dalla legge. Questo approccio, adottato da noi quaranta anni fa, oggi è alla base della legislazione nazionale sulle acque, che ragiona in termini di bacini ampi, costruiti su criteri eminentemente idrografici.
La lungimiranza delle amministrazioni che decisero 40 anni fa di mettersi insieme per fare un Consorzio, che si occupasse in modo globale della depurazione sull’intera asta dell’Elsa, e non su singoli tratti, è un valore e una ricchezza per le nostre comunità, perché è stato il cemento culturale su cui poi si è continuato a operare le scelte di governo.
Una visione globale della questione Elsa ha comportato un’impostazione analoga del problema della gestione del ciclo integrato delle acque, con la ricerca di strutture più grandi ed efficienti, che rendessero operativi gli indirizzi stabiliti dall’insieme dei Comuni, sviluppando anche quella che noi chiamiamo “autonomia di governo” e “autonomia dell’area”.
Queste realtà non nascono perché a un certo punto i politici si mettono a sedere e decidono che così avvenga. Se così fosse si costruirebbero soltanto scatole vuote. Nascono invece perché negli anni le amministrazioni e le popolazioni le hanno concretamente costruite, esaminando insieme le questioni da risolvere, decidendo insieme cosa fare, dove e come farlo. E, indipendentemente dalla localizzazione degli interventi, tutti i Comuni che ne sono coinvolti partecipano alla loro realizzazione.
Quindi possiamo dire di aver agito con la lungimiranza e l’abilità dell’amministrare, in un’ottica, che ora la legge impone, ma che per noi allora fu il portato di una condivisione spontanea, che poi col tempo, quasi senza che ce ne rendessimo conto, è diventata il patrimonio comune, che ci ha consentito di raggiungere l’autonomia amministrativa e il Circondario.
Ho motivo di constatare questo tutte le volte che si presentano occasioni di riflessione su questo nostro fiume che rappresenta un simbolo dell’identità e dell’autonomia di questo territorio. Dobbiamo tenerlo presente, perché è una ricchezza che dobbiamo valorizzare sempre di più, insistere perchè diventi il cemento della nostra cultura, del nostro modo di amministrare anche per il futuro.
Per quanto riguarda gli interventi per la riduzione del rischio idraulico, credo che siamo giunti ad un punto di svolta. Ci sono progetti che cominciano ad acquistare concretezza, come gli interventi a monte, in modo particolare nella zona di Casole d’Elsa, con la previsione di una cassa di espansione in quest’area. Ci sono poi gli interventi che dobbiamo realizzare sul nostro territorio, ed anche qui siamo veramente ad uno snodo.
Abbiamo già firmato la fase d’avvio dell’Accordo di Programma per la messa in sicurezza da rischio idraulico del territorio del nostro Comune sull’Elsa. La Provincia di Firenze, in seguito ad un protocollo d’intesa firmato nel dicembre ’97, ha redatto il progetto preliminare per la realizzazione della cassa di espansione di Madonna della Tosse. Nell’Accordo di Programma che è stato firmato tra la Regione Toscana, l’Autorità di Bacino, il Provveditorato alle Opere Pubbliche, il Comune di Empoli, il Comune di Castelfiorentino, si è scritto nero su bianco, che il finanziamento di questo progetto realizzato dalla Provincia di Firenze, per la costruzione della cassa di espansione, con un costo previsto di 10 miliardi e 800 milioni, è già stato individuato dalla Regione Toscana, che ha firmato l’accordo di programma e quindi è attivo a tutti gli effetti, per 3 miliardi e 860 milioni sulle risorse della legge 265/95, per 4 miliardi sulla legge 208/98, per 2 miliardi e 940 milioni sulla legge 183/89.
Finalmente dunque abbiamo un documento stringente, con cui la Regione si impegna a finanziare quasi per intero quest’opera, che sta per entrare nella fase della progettazione esecutiva.
Sicuramente questa è una decisione importante, ancor più di quello che sembra. Non ci rendiamo conto fino in fondo della sua portata, forse perché conclude un percorso ormai lungo, che abbiamo alle nostre spalle: è un fatto di grande portata perché spostare dieci miliardi per un intervento di questa natura, nell’attuale situazione della finanza pubblica, non è cosa da poco.
Parallelamente a questo intervento possiamo contare anche su opere che sono più immediate, in parte già appaltate e che quindi dovrebbero iniziare presto, se la stagione lo consentirà.
Infatti il Provveditorato alle Opere Pubbliche ha appaltato interventi di sistemazione idraulica, che consistono nel rinforzo di tutto l’argine destro, nel tratto che va dalla foce dell’Elsa a Sant’Andrea (quindi un tratto per noi molto importante) per il quale sono previste più fonti di finanziamento, per un totale di circa 8 miliardi. Questi interventi consentiranno di aumentare di circa 200 metri cubi/secondo, la capacità di portata dell’Elsa e quindi di abbattere più del 50% il rischio idraulico.
Ritengo che con le opere che ho ricordato si apra una seconda fase. Una volta risolto il problema dei finanziamenti, dovremo risolvere il problema della qualità degli interventi. A questa seguirà una terza fase: bisognerà lavorare per la qualità del fiume, per renderlo più utilizzabile di quanto sia attualmente, da parte delle popolazioni.
Questo compito spetterà alle amministrazioni comunali e anche al Provveditorato alle Opere Pubbliche, per gli interventi atti a garantire l’agibilità degli argini e quindi per gli interventi di manutenzione, che si renderanno necessari per la pulizia del fiume.
Dovremo mantenere alta l’attenzione su tutta l’asta del fiume, soprattutto nel tratto Poggibonsi-foce, per fare il punto sugli effetti di tutti gli interventi previsti, già decisi o in fase di esecuzione, per arrivare velocemente alla progettazione di massima di ulteriori casse di espansione, previste nel Piano di Bacino, in particolare quelle nel tratto Castelfiorentino-Poggibonsi. Dovremo preoccuparci di rifare anche uno studio sulla sezionatura e l’altimetria del fondo del fiume, in modo da poter cominciare a lavorare sulla qualità.
Opere così importanti e così costose, come quelle che citavo, non servirebbero, se continuassero ad esistere zone critiche, con rischio di sfondamento arginale, dove il letto del fiume, per esempio, è più alto di quello che dovrebbe essere.
Ecco quindi che a tutte le riflessioni, che abbiamo avuto l’opportunità di sviluppare stamani – per le quali ringrazio i convenuti, convinto che questi appuntamenti dovrebbero diventare più frequenti – a queste riflessioni fanno seguito atti concreti.
Non siamo più nella fase della progettazione. Inizia la fase della realizzazione delle opere e quindi, come è ormai nella tradizione del nostro amministrare, non dobbiamo fermarci, ma riprendere il passo per pensare a quello che dovremo fare dopo.
Quello che dobbiamo fare in futuro, come dicevo prima, si chiama “qualità”, che significa creare le condizioni per rendere il fiume più accessibile e più vivibile, mediante percorsi pedonali e ciclabili, mediante la risistemazione dei ponticelli, laddove esistono gli ingressi di rii, di fossi, di affluenti minori. Per questo sappiamo tutti che c’è bisogno di investimenti, ma se metteremo in questa nuova fase lo stesso impegno che abbiamo messo per arrivare ai risultati di oggi, credo che riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi.

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