Commemorazione 50° anniversario deportazione dei lavoratori della vetreria Taddei

Siamo oggi a ricordare l’8 marzo del 44, il cinquantacinquesimo anniversario della deportazione dei lavoratori della Taddei e di molti altri operai e cittadini di Empoli e della nostra zona. Siamo a farlo con qualcosa di speciale, con l’inaugurazione di questo LUOGO a memoria di questi eventi.
Le deportazioni del ë44 fecero seguito agli scioperi proclamati a Firenze e nella provincia per opporsi coraggiosamente al nazifascismo e alla guerra e di difendere le fabbriche, il proprio posto di lavoro, il proprio salario.
A Empoli lo sciopero fu organizzato il 4 marzo – giorno di mercato – per coinvolgere nella manifestazione anche i contadini e le donne. Lo sciopero ebbe una grande riuscita, non ci fu intervento di repressione da parte delle autorità fasciste.
Ma 4 giorni dopo, implacabili e vigliacchi, misero in campo una ritorsione a freddo contro quelli che furono ritenuti i maggiori responsabili dell’organizzazione delle sciopero e in generale di opposizione al regime.
L’8 marzo, 26 operai della Taddei furono prelevati dal loro posto di lavoro o dalla propria abitazione e, insieme ad altre 90 persone rastrellate a Empoli e nei comuni vicini, furono mandate nel campo di Mauthausen. Alla liberazione dei campi di sterminio solo una decina tornarono a casa e solo in tre furono quelli della Taddei.
Questo luogo che andiamo ad inaugurare è per ricordare, per dare una collocazione in città alla memoria di queste persone che furono deportate. Cinquantacinque anni dopo siamo con più forza di prima a voler scandire questi eventi, questi tragici passaggi della storia, a ricordare quel momento e cioè a farsi carico di cercare di sapere, di capire, di assumere su ognuno di noi il peso di quel dolore, di quelle colpe di altri. Altri, da allora, non hanno voluto e non vogliono ricordare, cioè sapere e capire, cioè non avere memoria storica. Attenzione! Per essi significa divenire complici di quel momento terribile, dei barbari attori che lo determinarono.
Per l’umanità si segnò una data, una fra le poche significative, che marcò la storia del mondo, che rappresentò l’apoteosi del male assoluto che uccide non solo gli uomini, i popoli e le etnie, i deboli ed i diversi, gli avversari politici, ma uccide la verità, cioè l’uomo stesso, che con quei fatti, con quegli orrori, in quegli anni, può dirsi inesorabilmente fallito.
Solo con la Liberazione, e con essa la liberazione dai campi di sterminio, l’umanità riacquistò la sua storia e si aprì ad una nuova era, liberando alla conoscenza di tutti l’orrore di quel periodo.
Ma inaugurare questo LUOGO è anche celebrare la classe operaia empolese.
Cinquantadue anni fa la classe operaia, i vetrai della Taddei e di altre fabbriche, scioperarono per difendere il loro lavoro, la loro fatica.
Alcuni giorni dopo si ritrovarono sulle liste preparate dai collaborazionisti della Repubblica di Salò, dai capifabbrica, e spediti verso la sofferenza e la morte dei campi.
Per loro arriva una data che spacca la loro storia, la loro vita.
Proviamo a pensarci, in particolare noi che non abbiamo vissuto quei momenti.
Non era facile.
Non era facile resistere, fare scioperi, rivendicare miglioramenti salariali e diritti politici.
Non era facile avere un ideale, una convinzione, una certa impostazione della vita e dell’esistenza mentre cercavano quotidianamente di portarti via da sotto i piedi questa vita e questa esistenza.
Certamente la classe operaia empolese era combattiva e coraggiosa perché aveva alle spalle decenni e decenni di esperienza nelle fabbriche, di legami di solidarietà che avevano trovato forma nelle società di mutuo soccorso e in altre forme di cooperazione per alleviare la miseria di gran parte della popolazione, di aspre rivendicazioni per conquistare i più elementari diritti sindacali. Ma altrettanto certamente doveva essere forte il legame tra classi, l’attaccamento al lavoro, il senso di libertà e un grande ideale che potesse fare da motore, da strumento, da elemento ordinatore e che quasi sempre era l’ideale comunista.
Questo LUOGO ha anche un altro significato: in questo tessuto, nella nostra città, il ruolo delle donne è stato determinante. Esso nasceva in un ambiente nel quale le donne erano protagoniste fondamentali dell’economia locale e di quella domestica. Il lavoro a domicilio, prima delle trecciaiole e poi delle fiascaie era fortemente caratterizzato da forme di socializzazione e di cooperazione: le donne non lavoravano quasi mai da sole. Così, nella vita quotidiana, uscirono dall’isolamento e si è consolidò una forte coscienza sociale, che le sostenne nelle lotte per conquistare dignità al proprio lavoro e nella emancipazione all’interno della società spingendole con naturalezza a svolgere qualla azione di lavorio continuo, incommensurabilmente rilevante, a fianco dei propri uomini nella lotta per la libertà, nella famiglia e fuori della famiglia.
Questo LUOGO è dedicato soprattutto ai giovani.
Rispetto al grave, infame, fenomeno della deportazione nei campi di sterminio niente e nessuno può garantirci che simili aberrazioni non possano ripetersi, magari sotto altre spoglie e per altri motivi. Vediamo anzi che esse si stanno ripetendo, con lo stesso livello di barbarie e di crudeltà, anche ai giorni nostri.
La guerra continua a vincere molte battaglie sulla pace. Noi dobbiamo e vogliamo spenderci per lavorare sulla educazione alla pace. Questo è quello che cerchiamo di fare nei tanti progetti che abbiamo chiamato "Investire in democrazia" e con il lavoro del "Centro di documentazione dell’Antifascismo e della Resistenza": far essere i giovani consapevoli che non può mai essere distolta l’attenzione nella lotta alla guerra ed alla violenza, sempre dietro l’angolo, e farlo significa conoscere la storia, garantire la memoria, approfondire e studiare per partecipare positivamente ed attivamente alla vita della propria comunità.
Permettetemi, nel concludere, di ringraziare chi ha lavorato in questi anni affinché si rendesse possibile questa inaugurazione: il Sindaco Varis Rossi e la sua Amministrazione, l’Associazione dei deportati, le altre associazioni antifasciste e combattentiste, il sindacato, il sindacato dei vetrai e quello dei pensionati, l’Unicoop e la sezione soci della Coop di Empoli.
A tutti va il ringraziamento della città per avere lavorato e contribuito a che questa presenza nuova, importante, significativa e bella trovi da oggi una sua collocazione in città per farne uno dei luoghi che rendono visibile alle generazioni future il percorso della nostra storia, anche fortemente doloroso, che ci ha però portati ad essere stato un punto speciale nella geografia dell’Antifascismo, un punto speciale nella geografia della Resistenza. Perché Empoli continui ad esserlo.

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