Bilancio di previsione del 1999. Relazione introduttiva

Questo è il bilancio che è un po’ l’ultimo passaggio, prima della fine del mandato di questa Amministrazione e di questo Consiglio Comunale.
Pertanto, i riferimenti che farò spesso saranno anche riferiti a questi ultimi 3 anni e mezzo/ quattro anni di attività, con il tentativo anche di introdurre alcune proposte, ovviamente in maniera molto flessibile, problematica, di discussione, che guardano in qualche maniera anche verso il futuro.

Intanto vediamo che rapporto il nostro bilancio ha avuto in questi anni con tutto il pacchetto delle entrate, e qui, anche, ovviamente con il collocarsi di una politica di un ente locale, rispetto a quella che è stata la politica nazionale nei confronti dell’Europa: io credo che in questi anni il tentativo che abbiamo fatto è stato quello di operare con una linea di bilancio che consentisse di non gravare sui costi sostenuti dalle famiglie o per lo meno lo facesse il meno possibile, andando a cercare una politica attenta sulla gestione del personale; sul costo dei servizi e quindi anche sulla loro gestione; sul contenimento ricercato e costante della spesa corrente.
Voi lo sapete meglio di me perché tutti abbiamo fatto questo percorso; ma quando abbiamo iniziato, nel ’95/’96 non si parlava di indici da raggiungere, standard di costo da raggiungere, ecc., però abbiamo ugualmente impostato una politica che è un po’ quella che è stata scritta quest’anno esplicitamente per le autonomie locali nella finanziaria, che si chiama “patto di stabilità” e che ha consentito al nostro ente di contribuire al sacrificio per il risanamento del paese e per l’ingresso in Europa senza gravare fastidiosamente sulle tasche dei cittadini e cercando anzi di mitigare il contributo notevole che in questi anni è stato richiesto alle famiglie dal Governo centrale.
Determinante in questo è stata la politica di autofinanziamento degli investimenti, che noi abbiamo adottato in questi anni, anche con critiche da parte delle minoranze rispetto a questa nostra scelta. In anni in cui gli enti dovevano tagliare gli investimenti o avere accesso al credito tramite l’accensione di mutui che andavano intorno all’8/9 per cento, il Comune ha praticato una politica diversa, che è stata quella dell’autofinanziamento. Autofinanziamento di tanti investimenti che abbiamo messo in cantiere e che richiamerò più avanti.
Questa politica, pur non essendo stata fatta a scapito né del servizio né degli investimenti, come si vedrà anche successivamente, ha ugualmente contribuito a determinare un vantaggio per le famiglie empolesi. E lo dico non tanto perché politicamente questo sia vero, quanto perché questo è misurabile. E’ misurabile da quelli che sono dei dati, anche se non molto esatti (sarebbero da analizzare in un dettaglio che porterebbe via troppo tempo), che però un’idea ce la danno bene, da questo punto di vista. Sono, per esempio i dati che riguardano una famiglia tipo di 4 persone, con una abitazione principale di sua proprietà di circa 100 metri quadrati e che riguardano due dei servizi e delle imposte che incidono in maniera determinante sulla famiglia.

Una famiglia empolese di questa natura, negli anni dal ’95 al ’98 ha speso 553 mila lire di Tarsu e 1 milione 728 mila lire di ICI, per un totale di 2.281.000 lire. Ho cercato di fare una media di quello che nei capoluoghi di provincia in questi anni avrebbe speso la stessa famiglia, e mi viene a risultare 826 mila lire di Tarsu e 2.012.000 di ICI, cioè ben 273 mila lire in più di Tarsu e 284.000 in più di ICI, per un totale di 557.000 lire in più che è il 20% in più, rispetto a quello che su queste due voci, che poi sono quelle determinanti sul prelievo che fa un ente, un Comune rispetto alla famiglia, vengono sulla media dei capoluoghi di provincia regionali.
Sono cifre che ritengo significative, che noi, con la politica che dicevo, senza contenere o diminuire i nostri servizi e contenere gli investimenti, abbiamo potuto far restare al di sotto di una media – ovviamente l’ideale sarebbe stato quello di andare ancora oltre – però far restare al di sotto della media dei capoluoghi di provincia regionali di circa il 20 per cento.
E’ una cifra con la quale la stessa famiglia più o meno avrebbe potuto pagare, e gli sarebbe avanzato qualcosa, la tassa per l’Europa (a parte considerare il 60 per cento, che non considero, che la stessa famiglia ha già di diritto acquisito di rimborso sulla tassa stessa).
Io credo che questo sia un dato significativo perché dimostra, da un lato, sulla Tarsu, come sia stata contenuta la politica delle tariffe nonostante che nello stesso periodo noi siamo l’unico Comune della Toscana che ha la raccolta differenziata vicino al 30 per cento, che come sapete è un costo aggiuntivo notevole per le aziende che fanno raccolta e smaltimento dei rifiuti, e nonostante noi si sia un Comune toscano dove il costo degli immobili e quindi la loro rendita sia abbastanza elevata.

In questo bilancio non vi sono variazioni alle tariffe o alle tasse, quindi questo vantaggio, che non ho misurato perché non ho i dati per il ’99 di queste città, se non di alcune di esse, per il ’99 questo vantaggio non è destinato certo a diminuire ma probabilmente ad aumentare.

Il bilancio conferma inoltre tutte quelle che sono le agevolazioni, le esenzioni che in questi anni sono state di supporto per le tante famiglie sfavorite come quelle composte da ultrasessantacinquenni a basso reddito, come quelle con presenza di portatori di handicap o di persone anziane non autosufficienti, come quelle mononucleari, come quelle con più di due ragazzi nella scuola dell’obbligo. Così come questo bilancio conferma tutte quelle che sono le tasse della scuola e tutte le agevolazioni per i servizi scolastici che noi attuiamo da anni e che adesso sono state implementate a livello centrale, anche dal governo, specialmente per quello che riguarda il supporto all’utilizzo dei libri di testo.
Sono cose che in questo Comune ormai sono consolidate da diversi anni.

Certamente queste politiche di attenzione al bilancio non sono da interrompere; il bilancio di quest’anno non le interrompe. Questo è d’altronde quello che ci viene imposto dall’ultima Finanziaria, dall’applicazione del patto di stabilità interno, che è, appunto, una norma della Finanziaria che regola la partecipazione delle autonomie locali a quello che è lo sforzo più generale per realizzare gli obiettivi di finanza pubblica, che il nostro paese si è impegnato e ha adottato con l’adesione al patto di stabilità di crescita e di sviluppo a livello europeo, impegnandosi a fare quella riduzione del rapporto fra debito e PIL che tutti i giorni ormai si sente dire alla televisione.
Il disavanzo per gli enti locali viene calcolato allo stesso modo di quello dello Stato, e cioè come differenza fra quelle che sono le entrate finali, effettivamente riscosse – includendo tra di esse le dismissioni immobiliari e le dismissioni mobiliari ed escludendo invece quelli che sono i trasferimenti dallo Stato, quindi, le entrate finali effettivamente riscosse meno e più queste cose – e le uscite finali di parte corrente al netto degli interessi.
La norma stabilisce anche quelle che sono le azioni che si devono fare per la riduzione di questo disavanzo e le indica anche abbastanza precisamente. E sono quelle di perseguire obiettivi di efficienza, aumento della produttività, riduzione dei costi nella gestione dei servizi pubblici e delle attività di propria competenza; contenimento del tasso di crescita della spesa corrente (cioè ridurre sostanzialmente la spesa corrente rispetto ai valori degli anni precedenti); potenziamento delle attività di accertamento dei tributi contro l’evasione e l’elusione, al fine di implementare la base imponibile; aumento del ricorso al finanziamento con mezzi propri e a mezzo prezzi e tariffe dei servizi pubblici a domanda individuale. Sono questi i principali criteri imposti dalla legge, ma se si vedono uno per uno e si leggono anche con un nome diverso, come li abbiamo chiamati in questi anni, sono, io credo, quelle che in questi anni abbiamo attuato con gradualità, senza diventare ossessione, senza farli essere il nostro pallino fisso, come scelte di governo per questa Amministrazione.
Questo ci pone in una condizione dove sarà paradossalmente più duro per noi che per altri liberarsi ulteriormente, perché tanto abbiamo fatto in questo senso negli ultimi anni per cui è oggettivamente difficile andare ad un ulteriore miglioramento.
Il bilancio del ’99, fatto tenendo conto di questi criteri, il raggiungimento di questi obiettivi, dovrà essere basato, io credo, sul coinvolgimento di tutti i soggetti, da chi amministra a chi gestisce, a chi è amministrato.

Determinante per il futuro io credo sarebbe togliere una incongruenza che ritengo di una gravità inaudita, che è presente, e cioè che noi non abbiamo la possibilità concreta – e concreta significa a condizioni accettabili – di estinguere o ricontrattare i mutui – i mutui casse, in particolare – che a suo tempo sono stati contratti a tassi che sono molto più alti rispetto a quelli del mercato. Sono tassi sull’ordine dell’8 e mezzo per cento mentre la stessa Cassa Depositi e Prestiti, che non è attualmente la fonte di finanziamento più economica, ha adesso un tasso del 4,60 per cento.
Io credo che, compatibilmente con il bilancio dello Stato (e si capisce perché non facciano questa operazione, perché sono tutte emissioni… buoni postali a lunga scadenza ecc., e quindi comporterebbe anche effetti negativi sul bilancio dello Stato), questa incongruenza, però, forse se alcuni sindaci di grandi città fosse meno interessati al loro futuro, e più interessati all’interesse generale dei comuni che rappresentano, credo che andrebbe richiesta con forza dal sistema delle autonomie al nostro governo.
Tanto per dare un’idea questo per noi, fra avere dei mutui all’8 e mezzo vecchi e averli al 4 e mezzo, significa 600 milioni l’anno e quindi, con questo risparmio, per esempio, la possibilità di intraprendere una politica di investimento futuro che è tranquilla e che può essere basata unicamente su questo minore costo che ne verrebbe.
Questo per inquadrare un discorso, sia sulle entrate che in generale sul bilancio.

Noi siamo a fare questo bilancio in un momento in cui al nostro consuntivo – in tutti i bilanci è stato questo un po’ il pallino fisso, il punto principale, per lo meno io nell’introduzione ne ho sempre tenuto conto prioritariamente e così faccio anche oggi – c’è questo tentativo in questi anni di vedere il ruolo di Empoli, rispetto all’area degli 11 Comuni, quindi a questa città fatta di più città, come è stato detto tante volte, e il ruolo di quest’area rispetto alla Toscana come la battaglia prioritaria, il punto di attenzione prioritario su cui andare avanti e sviluppare la nostra azione politica.
Io credo che noi possiamo dire che questa nostra strategia, che poi è stata anche una strategia condivisa spesso da tutte le forze politiche presenti nel nostro Consiglio comunale e negli altri Consigli comunali dell’area, sia ad un punto in cui noi possiamo ritenerci soddisfatti e con questo mandato si sia anche ad un punto di svolta notevole.
Io credo che noi possiamo ritenerci soddisfatti da un punto di vista politico, dopo l’USL e i Distretti industriali come cose che nascevano, che erano appena pronte all’inizio del nostro mandato, in tutti questi anni abbiamo sia consolidato queste strutture, sia realizzato la nostra conquista di autonomia, che si chiama Circondario e che adesso è pronta. E’ pronta a partire, è pronta a diventare operativa. E’ un’eredità, io credo, molto positiva che lasceremo a chi avrà la responsabilità dei mandati successivi.
Credo si possa dire di aver vinto questa battaglia anche da un punto di vista strutturale della nostra città rispetto alle altre città dell’area.

Noi abbiamo intavolato una politica di rapporto di Empoli con la nostra area dicendo che il nostro obiettivo non è quello di realizzare una città grande. Il nostro obiettivo è quello di realizzare una città importante, che possa essere importante perché fortemente e strettamente legata ai Comuni che la circondano.
Il nostro modello non è Prato, non è la città grande. Il nostro modello è la città che per qualità, per funzioni, per struttura, possa essere da riferimento, e abbia la qualità da poter essere da riferimento ad un territorio più vasto.
Credo che anche su questo si possa essere soddisfatti perché in questi anni noi abbiamo avuto un’ingente mole di investimenti sulla nostra area da enti superiori, cosa che ritengo sia impensabile far essere superiore a quella che è stato possibile avere.

In questi anni Empoli si è dotata anche di uno strumento che è alla base di tutta questa sua convinzione di voler essere città di riferimento per un territorio più vasto e quindi scendere nel dettaglio di cosa questo vuol dire per il futuro; si è dotata di uno strumento come il Piano strutturale e quindi come pianificazione di Empoli futura, che è e deve costituire l’oggetto nel quale noi troviamo il nostro riferimento, il nostro punto, la nostra tavola di bordo per il nostro futuro.
Io credo che questa battaglia sia stata vinta anche rispetto ad un altro punto, cioè non solo Empoli riferimento di un’area più vasta, ma l’area più vasta, il Circondario, come riferimento della Toscana.

Rispetto a livello regionale, credo che la qualità delle nostre proposte, per esempio, su tutto il sistema dei servizi pubblici – che oggettivamente è la cosa tra quelle che ha maggiore attenzione a livello regionale – con la nostra proposta della holding; per esempio con quello che noi, nell’ambito di un sistema regionale in cui vi sono molte aree che hanno anche dei loro supporti di finanziamento, che vengono dall’Unione Europea, con l’obiettivo 2, ecc., abbiamo saputo proporre come modello presso il sistema economico locale alla Regione, che la Regione ora va in giro a implementare in altre zone della Toscana, con procedimenti di coinvolgimento del territorio che sono simili a quelle che noi abbiamo sperimentato dal ’97, nel nostro Circondario; per esempio con tutta la nuova attenzione che comincia ad avere la programmazione regionale, anche nella definizione delle leggi di settore, sul nostro Circondario e sulla nostra area; credo siano cose che danno dimostrazione di come, ovviamente, la battaglia non sia vinta in maniera definitiva – anzi, dobbiamo andare oltre, lavorare – però siamo in un percorso in cui l’Empolese Valdelsa, il Circondario, diventa un soggetto diretto e, direi, spesso determinante quando si vanno a fare le scelte in sede regionale su quelle che sono le scelte di Governo principali a livello regionale: casa, lavoro, scuola, economia, commercio, ecc.

Ovviamente, quindi, questo è il passaggio attuale. Su questo nel futuro dobbiamo andare oltre, strutturare in maniera definitiva il Circondario; convocare e riunire l’assemblea prima delle elezioni; strutturare il Circondario subito dopo; riempirlo; passare le competenze, anche quelle comunali, le più possibili e le meglio possibili al Circondario stesso; far diventare questo, oggetto anche dei programmi elettorali delle forze politiche che hanno creduto nel Circondario, consolidare il nostro peso sulle politiche regionali continuando in quell’azione da “squadra di governo”, come l’abbiamo chiamata, che poi ci ha fatto essere forti, rispetto a un territorio regionale, perché ci ha fatto essere sempre uniti. Uniti come amministratori, uniti come rappresentanti delle varie forze politiche a livelli superiori, ma vorrei dire uniti anche come forze politiche stesse, perché poi, il rapporto fra le forze politiche locali e quelle provinciali e regionali, è un rapporto che produce un effetto positivo se nasce come apporto positivo.
Io credo quindi che questa cosa, importante, sulla quale abbiamo creduto sempre, e che è sempre stata sullo sfondo, e che poteva, nell’arco di un mandato, anche essere molto più indietro – addirittura non realizzarsi, ma essere già positiva come cemento di un lavoro, di un amministrare, sia di chi ha le responsabilità dirette sia delle forze politiche, per poi incassarla in fasi successive – io credo che invece si sia già nella fase di incassarla. Credo che questo ci debba portare a non disperdere la nostra attenzione da queste cose per il futuro.

Noi abbiamo poi – ne accennavo prima – tutta questa partita delle politiche sui servizi pubblici locali, sulla quale non mi soffermo, e ci sono altre cose sulle quali non mi soffermo o perché sono state oggetto di discussioni (per esempio su tutto il pacchetto della pianificazione urbanistica), o perché lo saranno (per esempio sulla sanità, se noi abbiamo deciso il 22 circa di fare il Consiglio sulla sanità, potremo in quell’occasione approfondire di più alcune tematiche riguardo a queste cose). L’attenzione alle politiche sui servizi pubblici locali è però un passaggio sul quale noi abbiamo sempre creduto e sul quale io credo dobbiamo continuare a credere, non tanto e non solo da un punto di vista della proposta gestionale, della proposta della holding, che sta tutta in questo contesto dell’Europa – come accennavo anche all’inizio – ma non solo con l’effetto del contenimento dei costi, bensì anche con quello dell’espansione della domanda, della possibilità di occupazione, dell’investire in economia ambientale per migliorare i servizi ai cittadini. Io credo che su questa questione delle politiche che riguardano i servizi pubblici locali, noi dobbiamo continuare ad essere di stimolo anche nella fase di programmazione e controllo di quelli che sono i ruoli, gli ambiti di programmazione e controllo, e cioè gli ambiti ottimali che guardano al ciclo delle acque, al ciclo dei rifiuti, e anche alle novità che verranno per quello che riguarda tutto il pacchetto dell’energia.

In questi anni noi abbiamo, in tutte le cose che riguardano le politiche sociali, cercato di implementare quelli che erano i servizi carenti o addirittura mancanti sul nostro territorio, sempre con un’ottica che non fosse strettamente comunale, ma che si misurasse sempre con la Usl e con la zona socio-assistenziale.
Abbiamo aperto le due residenze sanitarie assistenziali; abbiamo aperto una struttura della quale si parla poco, ma che io credo sia una struttura che è un esempio in Italia, rispetto ad una giusta politica verso l’handicap, e mi riferisco alla donazione Arrighi, alla casa-famiglia per disabili che c’è in via Meucci – e che probabilmente molti consiglieri non hanno neanche visitato – che è una casa, una abitazione, dove 4/5 persone finalmente possono stare a vivere in un ambiente ed in un clima che è molto più vicino a quello familiare che non a quello di una residenza per handicap.
Abbiamo aperto l’albergo popolare, che era un servizio che in questi anni è stato opportuno incrementare per le nuove esigenze che in città, da questo punto di vista, si sono andate manifestando.

Abbiamo investito molto su tutto quello che è il campo dei minori, con l’attivazione di diversi servizi, in virtù di una maturazione di questa necessità negli ultimi anni. Abbiamo attivato una équipe che si occuperà di coordinare e supportare le varie attività che riguardano i minori.
Abbiamo attivato il centro affidi come supporto per chi ha da fare un affido o deve continuare il percorso una volta che l’affido è stato fatto, e quindi deve essere seguito nel suo percorso. Stiamo attivando la formazione per gli operatori che lavorano nel campo dei minori e – cosa molto importante – per gli insegnanti, che sono un partner fondamentale per riuscire a capire anche laddove si nascondono dei problemi dal punto di vista dei minori. Stiamo attivando la leva giovanile di supporto a tutto il disagio scolastico riguardo ai minori stessi. Abbiamo attivato il “Centro giovani Avane” e il centro diurno “Il pino”, come strutture che già conosciamo. È stata attivata la comunità minori di Castelfiorentino, che consentirà – è stata attivata recentemente – di lavorare meglio alla struttura che abbiamo sul nostro territorio di comunità per minori, che è quella delle suorine del Terrafino, che anch’essa ha delle caratteristiche di qualità e di clima ambiente che sono simili a quelle a cui facevo riferimento prima per la donazione Arrighi.

Abbiamo attivato tutta una serie di servizi per stranieri, anche questi in base alle nuove esigenze che si create sul nostro territorio, continuando quelle che sono state le azioni previste nell’accordo di programma. Questa è stata una cosa – se vi ricordate lo firmammo nel ’96 – che ha costituito un modello per la Toscana, perché è stato il primo esempio di come gli enti locali, su un atteggiamento, una strategia delle politiche verso gli stranieri, si sono messi insieme affrontandola concretamente, entrando nel merito e soprattutto mettendosi insieme e quindi rendendosi soggetti attivi.
Abbiamo attivato tutte le attività di supporto per l’inserimento scolastico e di alfabetizzazione nelle scuole, la mediazione linguistico-culturale.

Abbiamo attivato, con l’apertura della casa circondariale del Pozzale, tutti i servizi di supporto alla stessa.

In questi anni si sono implementati tutti i servizi che riguardano la politica della casa e dell’abitare. Oggi siamo alla conclusione della seconda assegnazione di questo mandato delle case popolare : in questi giorni siamo appunto all’assegnazione, dopo una graduatoria che è venuta fuori dal bando e quindi saremo in grado di assegnare non meno di 25 (?) alloggi già da subito, altri si libereranno prossimamente. In questi anni sono stati implementati anche investimenti nel settore della politica dell’abitare, degli alloggi, della casa, notevoli, come i 3 miliardi e 600 milioni destinati alle giovani coppie, che sono in corso di redazione come progetti; i 5 miliardi circa spesi fra Ponte a Elsa e S. Andrea per la realizzazione di circa più di 30 alloggi; i 6 miliardi e 400 del PRU di Avane, dove sono, anche lì, finanziamenti per alloggi di edilizia economica e popolare; i 2 miliardi che abbiamo disponibili nel prossimo futuro per realizzare un piano di nuove realizzazioni o acquisto di alloggi: come sapete è stato consentito a chi era assegnatario di una casa popolare di acquistarla. Di questa vendita noi abbiamo avuto per ora un introito di circa 2 miliardi e ora li possiamo reinvestire previa realizzazione del piano degli alloggi. È questa una questione che sarà strategica per il prossimo futuro, perché intanto si colloca in un discorso più generale di politica dell’abitare; non riguarda solo le case popolari intese alla vecchia maniera. Noi dobbiamo rivoluzionare, io credo, il concetto della casa popolare intesa alla vecchia maniera e riuscire a dare una risposta ai problemi dell’alloggio che sia più flessibile, più elastica rispetto al passato. Questo significa, per esempio, il bisogno, per alcuni soggetti, non tanto di avere la casa popolare, ma di avere una accessibilità a dei fitti che sono possibili; perché vi è una fascia che paradossalmente è scoperta e che è la fascia di quelli che non sono così “poveri” da avere diritto alla casa popolare e non sono così “ricchi” da poter accedere ad un mercato dell’acquisto e dell’affitto della casa. Noi dobbiamo poter incominciare a dare risposta anche a quella fascia, cosa che già facciamo con il fondo affitti, ma che se lasciamo troppo tempo solo con questo fondo, corre il rischio di diventare una politica statica, e trasformarsi negli anni in una politica assistenziale…… (registrazione disturbata). Significa, per esempio, dare risposta ad un mondo, quello dell’immigrazione, che ha caratteristiche diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati; in parte lo stiamo già facendo, e in parte bisogna fare alcune innovazioni. Significa considerare la politica dell’alloggio e dell’abitare non solo come quella che riguarda le case popolari, ma come quella che guarda a tutta la residenza, e qui c’è tutto un mondo di realtà diverse che va, per esempio dalle nostre residenze, dalle residenze sanitarie assistenziali ad altro tipo di residenze. Vi sarà sempre di più il bisogno di investire in residenze protette. Ci sarà tutta una cerchia di politica per l’abitare che esula e che però ha problematiche di gestione molto simili a quella dell’alloggio tipico e classico della casa popolare.
Sarà una stagione interessante perché la nuova legge regionale, sull’onda di quella nazionale, praticamente dismetterà il patrimonio che attualmente è in mano alle Ater, e lo passerà direttamente ai Comuni. Dismetterà il patrimonio dalla Regione e lo passerà ai Comuni, e i Comuni lo dovranno gestire in maniera associata attraverso loro strutture, che sono indicate in quelle previste dalla L. 142, ma che poi in realtà sono indicate in Società per Azioni che abbiano questa capacità anche di essere flessibili e con il capitale giusto per andare a tutta la gestione del patrimonio immobiliare. Voi capite che è una partita grossa, una partita che noi stiamo giocando anche politicamente, perché la definizione dei bacini comporta avere dei numeri alle spalle tali da consentire che economicamente la cosa sia possibile; ovviamente non è che ogni Comune possa fare una Spa: ci vuole un numero di alloggi tale da consentire che economicamente sia vantaggioso.
Questo patrimonio potrà modificare profondamente quella che è l’attuale articolazione, che lascia molto a desiderare, perché centralizzata dal punto di vista regionale, perché devi passare da commissioni che non finiscono mai il loro lavoro (l’assessore che è nelle commissioni provinciali della casa sa meglio di me quanto siano… che per spostare una famiglia che ha una persona invalida, ci vogliono mesi per poter fare un minimo di mobilità), ecc. ecc., e anche che è molto gestita a livello centrale. Quindi poter mettere questo patrimonio in mano ai Comuni e farlo gestire da loro è oggettivamente un’innovazione profonda che noi dovremo tenere di conto e sulla quale cominciare ad organizzarci fin da adesso.
I Comuni, io credo che, su tutte le politiche del sociale, abbiano bisogno di riappropriarsi in maniera diretta del sociale, perché oggi progettare il sociale significa predisporre un progetto globale, innovativo. Di fronte a questa nuova fase, in cui non è più sufficiente la classica integrazione socio-sanitaria, ma occorre un tutt’uno di questa con formazione, lavoro, politiche dell’abitare, ecc., noi dovremo, per il futuro, andare a implementare una specie di patto – sul modello di quelli che si fanno anche in economia – territoriale del sociale, che sia basato sulla concertazione con tutti i soggetti pubblici e privati, del privato sociale, con un atteggiamento che è preciso ed è quello previsto dalla legge 72 del ’97. Quindi un atteggiamento aperto nei confronti di questi soggetti e la gestione non a livello comunale, ma sovracomunale, di quella che è definita come la zona socio-sanitaria dalla legge 72 stessa, e che abbiamo già avviato, in questa fase di prima applicazione della legge, per andare verso una costruzione, nei prossimi anni, di una coalizione territoriale per il sociale. Una coalizione che abbia programmazione e controllo a livello del Circondario – ecco qui uno dei grandi punti, che saranno i primi ad essere oggetto dell’azione del Circondario – e che però veda la gestione in mano a strumenti diversi, più adeguati di quelli che sono stati gli strumenti dei singoli Comuni che gestivano il sociale direttamente, e che sono francamente obsoleti, ma anche più adeguati a quello che può fare un’azienda Usl sempre più orientata verso i temi della sanità. Più adeguati dunque, e che gestiscano tutte le cose che hanno competenze con il sociale, a cominciare dalle residenze sociali assistite, per arrivare, io credo, alle cose che hanno l’alta integrazione sanitaria. Cioè ribaltare un po’ quello che succede adesso, dove l’Usl gestisce il sociale per i Comuni, e arrivare, come sistema dei Comuni, a riappropriarsi non solo del sociale ma anche di quella che è l’alta integrazione socio-sanitaria ovviamente negli ambiti consentiti dalla legislazione e in un lavoro di fruttuosa collaborazione con l’Usl stessa.

Le politiche per i giovani. Noi abbiamo implementato in quest’anno tutte le attività per i giovani che praticamente erano assenti in maniera diretta nell’attività del nostro Comune. Abbiamo, credo, anche cominciato a creare un sistema di opportunità, cioè a dare l’opportunità di entrare nel sistema a dei soggetti protagonisti giovani che erano fuori da questo sistema, con alcune azioni come quelle del progetto di socializzazione e creatività giovanile, come quelle del progetto “Integra”, come lo strumento del job-center, che ha questa sua vocazione cioè di consentire sempre di più, a chi è fuori dal sistema del lavoro, di avere le informazioni necessarie per entrarci e di essere anche una opportunità per entrarci.

Abbiamo implementato anche politiche per l’extra-scuola con investimenti che sono sull’ordine di mezzo miliardo l’anno, per attività delle scuole, con la modifica che abbiamo introdotto in parte della gestione del Trovamici con l’associazione “Il ponte”. Io credo che anche qui, su quelli che sono i servizi che riguardano tutte le attività che noi offriamo al mondo della scuola e che ovviamente non sono quelle di tipo educativo, ma sono, per esempio, mensa, trasporto scolastico, assistenza durante i pasti, pulizia, ecc. , possano essere svolte – il nostro obiettivo può essere questo – facendo di quella che è la conclusione del progetto “Integra” (cioè che queste 25 persone che in parte avevano partecipato ai lavori socialmente utili e che poi hanno seguito tutta l’attività formativa del progetto stesso fino alle nozioni per mettere su una loro impresa, possano essere integrate con questa impresa e possano essere anch’esse gestite con un sistema che sia più flessibile, diverso da quello attuale), la costruzione di una nuova struttura per la gestione di questi servizi.

Sulla formazione noi siamo andati ad un rafforzamento di quelle che sono state le nostre politiche per l’infanzia, che non sto qui ad elencare. Abbiamo costruito un asilo nido in più, con la completa eliminazione delle liste di attesa per gli asili nido, anche rafforzando quello che era l’attuale servizio svolto negli asili nido presenti prima.

Abbiamo ampliato il numero delle scuole materne.

Siamo andati alla costruzione di un nuovo sistema formativo nella nostra area, ragionando nei termini con cui ragionavo all’inizio, che principalmente parte dalla necessità di vedere la formazione come la risorsa principale dello sviluppo della nostra area nel prossimo futuro, e quindi su questo di impegnare delle scelte che consentano di avere, nella nostra area, un’offerta formativa che sia la più completa possibile.
Abbiamo disegnato questo in quattro poli scolastici: tre nel nostro Circondario (Empoli, Castelfiorentino e Fucecchio), 1 a San Miniato, fuori dal Circondario; abbiamo creato su Empoli un polo tecnologico mettendo insieme Geometri e Istituto Tecnico Industriale, quindi andando ad individuare una prospettiva di profondo collegamento con tutte quelle che sono le nozioni che oggi un geometra moderno, un tecnico moderno deve avere riguardo agli impianti, all’utilizzo delle tecnologie informatiche, ecc..
Abbiamo aperto due nuovi indirizzi immediatamente su Empoli: un indirizzo artistico e un indirizzo informatico presso l’Istituto Tecnico Industriale, che già da quest’anno consentono – non so la cifra esatta – di costituire forse due classi al Liceo Artistico e 2 o 3 classi all’Iti, offrendo comunque l’opportunità ad un certo numero di ragazzi, che fino ad oggi dovevano prendere la via di Firenze, di Massa, laddove sono localizzate queste strutture, di avere un’offerta formativa sul proprio territorio e quindi di implementare tutte le possibilità che questo territorio offre per andare a definire un sistema formativo completo. A questo si affiancheranno, nei prossimi anni, un nuovo indirizzo del Professionale sui servizi sociali a Empoli, un nuovo Istituto Professionale Alberghiero a Castelfiorentino; un nuovo Istituto Professionale per l’industria e l’artigianato a Fucecchio. Quindi anche qui completando un’offerta che a questo punto, sulla scuola secondaria, comincia ad essere completa su tutta la nostra area.
Queste io credo che siano delle scelte fondamentali se noi vogliamo non solo dire, ma fare in modo che lo sviluppo del nostro territorio non sia solo più basato unicamente sull’abilità e la volontà imprenditoriale di piccoli imprenditori, ma sia basato sulla necessità che questi imprenditori hanno di un valore aggiunto che serva per rinnovare le loro imprese, i loro prodotti, i loro processi, le loro possibilità di vendere i prodotti stessi e di essere presenti nel mondo; tutto questo si deve completare con altre politiche formative, che entrano nella formazione professionale, nelle università, anch’esse in questi anni introdotte nel nostro territorio attraverso la costituzione dell’agenzia formativa, con l’apertura di tre diplomi di laurea breve che rappresentano il primo spostamento dell’università a Empoli, ma che non possono essere l’ultimo obiettivo da raggiungere e che occorre ulteriormente implementare.
Se noi non riusciamo a tenere legato questo circuito virtuoso della formazione e ad implementarlo nel futuro, io credo che la nostra area perderà uno dei motivi principali del suo sviluppo nei prossimi anni. Noi dobbiamo metterci in condizione di formare i nostri giovani sul territorio, e questo sistema di formazione bisogna che sia in condizione non solo di essere un sistema chiuso (?) alla scuola, ma aperto alle imprese nella misura in cui queste hanno bisogno, come possono avere bisogno, di un laboratorio presso l’Università, di un ricercatore dell’Università che gli fornisce dei servizi, ecc. …. Questo è il valore aggiunto che serve a una città non per essere grande, ma per essere importante.

Le politiche dell’economia dello sviluppo. Noi abbiamo fatto questa esperienza di nascita del distretto industriale, abbiamo costituito un tavolo permanente di concertazione con tutte le forze sociali; questo tavolo ha proposto, ha prodotto dei progetti, dei programmi che sono passati anche da questo Consiglio Comunale: ha prodotto per il ’98, concretamente (1 miliardo e 800 milioni, 1miliardo e 300 milioni di provenienza della Regione, mezzo miliardo di provenienza della Camera di Commercio), per il finanziamento di iniziative e investimenti che le imprese hanno fatto o possono fare per innovazioni e per implementazione di mano d’opera. È stato stabilito un criterio trasparente – io credo unico in Toscana – attraverso un bando; e guardate che queste azioni non è che sempre vengano fatte con questo criterio di trasparenza, anzi spesso si corre il rischio che anche laddove ci sono molti soldi messi a disposizione della comunità, i progetti siano presentanti da soggetti che in qualche maniera hanno un rapporto privilegiato con la conoscenza di queste cose. Noi abbiamo fatto un bando pubblico, al quale hanno risposto molte aziende del nostro territorio di tutti i settori (industria, commercio, artigianato e servizi) e che ovviamente ha potuto contare su questo finanziamento. Ma siccome è stata un’azione riuscita e presa ad esempio di tutto il territorio regionale, è stata rifinanziata anche quest’anno, per 1 miliardo – mi sembra – da parte della Regione e 250 milioni da parte della Camera di Commercio. Quindi, nei due anni ’98-’99 le nostre aziende, laddove incrementino la manodopera, possono contare, per fare i loro investimenti, di questo contributo totale di più di 3 miliardi, che ovviamente non sposta il mondo ma che intanto è un modo giusto per stimolare gli investimenti, e che è uscito da una politica di concertazione fra tutte le parti, nella quale gli enti locali hanno svolto senz’altro un ruolo guida.
La nuova zona industriale del Terrafino, come occasione fondamentale di sviluppo. La grande distribuzione, che è alla fine come percorso, con l’accordo fatto – anche qui non da soli, ma tenendo di conto di tutto quello che è il ventaglio dei soggetti che da questa operazione hanno da guadagnare o da rimettere – con i commercianti e l’accordo di programma con la Coop. La definizione della variante urbanistica che serve per la grande distribuzione sul polo Est.

Io credo che anche in questo settore, dovremo andare a seguire un modello, una volta costruito lo scheletro. In questi anni lo abbiamo costruito, perché finalmente abbiamo un soggetto dove ci sono enti locali, rappresentanze delle imprese e rappresentanti dei lavoratori (se vi ricordate ne avevamo parlato già nel lontano ’92, quando facevo l’assessore all’attività produttive), che sia in grado di fare da motore per far funzionare meglio questo meccanismo (che c’era già a quell’epoca: si chiamava “sviluppo 2000”, ora forse questo nome è diventato vecchio), che deve essere, può essere un soggetto di proprietà dei Comuni e dei soggetti privati, con il quale si gestiscono azioni per lo sviluppo in tutto il campo economico, ivi compreso, e forse prima di tutto, quello turistico, che deve essere un altro grande motivo di aggregazione dei Comuni sulle politiche del turismo di tutta l’area; dove si gestisca il sistema della formazione professionale, che attualmente è gestito dal Consorzio: si può ricondurre, in questo ambito più aperto, al mondo delle imprese e al privato; dove si gestiscano i nuovi servizi per l’impiego: noi avremo, come altra conquista fondamentale di quest’anno, la ristrutturazione di tutti quelli che sono i servizi per il lavoro e gli Uffici di collocamento, che prevede siano fatti centri per l’impiego, ovvero dei luoghi nei quali si incontra la domanda e l’offerta, e dove si implementano le cosiddette “politiche attive del lavoro” (cioè questa domanda e questa offerta si forma, si orienta, si adegua alle esigenze del territorio). È prevista la nascita di un centro per l’impiego in ogni provincia; nella nostra provincia un centro per l’impiego avrà sede anche nel Circondario, siamo ora a discutere politicamente alcuni aspetti che riguardano la programmazione e il controllo del centro stesso, che noi vorremmo ricondurre al Circondario e che rispetto alla legge è una cosa da verificare. Però saranno anch’essi nuovi servizi che agiscono per le politiche attive del lavoro, che devono essere gestiti in forte sinergia con il sistema formativo dell’istruzione superiore e con il sistema della formazione professionale, perché le due cose sono un tutt’uno: l’offerta di posti di lavoro alcune volte c’è ma non c’è la capacità professionale per accedere a questi posti di lavoro; la creazione di nuovi posti di lavoro è possibile ma non c’è una sufficiente azione per implementarla. Quindi sono cose strettamente legate: territorio – formazione professionale – politiche per il lavoro.

Così come possono essere legate a tutta la gestione dei corsi di laurea breve, perché anch’essi, ovviamente, hanno un’attinenza molto marcata con il mondo della formazione professionale e con quello dei servizi per l’impiego. Ecco dunque un’agenzia che possa gestire questo insieme di cose e lo possa fare con quel dinamismo e con quella flessibilità, capacità… noi bisogna cominciare a mettere in piedi cose che siano adeguate rispetto al percorso che stiamo facendo e migliorarsi ulteriormente. Non abbiamo più da conquistare certe cose, perché queste cose si sono conquistate, ora bisogna mettere loro le gambe per farle camminare nella maniera più efficace.

Le politiche per la mobilità. Ne parleremo, ma anch’esse dovranno rapportarsi – io credo – con la ridefinizione del trasporto pubblico locale, la nuova legge, la gestione di questi servizi, con il criterio nuovo della gara e quindi con la necessità di fare delle gare fatte bene (non come quelle che ha fatto la Regione, che hanno sconvolto tutta la Toscana, per il 5% di trasporto pubblico locale). Comunque ritengo che siamo pronti, perché avere fatto questo studio allargato a tutti gli undici Comuni dell’area ci consente di partire da dei dati certi e di sapere che cosa vogliamo per il futuro, come integrazione fra trasporto pubblico locale di ordine provinciale – quindi tutte le linee che provengono dagli altri Comuni – e trasporto pubblico locale che riguarda la nostra città, e quindi il nostro trasporto urbano.

La crescita della città. Tutte queste cose sono state supportate da decisioni e realizzazioni importanti in strutture, in nuovi servizi sovracomunali, e in forti investimenti del Comune. In nuove strutture: 180 miliardi, più 1 miliardo e 300 per la progettazione della 429; i 20 più 20 miliardi per la messa in sicurezza dell’Elsa; i 21 miliardi della parte in corso di realizzazione dell’Ospedale, che consentirà di trasferire tutto l’Ospedale vecchio presso quello nuovo; il finanziamento di 66 miliardi che, aggiunti ai 13 miliardi che dovranno venire dalla Usl per le alienazioni, consentiranno di completare il nuovo Ospedale; gli investimenti della Regione e dell’Ater per circa 15 miliardi nella politica degli alloggi; gli investimenti della Provincia su tutta l’area, specialmente per la viabilità; il progetto degli svincoli e la possibilità di finanziare in special modo, in tempi veloci, lo svincolo ovest di Santa Maria. Sono strutture di entità tale da far essere Empoli quello che noi vogliamo, e cioè un punto di riferimento per un territorio più vasto e che sono concretamente fattibili.

Sono stati però implementati anche servizi nuovi, già definiti, come il Tribunale, il Centro per l’impiego di cui parlavo prima. Una riorganizzazione dell’Enel, che ho visto criticare da An sui giornali, l’altro giorno, e credo che stiate facendo un errore perché è una riorganizzazione che passa la nostra città, per l’Enel, da una organizzazione nella quale praticamente non aveva un budget (mi pare si chiamasse “organizzazione per area”) ad una organizzazione (che credo si chiami “per agenzia”) in cui la nostra area ha un budget definito e su quello ha le sue possibilità di decisione degli investimenti da fare, ha un suo portafoglio, ha una sua autonomia molto più marcata rispetto al passato, quando era sotto Firenze (questo non cambia nulla per l’utente); ora, con questa nuova organizzazione, che è insieme a Prato e a Pistoia, è oggettivamente diverso. Tra l’altro questa cosa sta consentendo di rifar lavorare in zona una ventina di persone che con la vecchia organizzazione erano state trasferite a lavorare fuori dalla nostra zona, e quindi, io credo, con un miglioramento anche da questo punto di vista, mentre negli ultimi anni vi era stato un allontanamento. Io credo che l’Enel dovrebbe informare meglio la città su questa nuova organizzazione, e gli ho chiesto di farlo abbastanza velocemente.
La sede dell’Inps, che oggettivamente ora si può permettere di essere organizzata anche in maniera diversa. L’agenzia formativa. L’Università. L’ufficio delle entrate, già definito nei piani ministeriali. La caserma dei Vigili del fuoco, che a maggio-giugno dovrebbe aprire i battenti.

Insieme a tutto questo e in questo bilancio – i consiglieri lo potranno vedere bene nel dettaglio – il Comune si è messo in condizione, in questi anni, di effettuare – e qui ritorno all’inizio, perché uno dei modi in cui si poteva aver concesso la possibilità di quelle 3/400.000 lire di cui parlavo all’inizio era quello di non fare investimenti – o avere in corso di appalto quasi 50 miliardi di spese di investimento. Circa 30 miliardi sono le opere che hanno già la loro copertura di bilancio e che sono in fase di progettazione, già munite di finanziamento; ovviamente molte di queste sono quelle nella colonna “1999”, sottoposte all’attenzione del bilancio, sulla quale non entro perché mi sono già dilungato troppo, e che comunque i consiglieri potranno vedere.

Credo che quindi, rispetto a questo consuntivo e rispetto ad alcune indicazioni importanti che mi sembra di aver sottoposto anche all’attenzione del Consiglio, si possa andare tranquillamente a chiudere questo mandato, con questo consuntivo e con questa eredità da lasciare all’Amministrazione che verrà. Credo che si possa essere soddisfatti della costruzione di una città che è sempre di più come l’avevamo pensata all’inizio del mandato e nei nostri programmi elettorali (non è più solo un desiderio, ma è sempre di più una realtà), e che si possa essere sufficientemente sereni per il nostro futuro, per non avere tanto da pensare a realizzazioni di grandi strutture o di cose nuove, ma poterci dedicare con assoluta serenità – e quindi coinvolgendo tutti – alla gestione e alla qualità, che secondo me dovranno essere due delle cose principali sulle quali mettere l’impegno futuro da parte di chi avrà da amministrare questa città e da parte di questo Consiglio Comunale.

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