Cittadinanza onoraria a Gino Strada

Il 28 novembre 2001 il Consiglio Comunale di Empoli votò all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria a Gino Strada. Il 16 gennaio 2002 si svolse al cinema La Perla la cerimonia per la consegna alla presenza di Gino insieme a centinaia di persone. L’ evento fu seguito da Radio Radicale e potrete riascoltarlo a questo link https://www.radioradicale.it/scheda/142209 . A seguire il mio intervento.

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Buonasera a tutti.

Vi ringrazio tutti per la presenza. Ringrazio in modo particolare Gino Strada di essere qui tra noi.

Mercoledì 28 Novembre 2001 il Consiglio Comunale, all’unanimità, ha conferito la cittadinanza onoraria di Empoli a Gino Strada.

Oggi siamo a consegnarla pubblicamente e a rendere partecipe di questo tutta la città. Un gesto che parla da se. Un gesto forte, rafforzato da due cose.

La prima è che il 30 novembre abbiamo conferito a Gino Strada, consegnandolo a Teresa Sarti, Presidente di Emergency, il Sant’Andrea d’oro, il riconoscimento che tutti gli anni diamo agli empolesi che si sono particolarmente contraddistinti.

La seconda è che Empoli non aveva mai concesso cittadinanze onorarie. Questa è la prima.

Dico questo perché sia chiaro a tutti, anche ai nostri ospiti che stasera sono qui per ascoltare o solo per conoscere direttamente Gino Strada, il valore che Empoli dà a questa persona e a quello che rappresenta.

Gino è ritenuto dalla città di Empoli, un italiano eccezionale dei nostri tempi, una persona di valore della nostra epoca, uno dei punti di riferimento in grado di entrare nelle nostre coscienze e nella vita delle persone.

Cinema la Perla cittadinanza per Gino Strada

“Entrare nella vita delle persone”. Pochi giorni fa è mancato un caro amico, un compagno di tutti noi, un lavoratore della nostra biblioteca. I suoi colleghi, anche di fronte alle persone, agli utenti della biblioteca che chiedevano come poter manifestare la propria solidarietà, hanno chiesto alla famiglia cosa gradissero fosse fatto. La famiglia non ha esitato un attimo e ha detto: – Mario era tanto legato e apprezzava l’opera di Gino Strada, aprite una sottoscrizione per Emergency-.

Qualche giorno fa ho scritto a Gino questa cosa dicendo appunto che oramai quello che sta facendo è un qualcosa “di più”, un qualcosa che è entrato già nella vita delle persone, nel passaggio quotidiano vero, anche quello dei momenti peggiori, di molti italiani e che perciò è diventata oramai per lui e per Emergency una cosa da sentire ancora di più come una grande responsabilità.

Empoli vuole far parte di queste responsabilità e vuole cercare di essere a fianco di Gino Strada e della sua organizzazione nel portare avanti e sostenere questa responsabilità. Fargli sentire tutta la solidarietà e la condivisione che una città come la nostra può portare.

Noi ci siamo. Ci siamo con tutti i nostri limiti e le nostre debolezze, con tutti i dubbi, gli aspetti critici di questo passaggio storico. Ma ci siamo. Con onestà e sincerità, portando dietro il nostro bagaglio di relazioni che sono maturate con Gino Strada oramai da tempo, che si sono rafforzate su progetti comuni portati avanti insieme e sentendoci addosso tutta la responsabilità istituzionale ed i profondi sentimenti che ci legano.

Ci siamo anche perché percepiamo che la società ha bisogno di riferimenti in più di quelli che normalmente ognuno di noi ha. Molti di quelli antichi, di quelli classici, quelli della politica, stentano a ritrovare un percorso che coinvolga le coscienze. Occorre tenere. In essi vi è un fondamento, fatto di storia, di vite di donne e uomini, di ideali. Ognuno ha i suoi, nella sua libera scelta. Li tenga saldi, cerchi di non disperderli. E cerchi, si abbia maturità in questo, di non danneggiare un percorso comune, un insieme di valori di comunità, la comunità stessa.

Ma in un mondo come questo, in questa fase storica, non bastano e certamente non bastano per tutte le persone. Occorrono anche riferimenti “altri” che riescano ad essere più efficaci per le persone, in particolare per i giovani. Io credo che Gino Strada e Emergency stiano diventando uno di questi riferimenti.

Vi è un atteggiamento generale di epoca. Siamo presi dalla quotidianità fatta di benessere. Spesso lo troviamo insopportabile ma certamente non ce ne distaccheremmo. Le cose su cui impegniamo le nostre risorse sono spesso obiettivi sbagliati ed egoisti.

Ma non ci basta. Non contenti pretendiamo anche di lanciare la nostra accusa al mondo perché sempre più vuoto e privo di ideali. Su questo magari ci ideologizziamo sopra fino all’inverosimile facendo diventare questo il fine, non l’analisi, in un bizantinismo ottuso, anche se molto chic.

Nel frattempo nel mondo vi sono ancora violenze, sfruttamenti, guerre, morti, violazioni dei diritti, sopraffazioni dei deboli, delle donne e dei bambini.

Situazioni delle quali, appunto, c’è chi ne discute molto ma non conclude niente di concreto, oppure chi addirittura ritiene inutile e dannoso perdere tempo ad affrontarli, a dedicarci attenzione, ad ammetterli come fattore determinante, come cosa importante.

Vi sono altri che di queste situazioni invece si occupano. Fra di essi vi sono quelli che si rimboccano le maniche e fanno quello che c’è da fare, prendono e partono per una parte del mondo dove c’è qualcuno che ha bisogno perché in pericolo di vita, in condizione di miseria atroce, di precarietà sanitaria.

Gino Strada è uno di questi pochi. Gino Strada è una persona di valore.

Noi consideriamo profondamente importante la sua opera, per come rappresenta meglio di tanti altri il nostro paese nel mondo. E rappresenta meglio di tanti altri il tentativo di dare delle risposte. Una rappresentazione più chiara, più netta. Un punto di chiarezza in un mare di complessità, di dubbi che investono le persone, che confondono le coscienze. Un punto di chiarezza che occupa lo spazio lasciato libero dall’assenza di progetti veramente chiari per migliorare il mondo.

Noi siamo straordinariamente contenti dell’amicizia di Gino con Empoli, nata nell’anno in cui Strada vinse il premio Pozzale con il libro “Pappagalli Verdi”, un libro che la giuria, Cesare Garboli in testa (che stasera doveva essere con noi se non trattenuto da motivi di salute), volle premiare non solo per le forti valenze di impegno del contenuto ma anche e principalmente, come si conviene ad un premio letterario, perché un “bel libro” da tutti i punti di vista. Gino anche bravo scrittore, insomma.

Alcune settimane fa Gino mi diceva che per lui il Pozzale è stato il Premio più gradito perché lo sente vero, patrimonio mantenuto intatto dei lavoratori che l’hanno fondato. E io sono molto contento di questo e del rapporto che ha fatto nascere.

Da lì sono partiti contatti, iniziative, progetti comuni, l’amicizia con Empoli che oggi si ufficializza in questo modo così importante facendo diventare Gino Strada nostro concittadino.

Gino è una persona di valore. E’ un chirurgo di guerra.

E’ un uomo di qualità che avrebbe potuto vivere agiato e tranquillo al riparo della sanità pubblica, esercitare in essa con soddisfazione economica, fare il primario in qualche ospedale. Ha scelto un’altra strada: quella di intervenire per curare le persone, spesso i bambini, colpiti dalla violenza dei loro simili. Ha scelto di fare quello che c’era da fare: ha scelto di fare, di agire mettendolo nel gradino più alto della scala dei suoi valori.

Ricordo ancora una volta il suo intervento alla cerimonia di consegna del Pozzale: – “Il lavoro che noi facciamo viene definito a volte come impegno straordinario. Ma cosa c’é di straordinario nell’operare dei feriti? Cosa c’é di straordinario nell’impiantare ospedali dove non ce ne sono e dove i feriti sono tanti perché c’è la guerra. Io direi che questo, non solo non è straordinario ma è banale, perché proprio il fatto che tendiamo ormai a considerarlo straordinario mi fa pensare che noi viviamo in un mondo anormale, in un mondo in cui abbiamo, o cancellati o ribaltati, i valori.

Credo che questo suo modo di pensare e di agire, l’essenza del ragionamento e delle scelte che ne derivano, la sua concretezza per attivare una missione impossibile vivendola con normalità, sia una grande dote, presente solo nelle persone di valore.

Dissi per Sant’Andrea che è la stessa dote che possiamo ritrovare in tante donne e uomini della Resistenza di queste terre che abbiamo incontrato nelle loro testimonianze, noi generazioni successive, a raccontarci di scelte importanti, coraggiose, che mettevano a forte rischio la loro vita, con una straordinaria naturalezza e semplicità.

Anche questo accosta Empoli a Strada e al suo lavoro.

E’ lui a chiamarlo lavoro, anzi mestiere e a dire:- Questo deve restare un mestiere, anzi, deve cominciare finalmente a diventare un mestiere, una professione. Il chirurgo di guerra come il pompiere, il vigile, il fornaio. La chirurgia di guerra non è terreno d’avventura o di improvvisazione. Qui non basta la voglia, splendida e generosa, di essere utili, per essere utili davvero -. Una chiara ammissione di professionalità e serietà.

Certo questo lavoro e anche una missione. Una missione che ti porta ad andare a rischiare la vita lasciando la famiglia per mesi, anno dopo anno. Che ti impedisce di essere sempre insieme ad una figlia che cresce.

Una missione che ti impone di prendere decisioni, nel caos, che possono comportare la vita o la morte di altre persone. Che ti porta a perdere amici, collaboratori, ai quali si è legati da amicizia profonda, come è sempre profonda l’amicizia che matura nei momenti di grande difficoltà.

Una missione che è portata avanti da Gino Strada in prima persona da più di dodici anni e dal ’94 attraverso il lavoro di Emergency, associazione da lui fondata, che si occupa della cura e della riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo.

Tutti noi oramai sappiamo cosa fa Emergency.

Inaugurazione della nuova sede di Emergency Gino Strada e Teresa Sarti

In questo momento Emergency opera in Afghanistan, Kurdistan, Cambogia, Iraq, Sierra Leone. Lo fa aprendo ospedali e centri di riabilitazione e accendendo catene di solidarietà.

Lo fa con la nascita di sezioni di Emergency in tutto il Paese. Empoli non aveva, fino a un po’ di tempo fa, una sezione di Emergency. Ora ce l’ha. Ce l’ha anche perché è nata questa relazione fra la città ed Emergency. I ragazzi di Emergency di Empoli sono molto giovani. Io li ringrazio per quanto stanno facendo. Stanno mettendo un impegno crescente in un numero notevole di iniziative a Empoli e nei comuni del Circondario. Sappiano che fanno una cosa importante. Sappiano che il loro lavoro per stimolare i giovani ed i cittadini su fattori positivi, è un lavoro importante. Grazie per quello che fate, che dopo ci direte meglio, e grazie per essere sempre di più.

Strada – Emergency fanno un lavoro straordinariamente ideale, ma fanno anche un’opera ancora più straordinariamente concreta.

Anche noi, qui a Empoli, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di essere concreti. E quando l’abbiamo fatto, spesso, con Pre-occupiamoci del mondo, il nostro percorso è stato a fianco di Emergency. Abbiamo cercato di esserlo, con la conoscenza, l’approfondimento, con un gesto di solidarietà, con un patto di amicizia, con un poter fare qualcosa, in tutte le situazioni in cui nel mondo siamo in presenza di conflitti, di violazione dei diritti umani, di sottosviluppo e di miseria.

Noi dobbiamo poter pensare e dire qualcosa su quelle che sono le sorti del mondo; interrogarci su cosa possiamo concretamente fare per essere sì città partecipe al governo dei fatti che riguardano Empoli, il suo circondario, la sua regione, ma anche città attenta ed attiva verso tutto quello che succede nel resto del mondo.

Mai come adesso i fatti del mondo sono così strettamente legati alla vita quotidiana del nostro piccolo territorio. Averci a che fare, affrontarli, non è una sensibilità, è una necessità.

Dobbiamo tentare di acquisire ancora di più una mentalità, una cultura e una consapevolezza universale. Il mondo si è meravigliosamente allargato e questo ci offre capacità di analisi e di intervento che prima non esistevano. E ci offre tanti rischi sui quali dobbiamo cercare di intervenire, concretamente e facendone cultura di intervento dal basso.

Abbiamo quindi il dovere di operare, sprovincializzando il nostro campo d’azione.

Il mondo, come sempre, ha da essere rivisto e migliorato. Il lavoro di persone come Gino Strada può non essere una “goccia nell’oceano” se trova sponde, persone organizzazioni, Istituzioni che si muovono, si organizzano, si pongono obiettivi, lavorano su progetti. Bisogna capire questo scatto che è imposto dai tempi. Bisogna che la politica capisca il salto che deve compiere per ridare speranze, motivare le persone su progetti, chiarire concezioni del mondo per le quali organizzare le persone in percorsi sovranazionali.

Lo stiamo facendo in questi anni quando ci siamo occupati e ci occupiamo del Chiapas, dei Balcani, della Serbia, della Bolivia, dell’Africa. Quando siamo stati insieme a Emergency per l’orfanotrofio di Alexinas, l’ospedale in Sierra Leone, ora in Afghanistan.

Lo facciamo cercando di investire tutta la cittadinanza, le associazioni, la società. Nei nostri progetti non si giunge ad un finanziamento finale prelevandolo dalle casse del comune, ma si giunge ad un finanziamento ottenuto dalle persone, dalle sollecitazioni delle associazioni, delle scuole, dei partiti, dal lavoro organizzativo messo in campo, questo sì, anche con l’intervento determinante del Comune.

I nostri sforzi sono per inserire gli interventi in un contesto di approfondimento collettivo della conoscenza di queste situazioni, di consapevolezza sulla opportunità e efficacia dell’intervento, di trasparenza delle operazioni che mettiamo in campo.

Vi invito a firmare la petizione che avete trovato all’ingresso sulla questione israelo-palestinese, vero focolaio dei conflitti mondiali. E’ anche questo un tentativo di manifestare una forte richiesta dal basso su una questione determinante per imporre la pace.

Noi andremo avanti. Adesso abbiamo lanciato, insieme a tutti i comuni del Circondario, l’iniziativa a fianco di una zona rurale povera del Sud Africa colpita dall’AIDS insieme alla Fondazione Mandela. Andremo avanti con le altre iniziative concentrando ulteriormente la nostra azione. Andremo avanti con Emergency sostenendo la sua azione anche per la prossima iniziativa in Afghanistan della quale credo ci parlerà Gino.

Gino Strada, Teresa, Emergency spero abbiano sentito e sentano al loro fianco anche la nostra città. E spero che da oggi Gino la possa sentire ancora di più, da nostro concittadino. Spero anche che un giorno, oltre che essere cittadino di Empoli possa anche essere residente del nostro Comune.

Striscione Gino Strada dei tifosi dell’Empoli

Prendo ancora dall’intervento di Gino al premio Pozzale: “Ieri sera leggevo, per un paio d’ore, questo splendido volume sulla storia del Premio. Credo di averne letto 60, 70 pagine, prima di Morfeo mi prendesse. E c’è un riferimento a un certo punto, dove si dice, parlando delle Brigate Partigiane che uno dei motti era “Imporre la pace”.

Ho trovato questa cosa splendida. Credo che dovremmo riflettere su questo “Imporre la pace” usando, questa volta, armi diverse. Soltanto le armi dell’informazione, della cultura, dell’impegno civile, della passione. Però va imposta, la pace.”

Gino è uno che cura i drammi della guerra e che cerca di imporre la pace.

Lavoriamo per continuare a fargli sentire Empoli al suo fianco. Alle persone, specialmente ai giovani, che vogliano credere che qualcosa di meglio il mondo lo può tentare, tocca di muoversi, dirlo, impegnarsi con passione.

A noi che siamo Istituzioni e politici tocca fare quanto serve, anche concretamente, per migliorare il mondo e liberarlo dai conflitti.

E le nostre scelte, quando c’è di mezzo un conflitto, sono sempre passaggi stretti. Sono passaggi stretti sia che vadano in una direzione sia che vadano in un’altra.

Come un passaggio stretto è stato per tutti noi la posizione da tenere anche su questo ultimo conflitto. Passaggi verso i quali non esistono certezze, io perlomeno non le ho. Una cosa però è certa: è ora che questa guerra cessi E’ durata troppo a lungo ed inutilmente e assolutamente non si deve estendere in altri punti del pianeta.

“Imporre la pace” non è facile. E’ un lavoro, come diceva Gino, che si fa usando le armi dell’informazione, della cultura, dell’impegno civile, della passione. E’ il lavoro che stiamo facendo qui, adesso. Qui, oggi, in questo momento così solenne ma fortemente partecipato, credo importante nella vita della città, stiamo facendo qualcosa in più per “imporre la pace”. Sfruttiamolo tutti nell’interesse della città e della sua crescita in questa direzione.

Un’ultima cosa. Tutti noi sappiamo quanto siano giusti i riconoscimenti per Gino Strada. Ma Gino sa anche che se quello che fa è possibile lo è per la generosità, l’intelligenza, la pazienza e soprattutto l’amore di Teresa Sarti, Presidente di Emergency e moglie di Gino, che stasera doveva essere con noi ma all’ultimo minuto non ha potuto raggiungerci. Se Emergency è quello che è adesso, lo si deve moltissimo a lei. Dunque questi riconoscimenti sono anche suoi.

Grazie. Grazie a Gino Strada e grazie a tutti voi.

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