Albano se ne è andato, siamo qui tutti ad abbracciarlo, a stringerlo forte a noi.
E’ andato, in silenzio, velocemente, in punta di piedi, quasi avesse paura di darci noia, di caricarci troppo anche di questa cosa, quasi a volerci dare una mano anche questa volta, a volerci dire: – purtroppo è così, non ci si può fare nulla, ma vedrete si concluderà tutto molto presto, senza fastidio per nessuno -.
Questo era il suo atteggiamento, verso le persone, verso la famiglia, verso di me. Cercare di essere sempre positivo, non scansare i problemi ma essere sempre in mezzo per partecipare a risolverli, con le "sue idee" e con il suo impegno concreto.
Un amico, un compagno, più di un punto di riferimento.
Un uomo sempre vicino, accanto, attaccato e legato alla famiglia, a Graziella, tanti anni insieme sempre con il sentimento ed il legame dei primi tempi e sempre con la faccia che si illuminava tutte le volte che ne parlava. Ai figli, anche se adulti e sistemati, con le loro famiglie ed il loro lavoro. Cercava di stare il più possibile insieme a loro. Si arrabbiava quasi se per qualche motivo, anche non suo, non poteva farlo.
Se ne è andato, di questa morte crudele, inattesa, veloce, tremendamente prematura. La morte è sempre un dramma, un trauma irrecuperabile. Questa senz’altro lascerà in tutti noi dei traumi.
Tanto più perché è apparsa all’improvviso, in un uomo che sembrava nel pieno delle sue forze e che usava quotidianamente il suo vigore fisico, la sua carica vitale, per lavorare accanitamente a cose sempre nuove e più importanti per sé e per la città che amministrava.
In tanti sono venuti qui a manifestare il loro cordoglio, la loro solidarietà alla famiglia, al fratello: i compagni di partito, del sindacato; i rappresentanti delle associazioni democratiche; le autorità politiche, religiose, di pubblica sicurezza ed utilità; i Sindaci; i consiglieri comunali; i rappresentanti delle istituzioni della nostra provincia e della nostra regione.
Tante presenze, tanti messaggi, ma soprattutto una gran massa di persone, di cittadini, di donne e uomini che lo conoscevano, che lo stimavano, che, sono certo, hanno trovato sempre in lui una persona disponibile, aperta, pronta a capire le esigenze ed i problemi di ognuno e a cercare di risolverli con correttezza e rispetto di tutti.
Sono tutte queste presenze, questa grande solidarietà e questo calore che parlano da sole. Presenze di gente comune, ma anche presenze di uomini e donne che hanno delle responsabilità particolari e diverse le une dalle altre. Presenze commosse che si sono susseguite in queste ultime ore e che sono tanto numerose, qui, oggi e che io voglio ringraziare perché so quanto avrebbero fatto piacere ad Albano.
Onorare oggi Albano significa prima di tutto onorare il suo percorso politico, il suo impegno per gli altri e per la famiglia.
Nella metà degli anni sessanta Aramini è un giovane lavoratore metalmeccanico poco più che ventenne. Eppure è già responsabile della Commissione Interna ed inizia così la sua passione per l’impegno verso le conquiste dei lavoratori, verso la loro emancipazione. Partecipa alle lotte sindacali del sessantotto/sessantanove e nel 1970 viene eletto nella Segreteria Provinciale della FIOM. Nel ’73 viene chiamato a dirigere la Camera del Lavoro della Valdelsa e nel ’76 quella dell’Empolese dove rimane segretario fino al 1985.
Una fase importante, lunga e vissuta in tutti i suoi passaggi, dal basso, verso responsabilità sindacali sempre maggiori.
Spesso si sorvola troppo superficialmente sulle cose. Essere dirigente sindacale, essere in prima linea a difendere i diritti e le condizioni dei lavoratori, partecipare alle battaglie, alle assemblee, alle contrattazioni. Pensiamo cosa vuol dire. Fermiamo un attimo la mente.
Cosa vuol dire prendersi la responsabilità di firmare un contratto, di proclamare ed organizzare uno sciopero.
Vuol dire contatto con i lavoratori, vuol dire sensibilità per capire le loro esigenze, vuol dire sapere che strategie attuare, vuol dire anche preoccuparsi ed avere attenzione per le necessità, le possibilità ed i bisogni delle aziende. Vuol dire equilibrio, ma anche coraggio, vuol dire stare al sindacato fino a tardi la sera per riunirsi, organizzare, pensare. Vuol dire togliere ore alla vita privata.
Albano ha fatto tutto questo con estrema onestà, con grande generosità e con puntigliosa correttezza.
E quando poteva continuare questo suo percorso sindacale ad un livello superiore, un po’ più lontano dalla bagarre continua, un po’ più al riparo dal contatto costante, diretto, nel 1985, accetta il richiamo di una esigenza, di un bisogno che veniva dal suo partito, di una necessità che le sue energie non potessero essere distratte dall’area, dalla città, perché occorrevano per altre cose, per il partito, per la sua rappresentanza in consiglio comunale.
E allora, proprio nel 1985, accetta di divenire segretario comunale del PCI ed entra per la prima volta in Consiglio Comunale come capogruppo del partito. Un impegno nuovo, con meccanismi nuovi, con nuove attenzioni e nuove sensibilità, con un bisogno ancora maggiore di confronto, qualche volta di scontro, con la politica, quella diretta, quella vera di quegli anni, quella fatta in prima persona attraverso il confronto con tutti.
Ed anche qui si vede la persona, la sua formazione ed il suo carattere. Anche qui bisogna soffermarci un attimo per riflettere.
L’attaccamento alle idee più che alla condizione personale, lo spirito di sacrificio, la passione per la politica, l’apertura verso esperienze e percorsi nuovi.
Dalla roccaforte culturale sua personale fatta di lotte operaie e di vicinanza con le esperienze del comunismo, tutte vissute con profonda convinzione e dedizione, al capire il momento nuovo che si stava presentando, all’afferrare con convinzione la necessità del cambiamento, all’operare quotidiano, deciso, senza mezzi termini, per attuarlo. Sto parlando del passaggio dalla grande esperienza del partito comunista alla nuova sfida di un partito nuovo, diverso, più aperto al mondo, più aperto alle nuove esigenze delle persone e della politica.
Sono stati momenti di profonda controversia interiore per le persone che, come Albano, hanno partecipato al percorso della politica con grande amore, con passione tenace, con le affermazioni e le azioni dirette, decise. Momenti nei quali Aramini non ha avuto esitazione in questo percorso nuovo, senza ritrattare nulla dell’esperienza antica ma con l’orgoglio e la convinzione di sfruttare questa esperienza per un qualcosa che andasse avanti, che cercasse di andare oltre.
Nel 1990 lascia l’attività di partito e diviene Vicesindaco nell’Amministrazione Rossi.
Si porta con sé tutta l’esperienza del suo percorso precedente, si porta con sé la stima e la fiducia di tante persone che lo hanno incontrato in questo percorso precedente. E ne trova altra, di stima e di fiducia, da parte di cittadini che sono coinvolti dal suo operare all’interno dell’Amministrazione.
Vorrei dire che diventa membro di punta delle Istituzioni essendo già lui un’istituzione. A Empoli tutti lo conoscono. Tutti sanno che è un punto di riferimento con cui confrontarsi, discutere, affrontare le cose dell’Amministrazione, non solo quelle che lui seguiva direttamente.
Prima con il Sindaco Rossi e poi con me, Albano c’era sempre e su tutto.
Con una grande mole di cose da seguire, molte di più di quelle che si potevano vedere dall’esterno. Faceva sempre finta di lamentarsi per le tante deleghe che aveva, per le tante cose che durante la giornata gli derivavano. Incontri, riunioni, tanti problemi da risolvere prima che si presentassero, tante cose, talvolta anche piccole, ma che poi fanno la qualità dell’Amministrazione. Il grande rapporto con i cittadini che lo fermavano per una discussione, per avere una sua interpretazione su una cosa o l’altra. Per sentire se tutto stava andando bene.
Come si fa con chi ci si fida. Come si fa con chi è "popolare" nel vero senso della parola.
Per tutti c’era una risposta, sicura. Come si conviene ad una amministratore che non segue solo le sue deleghe, ma sta addosso a tutta l’attività dell’Amministrazione, come si conviene ad un uomo che è arrivato ad amministrare maturando con l’esperienza, lunga e completa, le sue convinzioni.
In questo "esserci sempre", in questo porsi a confronto, in questo avere rispetto per le idee degli altri e per il ruolo di ognuno, in questo essere in grado, dunque, di portare nelle discussioni e nelle scelte non solo se stesso ma le aspettative di una fetta di persone, sta il suo modo di amministrare di questi ultimi anni.
Essere sulle cose, portare le sue idee nella fase della decisione, ma andare subito a confrontarle verso l’esterno, verso chi è direttamente coinvolto da queste decisioni, i cittadini, le associazioni sportive, i commercianti, il personale.
In modo trasparente. Albano era un uomo trasparente, era un uomo del quale ci si poteva fidare anche perché era un uomo trasparente. Quando impostavi un ragionamento, quando stabilivi un percorso, se lui non era d’accordo si vedeva subito: non sapeva nasconderlo, non poteva nasconderlo. E te lo diceva. Ti diceva la sua, si discuteva e qualunque fosse la decisione dal momento successivo dava il suo contributo per attuarla lealmente e concretamente.
Era un uomo leale che non aveva terze vie da tenere nascoste e sempre, anche se con l’orgoglio delle sue idee e la convinzione di quello che diceva, era un uomo rispettoso del ruolo di ognuno.
Lui era un po’ l’anello di congiunzione forte tra l’Amministrazione Rossi e la mia, poteva cercare di forzare su questo, di forzare il suo ruolo. Non l’ha mai fatto, forse anche per la stima che credo ci legasse, ma principalmente per il suo profondo rispetto dei ruoli.
Cercava di essere sempre concreto ed essenziale, senza mai bruciare, però, le tappe della democrazia, della discussione, del confronto. Magari si buttava con più accanimento nel confronto,
ma i passaggi dovevano esserci tutti ed in tutti questi passaggi mostrava la sua sensibilità a capire quello che veniva di arricchimento, a ritarare le cose a seguito di questo arricchimento.
Un uomo fermo nelle scelte, nelle decisioni, ma anche fortemente disposto a modificare le proprie convinzioni non appena capiva che l’interlocutore, indipendentemente dall’appartenenza politica, aveva ragione. Forse anche per questo era stimato anche dalle altre forze politiche.
Questi tratti del suo modo di essere amministratore di questa città, queste riflessioni che dobbiamo cercare di fare in questo momento, ci consegnano, credo, il tratto di un amministratore che per tutte queste cose è stato, per il sindaco Rossi prima e per me poi, non solo il Vice Sindaco di questa città ma qualcosa di più, quasi, come dire, un altro Sindaco.
Questo credo sia, pensando con lucidità al suo operare ultimo, quello che Albano è stato e si è meritato di essere.
Questo aumenta il dolore di tutti noi, ora che ci ha lasciati. Per me un ultimo flash, un ultimo caro ricordo che mi viene nel pensare in queste notti a questo uomo, grande di stazza e dal fisico deciso ma che a me ha dato tante volte l’immagine della serenità e spesso quello della dolcezza.
La sua ultima sfida: far fare bella figura, in tempi veloci, alla sua città, alla sua Amministrazione, dare modo a suoi cittadini di vedere la serie A nel nostro stadio. Quanta passione in questa cosa. E quanta decisione. Quanta certezza comune di stare facendo la cosa giusta. Quanta determinazione nel dire all’esterno e all’interno dell’Amministrazione quello che occorreva fare.
Quanta tristezza, la scorsa domenica, quella bellissima domenica, per non poterlo vedere allo stadio. Questo la sorte poteva concederglielo.
Ma quanta gente mi disse domenica quello che dico ora.
E allora, in fondo, questo passaggio, che è stato l’ultimo della sua vita pubblica, ci lascia ancora più marcata l’immagine sincera della sua popolarità che è saltata fuori da chi, come me, era allo stadio e pensava ad Albano che non poteva esserci. Un’immagine triste ma bella che rimane ancora di più nel ricordo di tante persone di questo caro amico e compagno.
Ho voluto onorare la sua memoria e voglio rinnovare alla moglie, ai figli, alle loro famiglie, al fratello la nostra solidarietà ed il nostro profondo affetto.
Certamente ciò non basta a dire tutto quanto di buono Albano abbia lasciato alla nostra comunità e ai suoi cari.
Senz’altro tutti noi sentiamo di dovere molto ad Albano Aramini, sentiamo di dovergli molto per la lezione che ci ha lasciato e per la piccola certezza in più che abbiamo di potere continuare a mietere la speranza che attraverso il contributo di ognuno, se esso è onesto, trasparente, leale e convinto come quello di Albano, è possibile migliorare la propria esistenza e quella degli altri per mezzo della politica e di quanto di buono essa rappresenti se è sana come lo è stata quella in cui ha sempre creduto il caro Aramini.
Ciao Albano